Il Capital Asset Pricing Model, tra teoria e pratica

di Fabrizio di Sciorio

  La proliferazione dei modelli finanziari si è avuta a partire dal 1952 grazie agli studi di Harry Markowitz con la Modern Portfolio Theory. Lo studioso americano ha introdotto il concetto di diversificazione del rischio, ovvero la possibilità di ridurre parte della volatilità del portafoglio investendo in titoli che hanno movimenti di mercato opposti. Un’altra tappa fondamentale nello sviluppo dei modelli matematici per la finanza è stata l’introduzione del Capital Asset Pricing Model nel 1964. Il CAPM, che a distanza di tempo viene utilizzato ancora oggi, si basa su una relazione lineare tra rendimento e rischio. Tale modello è noto per il coefficiente di proporzionalità denominato beta, indicatore del cd. rischio di mercato, non eliminabile attraverso la diversificazione. La formalizzazione matematica è la seguente: E(Ri)-rf= β* [E(Rm)-rf], tale equazione spiega la relazione tra l’eccesso di rendimento della singola attività ed il premio per il rischio di mercato. La dipendenza tra le due variabili è misurata tramite un unico fattore di volatilità appunto, il Beta. Questo parametro indica quanto il valore del titolo si muova in sintonia col mercato:

  Risultati immagini per beta formula Numerosi studi hanno messo in discussione la validità del CAPM (Ross) (altro…)

Storia della Banca d’Italia

di Felice Marchese   Prima del recente scandalo BPI-Antonveneta, i mass media e le normali fonti di informazioni non hanno mai spiegato che cos'è, come funziona e a chi appartiene la Banca Centrale Italiana. Prima di entrare nel merito, ricordiamo che le funzioni principali della Banca d'Italia, prima dell'introduzione dell'euro, erano: a) emettere il denaro ufficiale e decidere quanto emetterne e quanto ve ne debba essere sul mercato ( money supply); b) fungere da prestatore di ultima istanza (lender of last resort) per le banche in difficoltà finanziaria; c) fissare il tasso ufficiale di sconto; d) gestire i tassi di cambio internazionale; e) concedere le licenze per l'apertura di nuove banche di credito; f) disciplinare e vigilare sulle banche di credito, monitorare la correttezza del loro operato, anche nei rapporti col pubblico; g) provvedere all'acquisto dei titoli del debito pubblico rimasti invenduti (la BCE non ha questa funzione). Banca-Italia                

La Banca d'Italia è una banca a capitale privato e gestita in modo privato e nell'interesse dei suoi soci o partecipanti privati e senza alcun controllo democratico del Parlamento o del Governo. Con la legge bancaria promulgata nel 1994 dal Governo Ciampi, la Banca d'Italia viene rinominata, formalmente, "Istituto", mentre il suo capitale sociale passa da 200 a 300 milioni di lire. L'art 3 dello statuto (versione 2002) stabilisce: il capitale della Banca d'Italia è di 156.000 euro rappresentato da quote di partecipazione di 0,52 euro ciascuna. Questo capitale ha un ammontare chiaramente ridicolo. Ciampi, notoriamente, prima di diventare ministro, capo del Governo e Presidente della repubblica, era Governatore della Banca d'Italia, scelto dai finanzieri proprietari della medesima. La Banca d'Italia nasce con la legge n. 43 del 10 agosto 1893 dalla fusione di tre preesistenti banche e dalla liquidazione della Banca di Roma, dovuta a un colossale scandalo. La nomina dei suoi organi amministrativi e di controllo spettava e spetta all'assemblea dei soci o partecipanti, non al Governo né al Parlamento, come si spiegherà in seguito. nel 1926 il regime fascista riservò alla Banca d'Italia in via esclusiva la funzione di emettere valuta di Stato. Con una serie di norme tra il 1938 e il 1994 si arrivò ad attribuire alla Banca d'Italia la denominazione di "Istituto di diritto pubblico", sebbene in realtà restasse privata a tutti gli effetti; la totale indipendenza dal controllo pubblico, il potere di fissare sia il tasso di sconto che la ragione dello sconto (quanto percentualmente la Banca anticipa allo Stato sui titoli del debito pubblico che questo le presenta da scontare). Lo statuto del 1948 (nascita della Costituzione), controfirmato da Enrico De Nicola e Alcide de Gasperi, afferma che la Banca d'Italia è un Ente pubblico, e l'art. 3 sancisce che la maggioranza debba essere pubblica e i soci che compongono la maggioranza debbano essere a loro volta a maggioranza pubblica. La banca d'Italia si trovava, fino alla sua riforma del 16 dicembre del 2006, pesantemente fuori dai requisiti di legge, poiché era, come è, quasi completamente posseduta da gruppi bancari e assicurativi totalmente privati. I soci azionisti della Banca d'Italia sono, all'85% circa, banche private; al 10% assicurazioni private.

Queste percentuali sono state ricavate da un'indagine di FAMIGLIA CRISTIANA del 4 gennaio del 2004 e da IL SOLE 24 ORE con un'operazione di spulcio tra la contabilità delle banche e assicurazioni azioniste della Banca d'Italia, che sono, fortunatamente per noi, ancora tenute a dire dove investono i nostri soldi.

Felice Marchese, Seconda Università degli Studi di Napoli