Art. 18 – Un tabù tutto italiano

L'annosa questione sul celebre articolo dello Statuto dei Lavoratori. Riflessioni di Vittorio Tonziello   Chi lo considera una chimera da abolire, considerandolo “sanguinario” come il numero 18 della smorfia napoletana, chi propone di modificarlo, chi lo erge come massimo baluardo per la tutela dei lavoratori, sono in molti a discutere del famoso articolo 18: politici e sindacalisti in primis. Tuttavia, pochi sanno di cosa realmente stiamo parlando. 18               L'articolo recita :”il giudice , con la sentenza con la quale dichiara la nullità del licenziamento ordina al datore di lavoro , imprenditore o non , la reintegrazione del dipendente nel posto di lavoro”. Dunque, in caso di licenziamento illegittimo, accertato dal giudice, il dipendente ha diritto oltre che ad essere reintegrato in azienda, anche al risarcimento del danno che egli stesso ha subito a causa del licenziamento. Il dipendente , qualora non volesse essere reintegrato, ha la facoltà di risolvere il proprio rapporto di lavoro, chiedendo al datore un' indennità in denaro. 

Applicazione dell'art. 18. Non tutte le aziende italiane devono seguire alla lettera l'articolo dello statuto dei lavoratori. Esso si applica alle unità produttive con almeno 15 dipendenti (5 se agricole) ed alle aziende con più di 60 dipendenti.
E allora : art. 18 SI perchè altrimenti i datori potrebbero ricattare i lavoratori con la possibilità di licenziamento costringendoli ad accettare qualsiasi ingiustizia, oppure art. 18 NO perchè così formulato protegge i lavativi e gli incapaci che gravano sulle aziende a tal punto da indurle a non assumere altri dipendenti? Al giorno d' oggi risulta quasi impossibile dare una vera e propria risposta a questa domanda e far pendere l' ago della bilancia da una parte piuttosto che dall'altra. Molte sono le opinioni di politici, sindacalisti ed imprenditori e perlopiù contrastanti. Squinzi , patron di Confindustria, predilige un mercato del lavoro molto più flessibile, definendo l' articolo 18 un mantra che blocca gli investimenti verso il bel Paese. Il premier Renzi, da buon policy maker, imbocca un' altra strada: un assegno da 1000 euro a tutti coloro che perdono il lavoro , anche per i lavoratori senza tutela e quelli a tempo determinato. Stila un programma tutto nuovo, introducendo il contratto a tutele crescenti per i neo-assunti, un salario minimo garantito, trattamento di disoccupazione, ferie solidali e così via. Un programma davvero interessante per strappare consensi ma così facendo, gli esperti di politica economica prevedono un aumento della disoccupazione nel lungo periodo , cosa che non renderebbe di certo felici gli italiani. Diversa è la posizione del leader della CGIL Susanna Camusso che si oppone ferocemente all'abolizione dell'art. 18 proponendo una leggera modifica con l' introdzione di sei “paletti” per la riforma del lavoro. Intanto la vittima di questa situazione resta sempre il popolo italiano che da anni ormai invoca invano una soluzione per far ripartire una macchina resa sempre più complessa da promesse mai mantenute e da una burocrazia asfissiante. Riusciranno gli italiani a riprendersi l' Italia?  Ai posteri l'ardua sentenza.


 

                                                                                                Vittorio Tonziello, Seconda Università degli Studi di Napoli