Le SPAC, una strada alternativa

di Oriana Vaiano, Università degli Studi di Parma

Le piccole e medieimprese rappresentano da sempre il cuore pulsante del sistema produttivo italiano, principale motore della crescita economica del Paese. Caratterizzate da una tradizione consolidata di proprietà e gestione familiare, sono diffidenti nei confronti del mercato e della grande impresa e, per timore di perderne il controllo sono restie all’idea di aprire la proprietà e la gestione a nuovi portatori d’interesse. Infatti, quando l’autofinanziamento non è sufficiente, per soddisfare il proprio fabbisogno finanziario, esse ricorrono principalmente al credito bancario. Per avere delle imprese innovative e concorrenziali è necessario dotarle delle risorse finanziarie in grado di sostenere la loro crescita ed il credito bancario non può più rappresentare la loro principale fonte di finanziamento. Pertanto diventa essenziale prevedere degli strumenti di funding alternativi, come il private equity e la quotazione in Borsa.

In particolare, la quotazione rappresenta una soluzione efficace per la crescita del mercato dei capitali, consentendo alle PMI di avere accesso ad una maggiore liquidità, aumentare la propria visibilità a livello internazionale e migliorarne la resilienza in contesti di crisi. Tuttavia, le imprese italiane hanno da sempre manifestato una minore propensione a quotarsi in Borsa rispetto alle società estere, per tale ragione, per avvicinarle al mercato dei capitali, sono state previste numerose iniziative che rispondono alle loro esigenze gestionali e finanziarie. La soluzione più innovativa, introdotta solo di recente è quella delle SPAC, speciale veicolo d’investimento che, utilizzato per la prima volta in America nel 2003, si è diffuso poi in tutto il mondo come una nuova asset class ampiamente utilizzata nei mercati finanziari. Si tratta di una società quotata ma priva di operatività, che conduce un’offerta pubblica inziale con lo scopo di raccogliere denaro da destinare unicamente alla realizzazione di una operazione di acquisizione e alla successiva fusione con una o più società operative non quotate ma con buone prospettive di crescita.

La quotazione in Borsa rappresenta una maniera eccellente di raccogliere denaro e migliorare tanto il profilo dell’impresa come la sua visibilità al pubblico. Tuttavia, l’ammissione al listino ufficiale, oltre ad essere una grossa opportunità, rappresenta anche un fattore di rischio per le imprese, specie per quelle di minori dimensioni per le quali numerose sono le difficoltà riscontrate nel reperire risorse sul mercato a costi sostenibili, ma anche per quei manager finanziari desiderosi di mantenere il controllo della società e, perciò riluttanti all’idea di accettare una diluzione della proprietà. Tra gli altri svantaggi legati al processo di quotazione vi sono: la notevole complessità, gli elevati oneri, l’incertezza legata al successo dell’operazione, che il più delle volte, richiede anche una completa ristrutturazione dell’assetto organizzativo, operativo e manageriale. Inoltre, essendo sottoposte a maggiori controlli da parte delle Autorità, le società che decidono quotarsi devono necessariamente essere più trasparenti ovvero rispettare taluni obblighi di disclosure. Le necessità di superare alcune problematiche tipiche di questo tipo di strumenti e di cogliere allo stesso tempo le grandi opportunità di business offerte, hanno portato alla nascita delle cosiddette Special Purpose Acquisition Company (SPAC), speciali veicoli di investimento in grado di stimolare forme alternative di finanziamento per le PMI presenti sul territorio e favorirne così la quotazione in Borsa. Si tratta di uno strumento finanziario innovativo ancora relativamente poco conosciuto, che a partire dal giugno 2011 è stato reso accessibile in Italia ad investitori istituzionali e a privati qualificati. Posizionandosi a metà strada tra un investimento in fondi di private equity e quello nei listini azionari, la SPAC riesce a sintetizzare in buona misura tanto i vantaggi di un’operazione di private equity come le attraenti potenzialità offerte da una tradizionale IPO.

Nate nella prassi anglosassone, le Special Purpose Acquisition Companies sono società costituite generalmente da esperti della finanza o dell’industria ovvero da investitori professionali per raccogliere capitali sul mercato tramite la quotazione in borsa. L’obiettivo è quello di destinare tali capitali alla realizzazione di un’operazione di acquisizione e successiva fusione (per incorporazione) con una o più società operative non listate ma con buone prospettive di crescita.

