Bolle vecchie e nuove, bolle ovunque

di Federico Giovanni Rega Nella storia dell’economia, il primo caso registrato è la speculazione sui bulbi di tulipano nell' Olanda  del XVII secolo. Le varietà più rare di tulipano divennero uno status symbol per le classi più agiate e videro crescere le proprie quotazioni a livelli estremamente elevati, fino a 10 volte il reddito annuale di un artigiano specializzato, prima del crollo del prezzo a circa un decimo del valore massimo. E oggi? Brasile, Colombia, USA. Mercato immobiliare, mercati obbligazionari, petrolio, oro, Internet, social, auto. Bolle, bolle vecchie e nuove, bolle ovunque. Ma, come spesso amo introdurre, partiamo dal principio. Cos'è una bolla? Mi piace dare, o meglio, provare a dare definizioni alle cose. Stavolta voglio affidarmi alle (quasi) certezze: il dizionario e due premi Nobel, Robert J. Shiller (nel 2000 scrisse Esuberanza Irrazionale, spiegando, tra l'altro, come si formano le bolle speculative e avanzando ipotesi e previsioni su eventi futuri - la crisi causata dai mutui subprime - dimostratesi esatte, purtroppo) e Eugene Fama. Il dizionario definisce «bolla», in senso figurato, «qualcosa di fragile, inconsistente, vuoto o senza valore; un’esibizione ingannevole. Dal XVII secolo il termine è spesso applicato a schemi commerciali e finanziari illusori». Il problema è che termini come «esibizione» e «schemi» lasciano intendere una creazione deliberata, più che un fenomeno sociale ampio che avviene senza la regia di nessuno. Forse è la parola «bolla» che è usata con troppa leggerezza. È quello che pensa Eugene Fama. Secondo Fama, principale sostenitore della «teoria del mercato efficiente», le bolle non esistono. In un’intervista rilasciata nel 2010 a John Cassidy del New Yorker diceva: «Non so nemmeno cosa vuol dire una bolla. Sono parole diventate di moda, ma che secondo me non hanno senso». Nella seconda edizione del libro Irrational Exuberance, si legge che, secondo Shiller, una bolla è «una situazione in cui la notizia di un incremento di prezzo stimola l’entusiasmo degli investitori, che si diffonde per contagio psicologico di persona in persona, ingigantendo storie capaci di giustificare l’incremento di prezzo». Tutto questo attira «un ventaglio sempre più ampio di investitori che pur nutrendo dubbi sul valore reale dell’investimento ci si lanciano ugualmente, in parte per invidia del successo di altri e in parte per il brivido dell’azzardo». "Il contagio psicologico - continua Shiller - favorisce un atteggiamento mentale che giustifica gli incrementi di prezzo, tanto che partecipare alla bolla può quasi essere definito un atto razionale. Ma non è razionale". L'autore paragona le bolle speculative alle epidemie: "il caso dell’influenza ci insegna che può apparire all’ improvviso una nuova epidemia proprio mentre un’epidemia precedente sta regredendo. Lo stesso succede con le bolle speculative: se emerge una nuova storia sull’economia e se questa nuova storia ha una forza narrativa sufficiente a scatenare un nuovo contagio nella mentalità degli investitori, allora entra in scena una nuova bolla speculativa. È quello che successe con il boom del mercato negli Stati Uniti degli anni Venti, che toccò l’apice nel 1929. Concepire le bolle come un periodo di crescita spettacolare dei prezzi seguito da un repentino punto di svolta e poi da uno schianto definitivo e di vaste proporzioni significa distorcere questi precedenti storici: in realtà, dopo il “martedì nero”, ci fu un grosso boom dei prezzi reali delle azioni negli Stati Uniti che nel 1930 li riportò in parte indietro ai livelli del 1929; seguì un secondo crac, un altro boom dal 1932 al 1937 e poi un terzo crac"
Le bolle speculative non terminano come un racconto, un romanzo o un’opera teatrale. Non c’è uno scioglimento finale che riconduce tutti i fili di una narrazione verso una conclusione a effetto. Nel mondo reale, non sappiamo mai quando una storia è finita.
