Come le nuove tecnologie cambiano il mondo

di Eduardo Belli

La nascita di Internet risale all’ultimo secolo dello scorso millennio. L’introduzione di tali nuove tecnologie ha sempre affascinato ed è sempre risultata essere fonte di cambiamenti a livello globale di carattere economico, tecnologico, sociale etc… Sebbene non fosse pratica diffusa, il web è stato per molto tempo utilizzato al solo scopo di scambiare informazioni (mentre oggi possiede numerose funzioni).  Con l’arrivo del nuovo millennio lo sviluppo tecnologico, in particolare in materia informatica ha condotto, e  sta conducendo, ad un cambiamento epocale della visione del mondo in tutti i suoi profili esistenti portando l'umanità in un vero e proprio nuovo mondo. La nascita dei social media, delle piattaforme di scambio e di tutte le altre fonti (ormai) esistenti ha prodotto un fortissimo impatto su tutta l’economia. In particolare l’accesso a fonti di crowdsourcing, crowdfunding e più in generale alla sharing economy hanno modificato i modelli di  business e più in generale l’economia a livello mondiale. L’ampia, variegata e sempre più repentina condivisione di informazioni produce forti impatti sulle asimmetrie informative conducendo ad una riduzione in tutti i settori e a tutti i livelli il moral hazard e l’adverse selection incrementando la concorrenzialità delle imprese presenti sui mercati, comportando la riduzione dei prezzi di beni e servizi offerti. lavoro-freelance-6-consigli

L’utilizzo di tali tecnologie, e dei comportamenti derivanti dal loro utilizzo, sta producendo un ampliamento esponenziale e sempre più rapido dei mercati verso il livello successivo (da locale a regionale, da regionale a nazionale, etc…). Ciò conduce ad una internazionalizzazione delle imprese sempre più frequente, repentina ma soprattutto possibile, incidendo in maniera consistente sulla concorrenza. La possibilità per gli imprenditori di poter accedere, a costi sempre minori (talvolta nulli), alle conoscenze necessarie per la nascita, sviluppo e  proseguimento del proprio business permette  da un lato l’allargamento del mercato del lavoro e ad una trasformazione delle mansioni necessarie alla sopravvivenza di un’impresa e dall’altro  allo sviluppo di una prospettiva sempre più indipendente del lavoro andando ad erodere la filosofia ottocentesca del rapporto tra l’imprenditore e i dipendenti (aspetto che non ha solo implicazioni positive poiché può portare alla riduzione, in certi casi, dell’organizzazione aziendale). Questa prospettiva , ormai parte del sistema economico che conosciamo, è molto distante dal profilo e dal framework tipico del fattore lavoro come è stato anticamente immaginato. Ne deriva che lo sviluppo di tale riflessione a livello sistemico può condurre a grossi cambiamenti a livello legislativo e spostamenti macroeconomici nel mercato del lavoro. Nel primo caso il mutamento dei rapporti lavorativi produrrà la necessità di notevoli innovazioni in campo contrattuale non solo a livello nazionale ma, data la portata del fenomeno, anche a livello internazionale.arton34752

 Altro punto di vista particolarmente interessante è quello macroeconomico. La progressiva compressione dei prezzi dovuta alla riduzione delle asimmetrie informative e alla sempre crescente forza contrattuale della domanda provoca l’abbassamento dell’inflazione e delle sue previsione future. Di qui il necessario adeguamento degli obiettivi di inflazione, per i risultati macroeconomici perseguiti dalle istituzioni, e di conseguenza di tutti gli indici di riferimento della situazione economica italiana, europea e mondiale. Tutti questi sviluppi potrebbero condurre ad una reale rivoluzione del sistema capitalistico, dell’intero panorama economico mondiale e della cultura sociale che conosciamo.