Si tratta, quindi, di società aperte al mercato, quotate ma prive di operatività, che nel contempo presentano alcuni tratti tipici del “contratto” tra gestore e investitore di un fondo, caratteristici del private equity. Diversamente da quest’ultimo, però trattandosi di società regolate dagli organismi di Borsa, sono soggette ad alcuni obblighi informativi quali la redazione e il deposito dei bilanci, nonché la pubblicazione di ogni evento rilevante. Sono, dunque, più trasparenti.

Grazie ad esse, anche gli investitori non qualificati ad investire in fondi di private equity o in hedge fund, possono acquisire società private sotto la guida di promotori esperti, quotandole in Borsa e dotandole della liquidità e delle competenze manageriale di cui necessitano (Gagliardi, 2011).

Spetta agli stessi promotori apportare i primi denari (“capital at risk”) necessari a sostenere i costi dell’offerta pubblica iniziale. In particolare, sono a loro carico le spese per la costituzione, l’avvio e la quotazione in Borsa della SPAC che in genere si realizza in tempi piuttosto rapidi. È proprio questa parte di capitale che non potrà più essere recuperata nel caso in cui l’operazione di aggregazione non andasse a buon fine.

Tuttavia le risorse finanziarie necessarie per la realizzazione della business combination sono abitualmente reperite mediate l’offerta ai sottoscrittori (siano essi tutti i risparmiatori o solo gli istituzionali) dei titoli della società che intende quotarsi per la prima volta sul mercato. Nel caso specifico della SPAC, questi titoli (cosiddette “unit”) sono in genere rappresentati da azioni ordinarie a cui sono abbinati warrant gratuiti e immediatamente negoziabili sul mercato borsistico.

I capitali raccolti dagli investitori che hanno sottoscritto azioni in fase di collocamento vengono depositati su uno o più conti vincolati (“escrow account”), indisponibili agli amministratori/promotori e destinati sostanzialmente alla realizzazione dell’acquisizione, principale obiettivo della SPAC.

È prevista, inoltre, una durata massima di circa 18-24 mesi decorrenti dalla data di quotazione, entro cui la SPAC dovrà provvedere alla ricerca, selezione, due diligence ed eventuale integrazione della società target, che solo al termine dell’operazione di acquisizione si ritroverà indirettamente quotata.

L’acquisizione deve essere approvata dall’ Assemblea straordinaria della SPAC che riconosce però agli azionisti dissenzienti il diritto di recedere dalla società e di recuperare la propria quota. Inoltre, all’avvicinarsi della scadenza ed in presenza di apposite trattative, in taluni casi è prevista la possibilità di avanzare all’Assemblea una proposta di proroga del termine convenuto inizialmente (Donativi, 2010).

In caso di mancata approvazione e se non è ancora scaduto il termine di 24 mesi, inizierà una nuova fase di ricerca da parte dei promotori. In caso di mancato rispetto del termine previsto, la SPAC sarà oggetto di liquidazione o scioglimento.

Per leggere il report completo clicca qui

The Belt and Road Initiative

Written by Menghan Huang

In the first century BC, the silk came into the Roman Empire. Silk is regarded as quite exotic luxury goods and became extremely popular, it was both a typical fabric used by the royal household and an important source of finance. Therefore, silk has become one of the motivations of commercial development in Europe to the Far East.

China Emperor has successively sent Zhang Qian twice to western regions as serve as an envoy abroad (from 140 BC to 126 BC) and (from 119 BC to 115 BC), established a silk road which from the ancient capital of China Chang’an, by way of the Central Asian countries, such as Afghanistan, Iran, Iraq, Syria and other places to the Mediterranean, to Rome as the end. At the same time, due to the need of trade, people established the Maritime Silk Road, from Guangzhou as a starting point to the end of Venice. Thus, the door of friendly exchanges between Asian and European countries has been opened.

Rebuilding “the Belt and Road” Initiative (“the Silk Road Economic Belt and the 21st Century Maritime Silk Road”), aimed at driving the orderly and free flow of economic elements, resource efficient configuration and market depth integration, promoting economic policy coordination in countries along the Silk Road, carrying out a wider, higher level, deeper inter-regional cooperation, working together to build an open, inclusive, balanced, generally benefit structure of regional economic cooperation, and thus promoting the development of strategic docking and coupling in countries along the road.

mappa belt and road

The route map of “the Belt and Road” Initiative

It is necessary to consider those Chinese companies which are active in international transport, energy, financial and telecommunication infrastructure in Asia, Europe or Africa. China’s action and other official communications on “the Belt and Road” initiative make it clear that the formal purpose of “the Belt and Road” Initiative is supposed to contribute an international economic development by strengthening its “connectivity”.

