Liquido, veloce e interconnesso – Sappiamo di non sapere

di Federico Giovanni Rega

Si sale, si scende, tutti i giorni, su e giù, up and down, buy and sell, continuamente, un'altalena il mercato. A volte dipende da dove guardiamo e da come guardiamo le cose, dipende dalle nostre prospettive, dai cigni neri, dal caso. Paure, timori, esuberanza, formule matematiche, boom, crisi, boom, crisi. Che mal di testa.

E il mal di testa è anche più forte, se compaiono figure nuove, se appare qualcosa che non conosciamo bene, ma che è sulla bocca di tutti: vorremmo salire sulla giostra ma non sappiamo se è troppo rischioso. Ma la finanza lo sa, solo rischiando, si punta in alto. Se rischi, puoi vincere o perdere (molto); se non rischi nemmeno, hai già perso.

Questo è un post di riflessioni personali. Non ho mai voluto scrivere o parlare tanto di bitcoin perchè so di non sapere. Questo è anche il titolo di un articolo recente di Stefano Capaccioli, dottore commercialista e presidente AssoB.it, pubblicato su Econopoly de Il Sole 24 Ore.

Risultati immagini per so di non sapere Io, come tanti di noi, so di non sapere niente di preciso sul bitcoin e su alcune tecnologie dirompenti. Ci fidiamo, non ci fidiamo? E' un po' come il tifo sportivo, già ci sono due squadre, eppure chi sa veramente quale sarà il futuro modello di economia?

E' tutto così liquido, veloce e interconnesso. L'economia e la finanza non saranno più le stesse, niente sarà più lo stesso. I nostri manuali ci danno nozioni e informazioni preziosissime, ma non sufficienti. Domani (o forse già oggi?), mentre leggeremo il bilancio di una banca, dovremo dare uno sguardo anche a un manuale di machine learning e intelligenza artificiale. Le stesse aziende non potranno più guardare e analizzare singolarmente gli eventi, i rischi, le variabili. Piuttosto dovranno guardarne (e controllarne) le relazioni. Non potremo affidarci più di tanto ai modelli matematici e alle assunzioni, senza scendere dalla torre d'avorio, senza scendere tra gli uomini, nella storia, nelle loro pulsioni, nelle loro domande intime, le stesse che ritroviamo nel pensiero dei filosofi del passato. Se un robot consegnerà una pizza meglio di noi, se sarà fare il consulente finanziario o l'avvocato meglio di noi, noi non potremo più non approfondire e coltivare ciò che un bot non potrà mai fare: amare, pensare in modo critico, porsi domande, emozionarsi, lavorare in team e gestire altre persone, colleghi, idee. Volenti o nolenti, che ci piaccia o no, il mondo sta cambiando, sta già accadendo.

L'altro ieri, alla stazione metropolitana di Napoli Piazza Amedeo sono comparsi (un miracolo? una magia?) i tabelloni elettronici che segnalano l'arrivo o la partenza di un treno e i vari dettagli utili. Nello stesso momento, dall'altra parte del mondo CME e Nasdaq lanciano i future sul bitcoin, PWC e EY accettano bitcoin e criptovalute, in un'ottica più collaborativa con le startup e aziende che operano in ambito bitcoin e blockchain. Che ci piaccia o no, che capiamo o no, "i tempi corrono".

Non sappiamo bene come funziona il bitcoin, non lo capiamo affondo, ma non è una novità questa. Nelle rivoluzioni industriali, è sempre arrivata prima la tecnologia, la scoperta. E dopo la scienza, la spiegazione. Da secoli, tornano nuovi conflitti e guerre: apollineo e dionisiaco, ragione e cuore, uomo e macchina. La distruzione creatrice crea scompiglio, ma ogni volta apre una finestra sul futuro.

Tutti i giorni, usiamo strumenti e tecnologie che non conosciamo neppure appieno... Ci siamo già dentro - è stato questo il commento di un uomo dal barbiere, mentre si dibatteva di whatsapp, facebook ecc.

Là fuori si corre. Non sarà più lo stesso neppure lo scenario geoeconomico domani. Mentre ci culliamo nelle nostre tradizioni e convinzioni, là fuori corrono. Cina, India, Indonesia e altri emerging markets non saranno più emerging. Governeranno l'economia mondiale. PWC ha provato a immaginare il mondo nel 2050 nel suo ultimo report: impressionanti le proiezioni.

Impressionante come arrivino delle tempeste, delle onde, e non abbiamo nemmeno il tempo di ragionarci su, di fare due calcoli. Semplicemente, sappiamo di non sapere.