Start up Lab: un laboratorio per l’imprenditorialità

di Federico Giovanni Rega e Eduardo Belli Capua, giovedì 4 giugno 2015   E' stato inaugurato in Aula Magna del Dipartimento di Economia della SUN, lo Start up Lab, il laboratorio accademico per creare nuove imprese e diffondere l’imprenditorialità nelle grandi aziende e nei centri di ricerca. Il tema centrale del convengo tenutosi in occasione dell'inaugurazione è stato "Startup, spinoff e trasferimento tecnologico: uno sguardo al futuro". L'introduzione del prof. Giuseppe Sannino ha riguardato alcuni punti chiave: in primis, la duplice finalità del Lab, scientifica e operativa. Il ciclo di vita delle nuove imprese si riduce drasticamente e manca anche una vera e propria cultura imprenditoriale; il Lab mira proprio a colmare tale deficit. Viene considerata centrale quella celebre terza missione dell'università, sui cui tanto ha scritto il prof. Sorrentino, ideatore del Lab e su cui si è soffermato anche Massimiliano Mattei, Pro-Rettore alla Ricerca SUN: "Occorre consolidare il patrimonio culturale e realizzare una creazione di ricchezza, una valorizzazione della conoscenza per lo sviluppo economico". Quest'ultima avviene quando vi è il passaggio (delicatissimo ed incerto) da ricerca di base a ricerca applicata e i risultati della ricerca diventano trasferibili e sfruttabili economicamente. Due (ma forse molte di più) sono le difficoltà principali per la crescita di una start up o uno spin-off: il reperimento di fondi e un deficit di cultura aziendale (a tal proposito il prof. Sergio Sciarelli, in un magistrale intervento a conclusione del convegno, ha parlato di alimentazione finanziaria e distinzione managerialità-imprenditorialità. «Le start up e gli spin-off costituiscono un importante veicolo di innovazione e, se ben governate, possono creare sviluppo e ricchezza» - ha spiegato il prof. Mario Sorrentino, direttore del neonato Start up Lab - «In Italia  vi è un certo fermento e lo stesso sta accadendo in Campania. Con il varo dello Start up Lab il Dipartimento di Economia della Seconda Università di Napoli intende porsi a servizio del territorio, supportando e accompagnando i processi di creazione di impresa, con particolare riferimento alle forme di imprenditorialità studentesca e lo sviluppo dell’imprenditorialità nelle grandi imprese e nei centri di ricerca. È una sfida importante, che il Dipartimento vuole intraprendere facendo leva sull’enorme bagaglio di conoscenze ed esperienze presenti al suo interno, attraverso una sinergia massima tra impresa e università" Start Up Lab offre un insieme di servizi di eccellenza diretti a supportare i neo-imprenditori alle prese con l’avvio e lo sviluppo di una nuova iniziativa imprenditoriale innovativa. I servizi di Start Up Lab, in parte gratuiti e in parte in convenzione, coprono tutte le aree di fabbisogno conoscitivo e relazionale degli startupper, dal first assessment dell’idea imprenditoriale al venture capital financing, dal supporto per lo sviluppo di spin-off accademici alla gestione della proprietà intellettuale. L’Università ha il compito di favorire l’applicazione della ricerca. Come descritto dalle statistiche riportate dal Prof. Roberto Parente dell’Università degli studi di Salerno solo il 22% degli Spin-off italiani sono situati nell’intero territorio meridionale, nonché solo il 4% in Campania, ed il rapporto nuove imprese fondate da ex studenti/nuove imprese è solo 1 a 10 (Rapporto Netval). In particolare ricordiamo la presenza, tra i partner del Lab, del Presidende del C.I.R.A. Luigi Carrino, che ha descritto gli ambiti di ricerca, le finalità e le competenze messe a disposizione dalla società aerospaziale Tra le diverse personalità che hanno partecipato all’evento, l’aspirante startupper Noemi Angotti ha condiviso la sua esperienza ed il progetto che ormai da più di un anno porta avanti con una sua collega: un Hire Bike Casertano. Il suo interessante intervento ha posto l’accento sulle difficoltà da lei incontrate nel tentativo di realizzare il progetto di business e sul concetto di fallimento, qui nel nostro territorio. Così come Pierluigi Vasquez del Business Angel Network Campania si è soffermato su quella finanza innovativa, una finanza mancante, quella del VC, dei BA, che spesso nei loro forum di investimento notano una buona qualità del business plan, ottime competenze, un bel team, ma non un'adeguata strategia commerciale Ed è proprio per superare queste difficoltà che Start Up Lab nasce, mettendo a disposizione degli aspiranti imprenditori le conoscenze e le competenze necessarie a superare le barriere in entrata del business. Ma non solo. E' importante aiutare il take off di questi business non solo al fine di essere inglobati da aziende corporate, di più ampie dimensioni, ma anche per garantir loro una sopravvivenza e una condizione di going concern. L’incontro è terminato con l’intervento del Professore Emerito Sergio Sciarelli. Il suo chiaro e breve intervento è ruotato attorno alla necessità di coesione tra il laboratorio instauratosi e le imprese medio-grandi ai fini di garantire il proseguimento dei business avviati da una parte e sviluppo e l’innovazione dall’altra. "Lo spin-off deve essere e restare un laboratorio d'imprenditorialità, non dovrebbe ambire a divenire una grande azienda: non ha cash flow, ma produce essenzialmente innovazione! Dovrebbe avere il supporto e l'alimentazione finanziaria delle aziende medio-grandi".    