Formal “the Belt and Road” initiative projects in the EU often involve container terminals and railways. Among the port projects, the port of Piraeus in Greece stands out as the most prominent case. China’s shipping and logistics giant China Ocean Shipping Company (COSCO) has been operating and modernizing part of the port since 2009, and COSCO greatly expanded its involvement in summer 2016 when it acquired a controlling share in the Piraeus Port Authority. With regard to the railways, the planned construction of a new Belgrade–Budapest railway by Chinese companies is  signal which related to “the Belt and Road” Initiative.

According to WTO’s statistics, in the first three quarters of 2017, China’s import increment has contributed 17% to the global import growth, China's imports has also accounted for 10.2% of the global share.

Certainly, “the Belt and Road” initiative brought not only a real road crosses from China to Europe, but also included the connotation of digital infrastructure across Eurasia. It will extend our acknowledges from the traditional geopolitical concept to the scope of biosphere cooperation, this is a kind of distributed system which made by shared spirits and technological revolutions.

On 2th April, "The belt and road" initiative cross-border cooperation seminar was held in Shanghai, Chinese and foreign bankers have been gathering together to discuss the financial cooperation under the "the belt and road" initiative. At that day, Shanghai Bank signed an agreement to further deepen strategic cooperation with OCBC Group of Singapore and Santander Group of Spain to provide a broader range of financial services for companies in various countries.

JinYu, chairman of Shanghai Bank, expected in the next 5 years, investments of "The Belt and Road" initiative will increase further, there will be a huge amount of banking business demand in terms of cross-border finance, project financing, investment banking, etc. Objectively, banks are required to carry out the extensive cooperation with various institutions at all levels and in all fields to enhance their comprehensive service capabilities.

The development of “the Belt and Road” in different filed will provide a broader market and create more valuable opportunities to various countries of the world.

Il Progetto Europeo dei Sovereign Bond-Backed Securities (SBBS) – I PARTE

di Stefano Alaia  

Sovereign Bond-Backed Securities (SBBS) rappresentano una possibile soluzione ai fenomeni che hanno caratterizzato la crisi del debito pubblico europeo (2010-2011). Il successo di tale strumento, ufficialmente proposto dall’European Systemic Risk Board (ESRB) attraverso la Task Force on Safe Assets, dipende dal superamento di una serie di problemi di implementazione. Primo fra tutti, una riforma della regolamentazione delle esposizioni sovrane che penalizzi portafogli bancari poco diversificati e/o eccessivamente esposti al rischio di credito.

Debito pubblico nell’area euro

L’Eurozona non dispone di debito pubblico sicuro comparabile con quello statunitense, nonostante le due economie abbiano grandezze simile e mercati finanziari a uno stadio di sviluppo affine.

In Europa vi è una scarsità di asset a basso rischio e la sua distribuzione è asimmetrica (2/3 dei titoli di Stato con rating più elevato sono i bund tedeschi). Le attività a basso rischio sono rilevanti per le banche sia per motivi di investimento sia perché vengono utilizzate come collateral nel mercato pronti contro termine, consentendo di ridurre i costi di transazione.

Per potere comprendere l’utilità dell’introduzione in Europa dei Sovereign Bond-Backed Securities è necessario fare un passo indietro. La crisi del debito sovrano (2010-2011) è stata caratterizzata da un rapporto molto stretto tra debito pubblico e solvibilità delle banche. Il circolo vizioso tra rischio sovrano e rischio bancario, in inglese diabolic-loop, nasce poiché in Europa non si penalizza in alcun modo l’investimento in titoli rischiosi e quindi le banche investono in titoli del proprio Paese nonostante la loro rischiosità (home bias).

Ci sono due canali di propagazione, uno di tipo finanziario ed uno di tipo reale:

  • Il primo si verifica quando, a causa di uno shock negativo iniziale, i prezzi dei titoli sovrani crollano, ciò porta delle perdite in conto capitale per le banche ed una maggiore probabilità di intervento da parte dello Stato (moral hazard).
  • Il secondo si verifica poiché i conti pubblici dello Stato che è intervenuto per ricapitalizzare le banche s’indeboliscono, le banche subiscono ulteriori perdite in conto capitale a causa della svalutazione dei titoli sovrani ed erogano minor credito all’economia reale (credit crunch).