Andrea Beltratti, Università Bocconi, ci offre un'ottima ma sintetica analisi del volume di Shiller e introduce così, con un quesito chiave: fra i fenomeni che appaiono incomprensibili alla scienza economica, uno ha catturato in particolare l’attenzione degli economisti finanziari: perché il mercato azionario negli Stati Uniti ha offerto un rendimento medio annuo così elevato (pari a circa l’8% in termini reali) per gran parte del ventesimo secolo? "Il volume di Shiller è - sostiene il prof. Beltratti -  una sintesi non-econometrica dei vari risultati econometrici delle analisi di Shiller e vari coautori nel giro degli ultimi venti anni, arricchita da spunti tratti dalla psicologia e dalla sociologia. Tali spunti possono non costituire una teoria per gli economisti, ma suggeriscono certamente che forse sarebbe il caso di estendere il modello utilizzato per la descrizione del comportamento umano per tenere conto di fattori che rappresentano solida evidenza scientifica in altre discipline. Il volume comprende cinque parti principali: i fattori strutturali, i fattori culturali, i fattori psicologici, le possibili interpretazioni dell’euforia, le proposte di interventi. In estrema sintesi, la tesi metodologica di Shiller è che l’andamento delle quotazioni azionarie non possa essere compreso se non in minima parte dai modelli standard degli economisti, e che sia necessario utilizzare concetti provenienti da altre discipline scientifiche. La tesi interpretativa è che il mercato azionario negli Stati Uniti sia all’inizio del 2000 ad un livello “troppo” elevato, non giustificabile dalle variabili fondamentali". bolle specu Tutti, o quasi, avranno letto almeno una volta dello scoppio dei famosi mutui subprime, la bolla immobiliare più grande di tutti i tempi (Shiller). Si potrebbe dire che ora viviamo in un mondo del dopobolla? Ahimè, ahinoi, no. Le bolle americane ( e non solo, vedi Brasile e Colombia) cominciano a essere - sette anni dopo l'esplosione di quella sui mutui immobiliari subprime che ci trascinò nella Grande recessione mondiale - davvero troppe. C'è quella dei prestiti a creditori spesso poco affidabili sulle automobili (905 miliardi di dollari di debito complessivo): a raccontare la «bubble cars» è l’edizione online del quotidiano The New York Times che ha ricostruito numerosi casi di americani squattrinati se non addirittura già falliti a cui società finanziarie di primo piano hanno messo a disposizione decine di migliaia di dollari per comperare macchine di lusso. Negli States non è poi così difficile avere credito. C'è la bolla dei prestiti d' onore agli studenti universitari (1.100 miliardi di dollari con tassi di mancata restituzione che viaggiano all'11%), quella sui titoli biotech e quella sui social network. Quest'ultime sono state messe in evidenza dal presidente della Federal Reserve, Janet Yellen in persona nella testimonianza davanti al Congresso quando ha parlato di valutazioni «piuttosto stiracchiate», «substantially stretched», riferendosi ai prezzi di alcuni titoli, anzitutto social media e biotech. Se l'avvertimento arriva da un presidente della Fed che delle politiche espansive a sostegno della crescita è stato un sostenitore, allora qualcosa di vero c'è (Il Sole 24 Ore). Potremmo concludere amaramente che, proprio come sostiene Shiller, le bolle non finiscono mai. Come in un ciclo senza fine, come nell' uroboro, il serpente che si morde la coda, simbolo esoterico della ciclicità del tempo. Come in quel nietzschiano eterno ritorno dell'uguale,  le bolle, ops...volevo dire epidemie finanziarie sembrano davvero morire e rinascere, ripetersi, cambiare volti e prime donne, eppur non terminare mai Fonti e riferimenti bibliografici: Beltratti, A., Analisi d'opera "Euforia irrazionale" & Rassegna bibliografica, pp.116-118  - disponibile su: www.rivistapoliticaeconomica.it Blanchard, Giavazzi, Amighini; Scoprire la macroeconomia II Un passo in più, Il Mulino, 2011 Cassidy, J., “Interview with Eugene Fama”, New Yorker, January 2010 Nietzsche F. W., Così parlò Zarathustra, 1883 Shiller R.J., Irrational Exuberance, Princeton University Press, 2000 Articoli consigliati, link utili: http://www.italiainprimapagina.it/dopo-le-case-le-auto-nuova-bolla-in-usa/ http://keynesblog.com/2013/10/15/le-mille-bolle-dei-mercati-finanziari/ http://www.econ.yale.edu/~shiller/ http://www.nobelprize.org/nobel_prizes/economic-sciences/laureates/2013/shiller-facts.html http://www.businessinsider.com/robert-shiller-2013-econ-nobel-prize-2013-10