La finanza del futuro: il crowdfunding

di Eduardo Belli   Se chiedete al mondo le conseguenze della crisi del 2008, esso vi risponderà: Credit Crunch. La Stretta del Credito, ovvero impossibilità degli istituti finanziari di prestare denaro, ha condotto ad una stagnazione dell’economia reale mondiale e alla sua recessione. La crescente necessità di liquidità di tutto il mondo, per organizzare, creare e sviluppare organizzazioni di ogni genere, ha messo in moto tutte le economie per risolvere il problema. E’ proprio in questo scenario che pone le sue radici il Crowdfunding. Come affermato dalla Dott.ssa Anna Ruggiero “ La crisi ha ricordato l’importanza del lavoro di gruppo piuttosto che individuale, il quale si diffuse negli anni ‘80”. Questo strumento permette di creare un mercato mettendo in contatto diretto i datori e i prenditori di fondi utilizzando piattaforme online gestite professionalmente e cercando di dare impulso all’economia partendo dal basso: dal Crowd, la folla. Visualizzazione di e.jpg Per Folla non si intende in modo indistinto l’insieme di utenti che compongono il Web ma individui interessati all’iniziativa, evento od organizzazione che vuole essere posta in essere dal prenditore di fondi. Perchè un utente dovrebbe finanziare il progetto di un individuo estraneo? La risposta risiede nell’interesse dell’utente nei confronti del progetto e nella sua affidabilità. Il rapporto con il pubblico diviene di primaria importanza cosi come l’immagine del progetto e di chi lo propone. Trovare una community che si fidi di te e delle tue idee costruendo con essa un percorso, utilizzando un linguaggio semplice, operando un personal branding, comunicando le tue emozioni in merito al progetto è un modo affinchè il web possa notare il tuo profilo e riconoscerti online. Visualizzazione di crowd.jpg Esistono piattaforme di Crowdfunding diverse nella tipologia e nei settori di promozione che permettono agli utenti online di scegliere in autonomia l’iniziativa nella quale si sentono più partecipi e coinvolti. Il sistema di fundraising è ancora (in particolare in italia) allo stato embrionale ma possiamo individuare quattro tipologie principali: donation-based,social landing, equity-based e reward-based. Più semplice,spontanea e legata all’emotività dell’individuo è la categoria della Donation che identifica progetti dai quali i donatori non si aspettano di ricevere nulla in cambio. Per cui la donazione è legata ad un sentimento del donatore nei confronti dell’oggetto intorno al quale il progetto è stato ideato.Il Landing è la tipologia più utilizzata(all’estero, poiché in italia non esiste una normativa che preveda l’emissione di debito in questi sistemi) e dunque più matura; essa si concretizza in prestiti tra il Crowd e il richiedente per la realizzazione di un progetto,ovviamente a fronte del pagamento di tassi d’interesse. La più diffusa tra le tipologie è la Reward-Based. Si basa sull’idea di “donare” denaro a fronte di un premio, una ricompensa da ricevere nel momento i cui il progetto si realizza. Questo sistema può essere applicato in due modalità: All or Nothing e Take-it-all.La prima modalità consiste nello stabilire un valore target da raggiungere entro un certo limite di tempo. Se tale somma non viene raccolta in tempo il trasferimento di denaro tra datori e prenditori non avviene. Differentemente Take-it-all garantisce il trasferimento della cifra raccolta allo scadere a prescindere dal target prefissato. Infine, parliamo di tipologia Equity-Based. Per prima cosa dobbiamo ricordare che tale sistema è utilizzabile per le Start-up Innovative che necessitano di particolari caratteristiche per essere tali. La tipologia in questione consiste nel permettere alla Folla di entrare a far parte del capitale di rischio di una start-up e aiutarne lo sviluppo apportando conoscenze, competenze e risorse. L’italia è stato il primo paese al mondo a introdurre normativamente il sistema di Equity- Based dal decreto legge n. 179/2012 e tale sistema è sempre più radicato sul territorio, in particolare nelle zone del Sud come la Campania. La possibilità di creare un mercato con circuito diretto è la finanza del futuro. La nascita di una community che lavora in gruppo e produce un contatto diretto tra settore in surplus e settore in deficit, tra investitore e progetto, tra idee e competenze, in tutto il mondo in tempo in reale è l’obiettivo primario del Crowdfunding. LINK E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI: 1) Dal portale di Educazione Finanziaria della CONSOB: - sulle caratteristiche start up innovative: http://www.consob.it/main/trasversal/risparmiatori/investor/crowdfunding/approfondimento_2.html http://www.consob.it/main/trasversale/risparmiatori/investor/crowdfunding/approfondimento_3.html http://www.consob.it/main/trasversale/risparmiatori/investor/crowdfunding/approfondimento_4.html http://www.consob.it/main/trasversale/risparmiatori/investor/crowdfunding/approfondimento_5.html - Sui modelli di Crowdfunding: http://www.consob.it/main/trasversale/risparmiatori/investor/crowdfunding/approfondimento_1.html 2) decreto legge n.179/2012 consultabile online a: http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2012-10-18;179!vig