Figura 1 – Il circolo viziosotra rischio sovrano e rischio bancario

diabolic loop

     Fonte: Brunnermeier et al. (2011)

 

Inoltre, il diabolic-loop ha una sua dimensione internazionale se viene analizzato all’interno di una macro area piuttosto che di un singolo Paese, il cosiddetto flight-to-safety. In seguito ad un periodo di crisi si assiste alla migrazione di flussi di capitale da aree più rischiose verso aree più sicure (tipicamente bund tedeschi), ciò accentua notevolmente il rischio di instabilità del sistema finanziario.

Un modo per correggere il circolo vizioso è quello di stabilizzare le banche dei Paesi più rischiosi incentivando gli istituti di credito di questi Paesi (Italia, Spagna, Portogallo e Grecia) a detenere asset sicuri, quindi bund tedeschi. Tuttavia, ciò farebbe venire meno una fetta della domanda di titoli sovrani dei Paesi periferici, con conseguente aumento del rendimento e crollo del prezzo. Questo è uno dei motivi per cui i Paesi periferici osteggiano riforme bancarie che vadano in questa direzione.

Da qui nasce la necessità di creare un asset sicuro, a basso rischio comune in tutta l’area euro. I Sovereign Bond-Backed Securities (SBBS) rappresentano un contratto derivato su un portafoglio sottostante di titoli di Stato. Si tratta di una cartolarizzazione di titoli del debito pubblico dei vari Paesi dell’area euro, nessuno escluso, poiché si è osservato che anche i titoli più rischiosi (es. greci, italiani) hanno un mercato ed aumenterebbero l’offerta di questo strumento. Tale strumento potrebbe essere emesso da una società veicolo (SPV) o da più società indipendenti e possiede le seguenti caratteristiche:

  • Il pooling dei titoli di Stato, ovvero i titoli nazionali dei diversi Stati emittenti vengono impacchettati in un singolo portafoglio sottostante. Questo comporta una diversificazione incorporata del rischio sovrano idiosincratico (rischio reputazionale del singolo Paese).
  • Il tranching, cioè la suddivisione in tre segmenti in relazione alla priorità di pagamento (seniority), ciò implica una struttura di allocazione in base ad una classifica dei flussi di pagamento. In caso di mancata cedola o mancati pagamenti principali nel sottostante pacchetto vengono ripagate prima le tranche senior, poi le mezzanine ed infine le junior.
  • No condivisione del rischio sovrano tra i vari Stati, tale strumento non richiede una responsabilità congiunta del rischio sovrano tra i vari Stati membri. Sia gli Stati membri che le istituzioni europee non dovrebbero fornire garanzie e versamenti in conto capitale per l’emittente di SBBS oppure per i flussi di pagamento degli SBBS.

Dalla filiale a EVA – Le banche e i chatbot

di  Federico Giovanni Rega

Le grandi banche italiane (e quelle europee) stentano ancora a cavalcare l’onda AI, in particolare ancora non sono state travolte dalla rivoluzione dei chatbot e degli assistenti virtuali. Stando ai dati ABI e KPMG, è ancora basso ed in via di sviluppo il numero di istituti bancari italiani che adotta piattaforme innovative quali i chatbot(14% delle banche grandi e 9% delle banche piccole) sfruttando a pieno la possibilità di generare conversazioni con le persone gestiti da programmi complessi sempre più affinati. Stesso grado di sperimentazione si registra per l’uso di Periscope, Facebook o Instagram per attivare una diretta in grado di creare attenzione e coinvolgere maggiormente gli utenti (14% delle banche grandi e 13% delle banche piccole).

Alcuni grandi colossi però hanno già sviluppato soluzioni specifiche per creare una customer experience migliore, più semplice forse, più vicina alle esigenze dei clienti, accessibile 24/7 e fortemente personalizzata.

Partiamo da zero. Cos’è un chatbot? Un bot, contrazione della parola robot, non è nient'altro che un programma informatico capace di interagire e comunicare con l'essere umano attraverso un dispositivo fisico, come ad esempio il nostro PC o il cellulare.

Questa forma di intelligenza artificiale, capace di apprendere e ricordare le nostre abitudini, la ritroviamo, magari senza darci troppo peso, nella nostra vita quotidiana: i ben noti assistenti virtuali di IOs Apple, Google o Microsoft ne sono solo alcuni esempi.