Il trading può essere insegnato oppure no? The Turtle Experiment

di Federico Giovanni Rega   trading foo     Partiamo dal principio: trading  è un termine inglese che letteralmente significa "negoziazione". In ambito finanziario fare trading significa acquistare o vendere un qualsiasi strumento finanziario, in altri termini è l’attività di negoziazione che effettua principalmente il Trader (fonte: www.traderpedia.it). Tra le più comuni tipologie, forse la più attuale e rilevante è il trading online. Per quest'ultimo s'intende la possibilità di operare sui mercati finanziari, comodamente da Internet. Seduti davanti al nostro PC o tablet possiamo controllare e verificare direttamente l'andamento dei mercati, in qualsiasi momento e molto più celermente. Veniamo però a noi, al dilemma amletico che titola queste righe. Nel lontano 1983, un famoso commodity trader, Richard Dennis, era attanagliato da un dubbio: trader si nasce o si diventa? Proprio su tale dubbio nacque una disputa con un amico di vecchia data, Bill Eckhardt. Costui era convinto che il trading non si potesse insegnare, come in un sistema meccanico composto da regole basilari ferree. I due reclutarono un team di allievi, le tartarughe (turtles), una decina di persone da una lista di oltre 1000 che risposero alle inserzioni sul Wall Street Journal e sul New York Times. Diedero vita a quello che è conosciuto come The Turtle Experimentinsegnarono loro ciò che sapevano sul trading durante due settimane di full immersion. Quindi diedero loro un piccolo conto in denaro vero e li osservarono per un mese. Nei quattro anni successivi le “tartarughe” segnarono performance impressionanti: guadagnarono in media l'80% l'anno. Richard Dennis aveva quindi dimostrato che, definendo un semplice set di regole, (un trading system), fornito a persone che che non avevano alcuna esperienza di mercati, poteva farne degli eccellenti traders. Il Turtle Trading System non lasciava niente al caso o alla decisione individuale, era un set di regole meccaniche e curava ogni aspetto del trading:
  • Mercati: su cosa operare (mercati liquidi, con molti scambi)
  • Dimensionamento della posizione: quanto comprare e quanto vendere
  • Entrate: quando comprare o vendere
  • Stops: quando uscire da una posizione in perdita
  • Uscite: quando uscire da una posizione in guadagn
  • Tattica: come.
Fonti e riferimenti bibliografici: http://www.traderpedia.it/ Il trading online, L'utilizzo della tecnologia per investire sui mercati, a cura di Andrea Gennai, "Le guide di Plus24", Il sole 24 ore The original Turtle Trading Rules, Original Turtles

La mano invisibile, un inventore e… lo Stato

Riflessioni di Felice Marchese   La "mano invisibile" è un'espressione sintetica che sta a indicare la legge della domanda e dell'offerta. Essa spiega come l'azione contrastante di due fattori vada a beneficio della società nel suo complesso. Il concetto è semplice e suona così: non c'è niente di male nel fatto che ognuno agisca per il proprio tornaconto. Nel libero mercato la forza combinata di coloro che lottano per il proprio interesse personale va a vantaggio della società nel suo complesso, e finisce per arricchire tutti. Smith ha usato questa espressione nel libro "La ricchezza delle nazioni"(1776). Adam_Smith_Picture.   Un importante passaggio di Smith:
L'individuo non intende in genere perseguire l'interesse pubblico, né è consapevole della misura in cui lo sta perseguendo.. quando dirige la sua attività in modo tale che il suo profitto sia il massimo possibile, egli mira solo al suo proprio guadagno ed è guidato da una mano invisibile... Io non ho mai saputo che sia stato fatto molto bene da coloro che affermano di commerciare per il bene pubblico.
  Questa idea aiuta a capire perché l'esistenza di liberi mercati sia stata così importante per lo sviluppo delle moderne società complesse. Prendiamo un inventore, Thomas, che ha avuto l'idea di un nuovo tipo di lampadina-più efficiente, duratura e luminosa delle altre. Lo ha fatto nel proprio interesse, nella speranza di diventare ricco, e forse famoso. Indirettamente questa sua iniziativa gioverà alla società nel suo complesso, creando posti di lavoro per coloro che produrranno le lampadine e migliorando la vita di coloro che l'acquisteranno. Se non ci fosse stata la domanda di lampadine, nessuno avrebbe pagato Thomas per esse, e la mano invisibile l'avrebbe invece stroncato per aver commesso un simile errore. Purtroppo il problema dell'ente pubblico è in vigore da sempre. Nasce quando sono stati affidati posti e regalati incarichi a persone non competenti in materia. Il vero problema delle pubbliche amministrazioni ha contribuito alla rovina dei mercati nazionali e internazionali per il loro troppo egoismo di non produrre per assenza di stimoli. Molte SPA guidate dallo Stato per anni hanno subito grandi perdite dove i costi sostenuti superavano i ricavi conseguiti, proprio perché lo stipendio da super manager era sempre assicurato. Così di conseguenza è nato il Signor Debito Pubblico che grazie a questi signori è considerata una persona onnipotente capace di distruggere economie intere senza aprire bocca!