Rischio, incertezza e quel vento di “distruzione creatrice”

  Gli imprenditori profondono energie per l’affermazione di innovazioni attraverso le quali offrire soluzioni in grado di rispondere a bisogni insoddisfatti. Gli imprenditori sono dei cacciatori di sfide (H. Byers, 2011).
Sto leggendo "Lo Stato innovatore" di Mariana Mazzucato. Il sottotitolo è Sfatare il mito del pubblico contro il privato, ma non basterebbe un articolo, un altro libro, per descrivere il lavoro di ricerca che l'economista  (tra i maggiori studiosi dell'innovazione secondo New Republic) sta conducendo in questi anni e riassume nel suo ultimo capolavoro. Attraverso un'analisi attenta, smonta e fa crollare i miti, le convenzioni e le convinzioni che predominano i salotti di politica economica e l'economia tradizionale, quella dei modelli astratti, dell'homo oeconomicus razionale e della mano invisibile ... ( ma sappiamo come miti e preconcetti siano ben radicati in tutte le sfaccettature della nostra società). Lo Stato non è il gattino debole e indifeso, né l'impresa privata è il leone... Lo Stato viene visto spesso come il Leviatano di Hobbes, bollato come una forza inerziale, un macigno pesante e ingombrante... ma lo Stato può non solo correggere i fallimenti del mercato, può creare nuovi mercati (nel libro ci sono varie dimostrazioni e casi, non solo negli USA), avere un ruolo chiave e assumersi, insieme al settore privato, i rischi della ricerca e dell'innovazione. Talvolta, e soprattutto per le innovazioni più radicali e rischiose (secondo la Mazzucato), c'è bisogno della longa manus dello Stato. lion & cat Voglio soffermarmi qui, su un paragrafo in particolare, dedicato al rischio d'impresa. Cos'è l'imprenditorialità? Chi è l'imprenditore? - s'interroga la Mazzucato...   Tra i più grandi economisti  del XX secolo c'è sicuramente lui, l'austriaco Joseph Schumpeter, un vero e proprio guru e teorico dell'innovazione. Egli vede l'imprenditore come una persona (o  un gruppo di persone) che ha la volontà e la capacità di trasformare una nuova idea in un'innovazione di successo. Si tratta dunque di creare un prodotto nuovo, un processo nuovo o creare un mercato nuovo per un processo o prodotto già esistenti.
[caption id="" align="alignnone" width="288"] L'imprenditorialità usa il vento della distruzione creatrice![/caption]
L'imprenditorialità usa il vento della distruzione creatrice  per rimpiazzare innovazioni di grado inferiore, creando anche nuovi modelli d'impresa (Schumpeter 1949). Ogni nuova tecnologia produce quella distruzione: il motore a vapore, la ferrovia, l'energia elettrica, l'elettronica, l'automobile, il PC, Internet... Ognuna di esse ha distrutto tanto quanto ha creato, ma ognuna ha favorito anche un miglioramento del benessere complessivo. Per Frank Knight e Peter Drucker l'imprenditore è una persona che si assume dei rischi in nome di un'idea, spendendo tempo e capitali in un'avventura dall'esito incerto. Il rischio d'impresa è anche un rischio altamente incerto.   Anche John Maynard Keynes sottolineò la differenza tra incertezza e rischio:
Incerta è la prospettiva di una guerra in Europa, il prezzo del rame e il tasso d'interesse fra vent'anni, l'obsolescenza di una nuova invenzione (...) Su questi quesiti non esiste una base scientifica a cui affidarsi per elaborare una probabilità calcolabile. Semplicemente non lo sappiamo!
keynes incertezz   Fonti e riferimenti bibiliografici: Byers,T. H. (2011) Technology Ventures - Management dell’imprenditorialità e dell’innovazione, The McGraw-Hill Companies Drucker P. (1970) Technology, Management and Society, Oxford Keynes J. M. (1936) The General Theory of Employment, Interest and Money, New York Knight F. (1921), Risk Uncertainty and Profit, Washington Mazzucato M. (2011), The Entrepreneurial State, Demos, London (ed. italiana Lo Stato Innovatore, Laterza) Schumpeter J. (1949) Economic theory and Entrepreneurial History, Harvard University Press, Cambridge    