Addirittura, KPMG – in un recente report -  immagina una banca del futuro invisibile, EVA. Entro il 2030, la tecnologia continuerà a distruggere e creare e KPMG ipotizza un Enlightened Virtual Assistant, una sorta di discendente di SIRI, reso possibile dalle seguenti tecnologie: data anlytics, autenticazione vocale, AI, wearable device (IoT), API e cloud. Tali tecnologie sono disponibili già oggi e, se integrate e potenziate, daranno vita a EVA.

Ecco alcuni chatbot bancari attivi:

Santander UK – SmartBank

L’app del gruppo Santander UK, SmartBank, sfrutta una tecnologia basata sul riconoscimento vocale per consentire ai propri clienti di usare solo la voce per gestire i loro risparmi. Attraverso la biometria vocale, i clienti possono controllare il loro saldo corrente, effettuare pagamenti, impostare nuovi codici di sicurezza o segnalare lo smarrimento di una carta. Insomma, gli utenti possono così ottener risposta alle domande più comuni nelle loro operazioni bancarie. Il bot è inoltre capace di identificare i profili di spesa cosicché i clienti possano capire dove e quando hanno speso i loro risparmi. Quando tale tecnologia sarà disponibile in ogni dove, non solo nel Regno Unito, Santander mirerà ad aver una user experience molto più semplice e ottimale per i clienti del gruppo.

Bank of America – Erica

Erica è, secondo gli esperti, il ‘coolest’ bot tra i vari modelli bancari. Annunciato l’anno scorso, Erica è un chatbot vocale e testuale, a disposizione dei clienti BofA, pensato per aiutarli a prendere decisioni in ambito bancario. È un passaggio ulteriore nel mondo dei conversational bot in quanto è lo stesso Erica che può inviare messaggi/notifiche agli utenti, dunque iniziare conversazioni attraverso ‘Questions, Answers, Insights’ e guidare l’utente nelle sue scelte di consumo e risparmio e aggiornarlo sul suo credit score. L’obiettivo di Bank of America è che Erica diventi il consulente fidato dei suoi oltre 40 milioni di clienti retail.

SwedBank – Nina

La banca svedese Nina ha deciso ad aprile 2016 di utilizzare Nina, l’assistente virtuale sviluppato da Nuance Communications e adottato a livello globale da prestigiosi brand e aziende, compresi l’ufficio delle imposte australiano, Coca-Cola, e ING Olanda.

Tra le varie cose che sa fare Nina:

  • Autenticazione: convalida la vostra identità usando la vostra impronta vocale unica.
  • Transazioni: estrae contenuto, contesto e significato da una richiesta garantendo risultati più rapidi con meno passaggi.
  • Formazione: mentre l’utente impara, anche Nina migliora nel riconoscere, capire, rispondere, attraverso la personalizzazione: aspetto e voce dell’utente, ad esempio.

RBS – Luvo

Royal Bank of Scotland ha lanciato a fine 2016 il proprio consulente virtuale, Luvo, che sfrutta la tecnologia di WatsonConversation, la piattaforma cognitiva di IBM basata su cloud. Grazie a questa partnership, la banca mira ad agevolare l’interazione con i clienti che riceveranno in pochi secondi le risposte ai quesiti riguardo le operazioni bancarie. Per le problematiche più complesse l’utente sarà reindirizzato a un consulente umano.

Luvo ha margini di miglioramento e un ulteriore passo avanti sarà l’applicazione della funzionalità IBM WatsonAlchemy Language per comprendere meglio la “reazione” del cliente – ad esempio, se è insoddisfatto – e modificare di conseguenza le azioni.

E allora, to bot or not to bot… è questo il dilemma? Forse no, non ancora. EVA, una banca senza la banca, senza i mattoni (brick and mortar), può ancora attendere, soprattutto in Italia dove gli utenti cd. baby boomers prediligono ancora l’interazione umana, de visu, con il consulente di filiale. Nei prossimi anni la sfida sarà rappresentata dall’equilibrio sottile tra interazione umana e AI. Le banche dovranno saper gestire questa convivenza, forse complessa e difficile inizialmente, ma questo matrimonio s’ha da fare.

Le nuove tecnologie AI, anche quelle più semplici e quotidiane – pensiamo alle messaging app -  permeano le nostre azioni, saranno sempre più parte integrante del nostro customer experience space e, secondo Gartner, entro il 2020 ogni consumatore/utente gestirà l’85% delle sue relazioni con un’impresa senza aver bisogno dell’interazione umana.

