“La singolarità è vicina…”

di Federico Giovanni Rega

L’innovazione viene - fin dall'esame di Economia e Gestione e/o Analisi strategiche, all'università - distinta dall’invenzione e definita come la commercializzazione di un’invenzione (turning knowledge into money) attraverso la produzione e la vendita di un nuovo bene o servizio (i. di prodotto) o mediante l’utilizzo di un nuovo metodo di produzione (i. di processo). L’imprenditorialità – scriveva Schumpeter -  usa il vento della distruzione creatrice  per rimpiazzare innovazioni di grado inferiore, creando nuovi prodotti e anche nuovi modelli d’impresa. Ogni nuova tecnologia produce quella distruzione: il motore a vapore, la ferrovia, l’energia elettrica, l’elettronica, l’automobile, il PC, Internet. Ognuna di esse ha distrutto tanto quanto ha creato, ma ognuna ha favorito anche un miglioramento del benessere complessivo.

Gli economisti schumpeteriani sostengono che l’innovazione sia un esempio concreto di incertezza di Knight, impossibile da modellizzare mediante una distribuzione normale di probabilità (a differenza  del rischio, secondo Knight, associato a una situazione di incertezza oggettivamente probabilizzabile). Potremmo definire l’innovazione un caso di singolarità, un’ipotesi di non continuità e non linearità, un processo di trasformazione e accelerazione esponenziale.

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Tale processo però necessita di una finanza paziente. Gli investimenti in R&S impiegano anni e anni per materializzarsi in nuovi prodotti, e spesso questi ultimi non sfondano. Si pensi, ad esempio, al settore farmaceutico: possono passare anche 17 anni dal momento in cui parte un progetto di R&S al momento in cui l’innovazione diviene prodotto. Il costo è di circa 403 milioni di dollari per farmaco e il tasso di insuccesso è elevatissimo, mentre il tasso di riuscita di appena lo 0,01%. Spesso, la ricerca è connotata da serendipity (coincidenze fortunate) e la tecnologia è leggermente in anticipo sulla scienza, come accadde anche durante le due Rivoluzioni industriali. Ovviamente, l’innovazione è basata su strategie a lungo termine e investimenti mirati, ma i rendimenti di questi ultimi sono estremamente incerti.

Gli schumpeteriani, evidenziando la marcata incertezza dell’innovazione tecnologica, enfatizzano la componente dei “sistemi di innovazione” definiti come “la rete di istituzioni del settore pubblico e di quello privato che con le sue attività e interazioni avvia, importa, modifica e diffonde nuove conoscenze e tecnologie” . Quello che conta non è lo “stock” di R&S, ma la circolazione della conoscenza e la sua diffusione attraverso l’economia. L’innovazione non è una black box, ma è sistema (interaziendale, regionale, nazionale, globale): è la rete l’unità di analisi, non l’impresa, e le competenze che generano innovazione sono parte di un’attività collettiva che avviene attraverso una rete di attori e le loro relazioni. Nella cosiddetta economia della conoscenza (knowledge economy), occorre dunque un’infrastruttura di supporto all’imprenditorialità innovativa, dove un ruolo primario è svolto dal capitale intellettuale.  La conoscenza diviene prodromo principale dell’innovazione e la sua gestione una delle principali fonti di vantaggio competitivo per le imprese.

Innovazione è un termine sempre più attuale, per chi sa ben osservare. Fra i settori basati sulla tecnologia emersi negli ultimi 25 anni vi sono quelli della telefonia wireless, biotech, nanotech, servizi finanziari online; altri settori sono stati trasformati, rivoluzionati da innovazioni disruptive: pensiamo al settore delle telecomunicazioni. Ma, ancora, nuovi trend e paradigmi tecnologici-scientifici stanno emergendo: basti pensare al fintech e al medtech, o a Internet of Things, ai wearable device, alla stampa 3D e le sue innumerevoli applicazioni. L’impatto non è stato limitato ai settori a base scientifica: l’innovazione tecnologica è responsabile della nascita di nuovi settori, e l’innovazione resta una potente fonte di vantaggio competitivo, probabilmente per ogni settore.

Proiettandoci oltre, l’innovazione riguarderà ogni aspetto della nostra vita. Pensiamo ai progressi medici o a tre tecnologie rivoluzionarie del ventunesimo secolo: la genetica, la nanotecnologia e la robotica (che include l’intelligenza artificiale). Probabilmente, la singolarità è vicina, citando il titolo di un saggio pubblicato da Raymond Kurzweil nel 2005.

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