Fenomenologia di una Startup

"Startup è essenzialmente crescita" "E' azienda innovativa e tecnologica" "E' un azienda nana che nasce con il DNA di una gigante" "Uno stato d'animo: fare cose nuove che cambiano la vita propria e altrui, che cambiano il mondo" "Piccola azienda con l'ambizione di diventare grande e cambiare il mercato in cui opera"
Negli anni e in giro per il web sono state proposte numerose definizioni di StartUp, molte delle quali influenzate dal contesto economico, dal dibattito tra gli innovatori in circolazione, dal paese di riferimento o dalla fonte che esprimeva la definizione. In Italia il rapporto Restart Italia! (2012) ,documento prodotto da una task force composta di 12 persone, costituita per volere dell'allora Ministro dello Sviluppo Economico C. Passera, fornisce la seguente definizione di Start-Up: " … tutte quelle società di capitali, non quotate e residenti o soggette a tassazione in Italia, che soddisfano i seguenti criteri: - sono detenute direttamente e almento al 51% da persone fisiche; - svologno attività di impresa da non più di 48 mesi; - hanno fatturato meno di 5 milioni di euro; - non distribuiscono utili; - hanno quale oggetto sociale: lo sviluppo di prodotti o servizi innovativi, ad alto valore tecnologico; - si avvalgono di una contabilità trasparente che non prevede l'uso di una cassa contanti, fatte salve le spese legate ai rimborsi." (Ministero dello Sviluppo Economico 2012) Steve Blank, imprenditore statunitense, contrappone alla definizione di Company la nozione di Start-Up. Mentre una Company è definita come "un'organizzazione orientata al business, che vende prodotti o servizi in cambio di un corrispettivo" una Startup è definita come "un'organizzazione temporanea, creata per ricercare un business model che sia ripetibile e scalabile" (Blank 2012). "Ripetibile" è legato al puro concetto temporale, ossia la capacità che ha la Start-Up di svolgere più e più volte nel corso del tempo quell'insieme di operazioni capaci di fornire ogni volta sempre gli stessi risultati, come ad esempio la possibilità di riuscire ad ottenere più volte nel tempo un ricavo a fronte dell'erogazione di un determinato servizio che viene prodotto internamente dalla Start-Up e che stia alla base del suo core business. "Scalabile” fa riferimento alla potenzialità dell'attività di generare una crescita significativa dei guadagni, in modo più veloce della crescita dei costi di base. Riguardo il verbo usato da Blank, "ricercare",  si suppone che tale business model da testare non sia ancora stato adottato da altre organizzazioni, ma che sia invece una novità e quindi è lecito dedurre che una Start-Up è un'organizzazione avente un elevato contenuto innovativo. L'innovazione apportata dalla Start-Up può essere di prodotto, di servizio o di processo. Ma quando si parla di Start-Up innovative vi sono problematiche e sfide molto particolari rispetto ad altri settori tradizionali: battaglie e ostacoli anche culturali, mentali, prima ancora che economici o burocratici-legali. A sottolineare il contesto difficile in cui questa tipologia di Start-Up opera, vanno citati i numerosi studi che evidenziano il rapido cambiamento tecnologico, la volatilità del mercato, il breve ciclo di vita del prodotto (Picot, Laub, and Schneider, 1989; Egeln, Licht, and Steil, 1997; McDermott and O'Connor, 2002). Le ricerche mostrano  e sottolineano le difficoltà nel validare il business model e diventare impresa. Ma il fallimento non è visto come limite, ma piuttosto come opportunità. Il comportamento tipico europeo è leggere con attenzione la teoria e dopo provare a fare qualcosa, a sbagliare. Gli americani invece prediligono la vision trial and error. Fate qualcosa, sbagliate, ne traete un insegnamento, tentate di nuovo. Learning by failng! (Krogerus e Tschappler, Piccolo Manuale delle decisioni strategiche, 2009, 7). learning by failing