L’implementazione dei chatbot potrà offrire un’opportunità enorme di risparmio e allo stesso tempo un recupero di efficienza e semplicità. Ed è forse proprio un deficit di semplicità ad aver allontanato i giovani dal mondo degli istituti finanziari. Semplicità che comporterebbe un ritorno di fiducia, il return più importante in questo momento storico, nell’era dei social, dei dati, dell’open banking. D’altronde la parola credito deriva dal latino creditum, participio passato del verbo credere, affidare, fidarsi.

Liquido, veloce e interconnesso – Sappiamo di non sapere

di Federico Giovanni Rega

Si sale, si scende, tutti i giorni, su e giù, up and down, buy and sell, continuamente, un'altalena il mercato. A volte dipende da dove guardiamo e da come guardiamo le cose, dipende dalle nostre prospettive, dai cigni neri, dal caso. Paure, timori, esuberanza, formule matematiche, boom, crisi, boom, crisi. Che mal di testa.

E il mal di testa è anche più forte, se compaiono figure nuove, se appare qualcosa che non conosciamo bene, ma che è sulla bocca di tutti: vorremmo salire sulla giostra ma non sappiamo se è troppo rischioso. Ma la finanza lo sa, solo rischiando, si punta in alto. Se rischi, puoi vincere o perdere (molto); se non rischi nemmeno, hai già perso.

Questo è un post di riflessioni personali. Non ho mai voluto scrivere o parlare tanto di bitcoin perchè so di non sapere. Questo è anche il titolo di un articolo recente di Stefano Capaccioli, dottore commercialista e presidente AssoB.it, pubblicato su Econopoly de Il Sole 24 Ore.

Risultati immagini per so di non sapere Io, come tanti di noi, so di non sapere niente di preciso sul bitcoin e su alcune tecnologie dirompenti. Ci fidiamo, non ci fidiamo? E' un po' come il tifo sportivo, già ci sono due squadre, eppure chi sa veramente quale sarà il futuro modello di economia?

E' tutto così liquido, veloce e interconnesso. L'economia e la finanza non saranno più le stesse, niente sarà più lo stesso. I nostri manuali ci danno nozioni e informazioni preziosissime, ma non sufficienti. Domani (o forse già oggi?), mentre leggeremo il bilancio di una banca, dovremo dare uno sguardo anche a un manuale di machine learning e intelligenza artificiale. Le stesse aziende non potranno più guardare e analizzare singolarmente gli eventi, i rischi, le variabili. Piuttosto dovranno guardarne (e controllarne) le relazioni. Non potremo affidarci più di tanto ai modelli matematici e alle assunzioni, senza scendere dalla torre d'avorio, senza scendere tra gli uomini, nella storia, nelle loro pulsioni, nelle loro domande intime, le stesse che ritroviamo nel pensiero dei filosofi del passato. Se un robot consegnerà una pizza meglio di noi, se sarà fare il consulente finanziario o l'avvocato meglio di noi, noi non potremo più non approfondire e coltivare ciò che un bot non potrà mai fare: amare, pensare in modo critico, porsi domande, emozionarsi, lavorare in team e gestire altre persone, colleghi, idee. Volenti o nolenti, che ci piaccia o no, il mondo sta cambiando, sta già accadendo.

L'altro ieri, alla stazione metropolitana di Napoli Piazza Amedeo sono comparsi (un miracolo? una magia?) i tabelloni elettronici che segnalano l'arrivo o la partenza di un treno e i vari dettagli utili. Nello stesso momento, dall'altra parte del mondo CME e Nasdaq lanciano i future sul bitcoin, PWC e EY accettano bitcoin e criptovalute, in un'ottica più collaborativa con le startup e aziende che operano in ambito bitcoin e blockchain. Che ci piaccia o no, che capiamo o no, "i tempi corrono".

Non sappiamo bene come funziona il bitcoin, non lo capiamo affondo, ma non è una novità questa. Nelle rivoluzioni industriali, è sempre arrivata prima la tecnologia, la scoperta. E dopo la scienza, la spiegazione. Da secoli, tornano nuovi conflitti e guerre: apollineo e dionisiaco, ragione e cuore, uomo e macchina. La distruzione creatrice crea scompiglio, ma ogni volta apre una finestra sul futuro.

Tutti i giorni, usiamo strumenti e tecnologie che non conosciamo neppure appieno... Ci siamo già dentro - è stato questo il commento di un uomo dal barbiere, mentre si dibatteva di whatsapp, facebook ecc.

