Lo Stato e i derivati finanziari

a cura di Federico G. Rega, Clara Elia, Roberta D'Errico, Miriam Ferraro, Cinzia Mottola e Marilena Iovinella I derivati sono strumenti finanziari complessi il cui valore deriva dall’andamento del valore di un’altra attività (sottostante). Questi possono assumere due funzioni: quella di copertura da uno specifico rischio di mercato (hedging), e quella meramente speculativa. I derivati che conclude lo Stato italiano sono (per la maggior parte, accanto a futures, currency swap e swaption) gli interest rate swap, ossia degli accordi fra due controparti relativi allo scambio di un flusso di interessi a tasso fisso con uno a tasso variabile. Lo Stato si rivolge ad una banca (es: Bank of America o Deutsche Bank AG) o ad un’istituzione finanziaria e firma un contratto nel quale la banca paga allo Stato tassi di interesse variabile che gravano sul debito pubblico, ed in cambio lo Stato versa un tasso di interesse fisso predeterminato. Lo Stato si dice in posizione corta sul fisso e lunga sul variabile, mentre la banca è in posizione corta sul variabile e lunga su fisso. Si tratta dunque di un gioco a somma zero, dove il guadagno di una controparte costituirà una perdita per la parte opposta e viceversa. Da tempo si dibatte sulla questione dei derivati posseduti dallo stato italiano e qualcuno li ha definiti una vera e propria “bomba ad orologeria”, qualcun altro ha parlato di "armi di distruzione di massa". Il MEF ne giustifica la stipula per finalità di “protezione da rischi finanziari”. Lo Stato, infatti, utilizza tali derivati per la gestione del debito pubblico, ma questi potrebbero provocare dei buchi di bilancio giganteschi in quanto si basano su una scommessa di fondo che potrebbe rilevarsi del tutto sbagliata. I derivati della Pubblica Amministrazione a fine 2014 ammontavano a 188 miliardi. Le tabelle sottostanti forniscono uno spaccato del fenomeno suddiviso per tipologia di derivato e poi per ente contraente: derivati [caption id="attachment_419" align="aligncenter" width="369"]tab2 Fonte: Mazziero, 2015[/caption] La maggior concentrazione è relativa allo Stato centrale e il cd. valore mark to market (valore di mercato in un determinato istante) ammontava a fine 2014 a un valore negativo di 42 miliardi , cifra record fra i Paesi UE, che andrebbero pagati alle "controparti". Queste ultime sono: Banca Imi S.p.A., Bank Of America, Barclays Bank PLC, BNP Paribas, Citibank N.A.-London, Credit Suisse International., Deutsche Bank AG, Dexia Crediop S.p.A., FMS Wertmanagement Anstalt Des, Goldman Sachs International, HSBC Bank PLC, ING Bank N.V., JP Morgan Securities PLC., Morgan Stanley and Co.Int.Plc, Nomura International PLC, Societe Generale, The Royal Bank of Scotland PLC, UBS Limited e Unicredit Bank AG. I 42 mld rappresentano il passivo che graverebbe sul debito se si procedesse a una ristrutturazione o a una chiusura dei derivati. Ad esempio, tra dicembre 2011 e gennaio 2012, su richiesta di risoluzione anticipata da parte di Morgan Stanley, il Governo Monti fu costretto a liquidare posizioni in derivati pagando 2,6 miliardi. Nel medio-lungo termine, il valore mark to market può diminuire qualora vi sia una ripresa e i tassi di interesse tornino a livelli più consoni. Non bisogna dimenticare che le cifre in gioco sono enormi e ne è discutibile la trasparenza da parte dello Stato, trasparenza che non c’è mai stata. Chiunque infatti abbia cercato di accedere ai contratti che regolano i derivati ha trovato porte blindate. Per questo motivo, alcuni parlamentari hanno fatto ricorso contro il Ministero delle Finanze e chiesto alla Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi, di poter consultare i termsheet (gli allegati che definiscono i dettagli dei derivati). Pur non essendoci alcun divieto scritto, la Commissione vieta comunque l’accesso a tali informazioni poiché la divulgazione di tali contratti avrebbe riflessi pregiudizievoli sulle attività in derivati e determinerebbe uno svantaggio competitivo dello Stato nei riguardi del mercato. Per contrastare tale decisione, alcuni parlamentari, guidati da Ernesto Belisario, hanno formato un gruppo che spinge per l’approvazione del Freedom of Information act (Foia), provvedimento che permetterebbe a tutti i cittadini di accedere agli atti della pubblica amministrazione con i limiti della privacy e della sicurezza nazionale; ne è nata poi una petizione #openderivati rivolta al Ministro Padoan. In realtà, si è discusso anche sulla possibilità da parte dello Stato di poter concludere questi contratti finanziari. Con la Finanziaria del 2007, però, si è chiarito che lo Stato può sottoscrivere tali contratti, con il solo scopo di ridurre il costo finale del debito. Sono esclusi da questa possibilità le regioni ed enti locali, i quali possono concluderli solo ed esclusivamente per passività effettivamente dovute, anche se ci sono state alcune sentenze  (ad es. la Sentenza n 3459 del 18/092013) concernenti la possibilità, per gli enti locali, di acquistare derivati non solo per passività effettivamente dovute ma anche per altri scopi. A riguardo, la normativa di riferimento è la seguente: - L. FINANZIARIA 2007 “736. Operazioni di gestione del debito tramite utilizzo di derivati (ad opera di regioni ed enti locali) devono essere improntate alla riduzione del costo finale del debito (…) Gli enti possono concludere tali operazioni solo per passività effettivamente dovute, con riguardo al contenimento dei rischi di credito”; - Decreto Legge 25 giugno 2008 n. 112: divieto transitorio e contenimento di negoziazione di derivati relativo a regioni, province autonome, enti locali; - Regolamento UE n. 236/2012: per vendite allo scoperto e CDS (credit default swap). Lo scopo è: inibire, limitare, bandire i cd “naked CDS” dove non vi è un’effettiva esposizione verso l’emittente sovrano contro cui il rischio di default ci si vuole coprire.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI • Ministero dell’Economia e delle Finanze, I “derivati” nella gestione del debito pubblico, 3 marzo 2015 • Ministero dell’Economia e delle Finanze, Derivati enti locali al 31 dicembre 2014 • Mazziero M. “Debito più derivati: una bomba ad orologeria per l’Italia”, 1 marzo 2015, consultabile online al link: http://www.capiredavverolacrisi.com/debito-piu-derivati-una-bomba-ad-orologeria-per-litalia/

Il presente elaborato è frutto di un lavoro di gruppo, di ricerca e analisi, nell'ambito del corso di Diritto dei Mercati finanziari del prof. Camillo Patriarca, SUN. © RIPRODUZIONE RISERVATA