Il Business Model Canvas

Dopo aver dedicato un paio di slide sul concetto e alcuni esempi pratici, scendiamo un po' più a fondo, nei dettagli, alla scoperta di un tool strategico ormai fondamentale, il Business Model Canvas. Potrebbe esser definito ( e mi vien da definirlo così, sebbene sia improprio, non corretto!) come il Business Plan in una sola pagina, magari su un bel cartellone spazioso. E' la premessa, visual, grafica e testuale allo stesso tempo, del ben più corposo e dettagliato Business Plan. plan222                 Il Business Model Canvas è stato inizialmente proposto da Alexander Osterwalder e poi sviluppato dallo stesso Osterwalder, da Yves Pigneur e da Alan Smith insieme ad una community di 470 esperti in 45 paesi del mondo: questo ha portato alla pubblicazione del libro Business Model Generation (in Italia "Creare modelli di business", Edizioni FAG), oggi un best seller mondiale tradotto in 26 lingue.  In due parole, per spiegarlo a tua nonna, il Business Model Canvas è un modello che spiega come un'azienda crea, distribuisce e acquista valore. Il framework è costituito da 9 blocchi, elementi base di ogni azienda:
  1. Customers Segment: i segmenti di clienti ai quali essa si rivolge (A CHI VENDO?);
  2. Value Proposition: la proposta di valore contenente i prodotti / servizi che l’azienda vuole offrire (COSA OFFRO?);
  3. Channels: i canali di distribuzione e contatto con i clienti (COME?);
  4. Customer Relationships: le relazioni che si instaurano con i clienti;
  5. Revenue Streams: il flusso di incassi generato dalla vendita dei prodotti / servizi (per dirla in francese, COME FACCIO SOLDI?);
  6. Key Resources: le risorse chiave necessarie per produrre il valore da offrire al cliente, risorse fisiche, intellettuali, umane, finanziarie;
  7. Key Activities: le attività chiave che servono per rendere funzionante il modello di business aziendale;
  8. Key Partnerships : i partner chiave con cui l'impresa dovrà stringere alleanze e concludere accordi strategici;
  9. Cost Structure: i costi di struttura che l'azienda dovrà sostenere;
canvasssQual è l'efficacia di tale modello? E perché è davvero innovativo? Esso è costruito sulla logica del visual thinking: consente di mostrare e condividere concetti complessi in modo semplice, attraverso un linguaggio diretto, comprensibile a Tokyo come a Istanbul, universale. E inoltre: - aiuta a trasformare un'idea in un progetto da realizzare, implementare, modificare... - è strumento di analisi strategica... - stimola il lavoro di gruppo, la condivisione, la compartecipazione e la collaborazione nel team... - è un modello innovativo, moderno ed efficace ai massimi livelli, creato da Alexander Osterwalder insieme ad altri 470 consulenti internazionali... - è stato testato, verificato e applicato con successo da aziende innovative di tutto il mondo e di ogni dimensione: tra le più conosciute ci sono Ericsson, Coca-Cola, Capgemini, Deloitte... - è attualmente insegnato in Master e Centri di formazione ed eccellenza nazionali ed internazionali, come ad esempio Stanford e Berkeley University...E qui a Caserta lo si impara, un tassello alla volta, nei 12 moduli dell'Academy di 012Factory!   Per chi volesse scaricare un estratto della versione italiana del manuale di Osterwalder: http://www.crearemodellidibusiness.it/pdf/Estratto_ModelliBusiness_gratuito.pdf