Là fuori si corre. Non sarà più lo stesso neppure lo scenario geoeconomico domani. Mentre ci culliamo nelle nostre tradizioni e convinzioni, là fuori corrono. Cina, India, Indonesia e altri emerging markets non saranno più emerging. Governeranno l'economia mondiale. PWC ha provato a immaginare il mondo nel 2050 nel suo ultimo report: impressionanti le proiezioni.

Impressionante come arrivino delle tempeste, delle onde, e non abbiamo nemmeno il tempo di ragionarci su, di fare due calcoli. Semplicemente, sappiamo di non sapere.

 

The Adam Smith problem e l’economia della simpatia

di Federico Giovanni Rega

Adam Smith (1723 – 1790) è stato un filosofo ed economista scozzese, che, a seguito degli studi intrapresi nell'ambito della filosofia morale, gettò le basi dell'economia politica classica. Rese autosufficiente la teoria economica, anche se già nell’arco di tutto il Settecento, la giovane scienza dell’economia si avvale, nel suo farsi autonoma, del contributo della Scuola napoletana (privilegiati dagli economisti napoletani sono alcuni temi d’analisi, come valore e moneta, ricchezza e sviluppo, insieme alla riflessione sul significato di ‘civiltà’ nella vita economica, l’«economia civile». Spesso Smith è stato definito il padre della scienza economica. In effetti, nonostante molti precursori dell'economia classica avessero prodotto singole tessere o parti dell'intero mosaico, nessuno di essi fu in grado di fornire in un'unica opera il quadro generale delle forze che determinassero la ricchezza delle nazioni, delle politiche economiche più appropriate per promuovere la crescita e lo sviluppo e del modo in cui milioni di decisioni economiche prese autonomamente vengano effettivamente coordinate tramite il mercato.

La ricchezza delle nazioni L'opera più importante di Smith, l’Indagine sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni (1776) diventa il testo di riferimento, con le dovute specifiche peculiarità, per tutti gli economisti classici del XVIII e XIX secolo (David Ricardo, Thomas Robert Malthus, Jean-Baptiste Say, John Stuart Mill). In termini moderni si direbbe che Smith fu un teorico della macroeconomia interessato alle forze che determinano la crescita economica, anche se le forze di cui parlava erano ben più ampie rispetto alle zone oggi analizzate dalla moderna economia, infatti il suo modello economico è ricco di considerazioni di tipo politico, sociologico e storico.

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Dinamiche e misurazione della Corporate Social Responsibility – Una sfida possibile?

di Nicola Trillo, Università degli studi di Verona

I maggiori problemi che un manager deve fronteggiare quando ci si riferisce a comportamenti responsabili d’impresa sono legati alla misurabilità dei vantaggi potenziali e dei costi certi che una tale scelta comporta. Un conflitto di interessi tra il gruppo di shareholders e la governance potrebbe divenire inevitabile nell’ottica di implementazione di strategie “socialmente responsabili”. Le implicazioni tra CSR e performance d’impresa sono oggi quanto mai evidenti: un rapporto Ipsos del 2013 afferma che, attraverso ricerche condotte, il 77% degli intervistati ha dichiarato che le aziende dovrebbero fare di più per il territorio e per la società; il 73% degli intervistati da Reputation Institute ha dichiarato di aver innescato e di avere intenzione di innescare in futuro un passaparola positivo riguardo le aziende socialmente responsabili. Come deve comportarsi un manager al bivio tra CSR & CSI? Da un punto di vista olistico, gli approcci possibili producono una dicotomia: da una parte vi sono i sostenitori della tesi secondo cui l’azienda non deve preoccuparsi di “restituire” al territorio quanto da esso ha preso, proprio perché si sottintende l’esistenza di un sistema normativo di contrappesi perfetto a contenere gli istinti di massimizzazione del profitto delle aziende; dall’altra, crescono esponenzialmente le convinzioni riguardo la Corporate Social Responsibility come essenziale driver della crescita del business.

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“Una somma di piccole cose” – Intervista a Gianluca Abbruzzese

di Federico Giovanni Rega

Oggi abbiamo incontrato un mentore, un curioso, un innovatore, un imprenditore. E' difficile sintetizzare in due righe la persona che è Gianluca Abbruzzese. Esperto di Marketing, Comunicazione e Open Innovation. Founder di Lascò, precedentemente co-founder  e mentor di 012factory e mentor Lean Startup Machine. Con le sue parole, idee e imprese progetta nuove soluzioni, adottando un approccio lean, smart, veloce per realizzare all’interno o intorno alle aziende piccoli ecosistemi di innovazione. Ecosistema, ecco, la parola esatta. Un approccio open, pluralista, mai stanco di acronimi e perimetri, ma che va oltre. Oltre il digitale, oltre il presente. Cercando valore (anche) nelle idee del passato, negli insegnamenti dei filosofi, per capire il futuro. Innovazione e filosofia, digital e human. Perché forse le domande che ci poniamo sono le stesse del passato, i cigni neri cambiano faccia ma son sempre dietro l'angolo e solo la conoscenza e la ricerca continua possono indicarci una via, nonostante sia tutto un random walk...

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Ricordo un mio vecchio appunto, dalla I edizione dell’Academy di 012factory. Modulo 6 Marketing e Comunicazione. E una tua equazione: “La Comunicazione è negoziazione” cosa vuol dire?

In realtà è una frase attraverso la quale il grande Umberto Eco sottolineava come la comunicazione sia sempre frutto di un incontro, di una “mediazione” tra due o più persone che sono portatori ognuna di una diversa esperienza, conoscenza del mondo,

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“La singolarità è vicina…”

di Federico Giovanni Rega

L’innovazione viene - fin dall'esame di Economia e Gestione e/o Analisi strategiche, all'università - distinta dall’invenzione e definita come la commercializzazione di un’invenzione (turning knowledge into money) attraverso la produzione e la vendita di un nuovo bene o servizio (i. di prodotto) o mediante l’utilizzo di un nuovo metodo di produzione (i. di processo). L’imprenditorialità – scriveva Schumpeter -  usa il vento della distruzione creatrice  per rimpiazzare innovazioni di grado inferiore, creando nuovi prodotti e anche nuovi modelli d’impresa. Ogni nuova tecnologia produce quella distruzione: il motore a vapore, la ferrovia, l’energia elettrica, l’elettronica, l’automobile, il PC, Internet. Ognuna di esse ha distrutto tanto quanto ha creato, ma ognuna ha favorito anche un miglioramento del benessere complessivo.

Gli economisti schumpeteriani sostengono che l’innovazione sia un esempio concreto di incertezza di Knight, impossibile da modellizzare mediante una distribuzione normale di probabilità (a differenza  del rischio, secondo Knight, associato a una situazione di incertezza oggettivamente probabilizzabile). Potremmo definire l’innovazione un caso di singolarità, un’ipotesi di non continuità e non linearità, un processo di trasformazione e accelerazione esponenziale.

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Tale processo però necessita di una finanza paziente. (altro…)

“Crederci, viaggiare e coltivare passioni” – I consigli di Mary Franzese, Neuron Guard

di Federico Giovanni Rega |   L’innovazione può cambiare e migliorare le nostre vite. In un affascinante connubio, che è il medtechmedicina e tecnologia si incontrano con il mondo delle startup, sposano l’innovazione e propongono nuove soluzioni a problemi e malattie che attanagliano la salute umana. SUNeconomist ha l'onore di 'ospitare' una protagonista in tale ambito.   Abbiamo intervistato Mary Franzese, CMO e Co-Founder di Neuron Guard, di origini napoletane, Laurea in Economia e Master in Imprenditorialità e strategia in SDA Bocconi, ma soprattutto una grande, grandissima determinazione e voglia di cambiare il mondo, senza mai perdere la curiosità. Solo così è riuscita a uscire dalla comfort zone, fino a diventare una delle migliori 12 donne innovatrici d'Europa, per l'EU Prize for Women Innovators 2017. IMG_5239
- Cos'è Neuron Guard? Come nasce questo progetto rivoluzionario?
Neuron Guard è una startup innovativa basata a Modena che sta sviluppando un dispositivo medico per il trattamento dei danni cerebrali acuti. La soluzione si compone di un collare refrigerante per bloccare la morte dei neuroni, quindi fermare il danno, e un'unità di controllo esterna, da vendere in un primo momento a ospedali e servizi di emergenza, anche 911 in un contesto USA. Il progetto nasce nel 2013 da un'intuizione di Enrico Giuliani e da una esperienza diretta in famiglia di ictus. Dalla nascita al lungo periodo, il nostro obiettivo è diventare il defibrillatore automatico del danno acuto, posizionandoci in tutti i luoghi pubblici così da consentire a personale medico e laico di intervenire prontamente.
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