The Adam Smith problem e l’economia della simpatia

di Federico Giovanni Rega

Adam Smith (1723 – 1790) è stato un filosofo ed economista scozzese, che, a seguito degli studi intrapresi nell'ambito della filosofia morale, gettò le basi dell'economia politica classica. Rese autosufficiente la teoria economica, anche se già nell’arco di tutto il Settecento, la giovane scienza dell’economia si avvale, nel suo farsi autonoma, del contributo della Scuola napoletana (privilegiati dagli economisti napoletani sono alcuni temi d’analisi, come valore e moneta, ricchezza e sviluppo, insieme alla riflessione sul significato di ‘civiltà’ nella vita economica, l’«economia civile». Spesso Smith è stato definito il padre della scienza economica. In effetti, nonostante molti precursori dell'economia classica avessero prodotto singole tessere o parti dell'intero mosaico, nessuno di essi fu in grado di fornire in un'unica opera il quadro generale delle forze che determinassero la ricchezza delle nazioni, delle politiche economiche più appropriate per promuovere la crescita e lo sviluppo e del modo in cui milioni di decisioni economiche prese autonomamente vengano effettivamente coordinate tramite il mercato.

La ricchezza delle nazioni L'opera più importante di Smith, l’Indagine sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni (1776) diventa il testo di riferimento, con le dovute specifiche peculiarità, per tutti gli economisti classici del XVIII e XIX secolo (David Ricardo, Thomas Robert Malthus, Jean-Baptiste Say, John Stuart Mill). In termini moderni si direbbe che Smith fu un teorico della macroeconomia interessato alle forze che determinano la crescita economica, anche se le forze di cui parlava erano ben più ampie rispetto alle zone oggi analizzate dalla moderna economia, infatti il suo modello economico è ricco di considerazioni di tipo politico, sociologico e storico.

(altro…)

“Una somma di piccole cose” – Intervista a Gianluca Abbruzzese

di Federico Giovanni Rega

Oggi abbiamo incontrato un mentore, un curioso, un innovatore, un imprenditore. E' difficile sintetizzare in due righe la persona che è Gianluca Abbruzzese. Esperto di Marketing, Comunicazione e Open Innovation. Founder di Lascò, precedentemente co-founder  e mentor di 012factory e mentor Lean Startup Machine. Con le sue parole, idee e imprese progetta nuove soluzioni, adottando un approccio lean, smart, veloce per realizzare all’interno o intorno alle aziende piccoli ecosistemi di innovazione. Ecosistema, ecco, la parola esatta. Un approccio open, pluralista, mai stanco di acronimi e perimetri, ma che va oltre. Oltre il digitale, oltre il presente. Cercando valore (anche) nelle idee del passato, negli insegnamenti dei filosofi, per capire il futuro. Innovazione e filosofia, digital e human. Perché forse le domande che ci poniamo sono le stesse del passato, i cigni neri cambiano faccia ma son sempre dietro l'angolo e solo la conoscenza e la ricerca continua possono indicarci una via, nonostante sia tutto un random walk...

L'immagine può contenere: 1 persona, in piedi, scarpe e spazio al chiuso

Ricordo un mio vecchio appunto, dalla I edizione dell’Academy di 012factory. Modulo 6 Marketing e Comunicazione. E una tua equazione: “La Comunicazione è negoziazione” cosa vuol dire?

In realtà è una frase attraverso la quale il grande Umberto Eco sottolineava come la comunicazione sia sempre frutto di un incontro, di una “mediazione” tra due o più persone che sono portatori ognuna di una diversa esperienza, conoscenza del mondo,

(altro…)

Come le nuove tecnologie cambiano il mondo

di Eduardo Belli

La nascita di Internet risale all’ultimo secolo dello scorso millennio. L’introduzione di tali nuove tecnologie ha sempre affascinato ed è sempre risultata essere fonte di cambiamenti a livello globale di carattere economico, tecnologico, sociale etc… Sebbene non fosse pratica diffusa, il web è stato per molto tempo utilizzato al solo scopo di scambiare informazioni (mentre oggi possiede numerose funzioni).  Con l’arrivo del nuovo millennio lo sviluppo tecnologico, in particolare in materia informatica ha condotto, e  sta conducendo, ad un cambiamento epocale della visione del mondo in tutti i suoi profili esistenti portando l'umanità in un vero e proprio nuovo mondo. La nascita dei social media, delle piattaforme di scambio e di tutte le altre fonti (ormai) esistenti ha prodotto un fortissimo impatto su tutta l’economia. In particolare l’accesso a fonti di crowdsourcing, crowdfunding e più in generale alla sharing economy hanno modificato i modelli di  business e più in generale l’economia a livello mondiale. L’ampia, variegata e sempre più repentina condivisione di informazioni produce forti impatti sulle asimmetrie informative conducendo ad una riduzione in tutti i settori e a tutti i livelli il moral hazard e l’adverse selection incrementando la concorrenzialità delle imprese presenti sui mercati, comportando la riduzione dei prezzi di beni e servizi offerti. lavoro-freelance-6-consigli

L’utilizzo di tali tecnologie, e dei comportamenti derivanti dal loro utilizzo, sta producendo un ampliamento esponenziale e sempre più rapido dei mercati verso il livello successivo (da locale a regionale, da regionale a nazionale, etc…). Ciò conduce ad una internazionalizzazione delle imprese sempre più frequente, repentina ma soprattutto possibile, incidendo in maniera consistente sulla concorrenza. La possibilità per gli imprenditori di poter accedere, a costi sempre minori (talvolta nulli), alle conoscenze necessarie per la nascita, sviluppo e  proseguimento del proprio business permette  da un lato l’allargamento del mercato del lavoro e ad una trasformazione delle mansioni necessarie alla sopravvivenza di un’impresa e dall’altro  allo sviluppo di una prospettiva sempre più indipendente del lavoro andando ad erodere la filosofia ottocentesca del rapporto tra l’imprenditore e i dipendenti (aspetto che non ha solo implicazioni positive poiché può portare alla riduzione, in certi casi, dell’organizzazione aziendale). Questa prospettiva , ormai parte del sistema economico che conosciamo, è molto distante dal profilo e dal framework tipico del fattore lavoro come è stato anticamente immaginato. Ne deriva che lo sviluppo di tale riflessione a livello sistemico può condurre a grossi cambiamenti a livello legislativo e spostamenti macroeconomici nel mercato del lavoro. Nel primo caso il mutamento dei rapporti lavorativi produrrà la necessità di notevoli innovazioni in campo contrattuale non solo a livello nazionale ma, data la portata del fenomeno, anche a livello internazionale.arton34752

 Altro punto di vista particolarmente interessante è quello macroeconomico. La progressiva compressione dei prezzi dovuta alla riduzione delle asimmetrie informative e alla sempre crescente forza contrattuale della domanda provoca l’abbassamento dell’inflazione e delle sue previsione future. Di qui il necessario adeguamento degli obiettivi di inflazione, per i risultati macroeconomici perseguiti dalle istituzioni, e di conseguenza di tutti gli indici di riferimento della situazione economica italiana, europea e mondiale. Tutti questi sviluppi potrebbero condurre ad una reale rivoluzione del sistema capitalistico, dell’intero panorama economico mondiale e della cultura sociale che conosciamo.

Amartya Sen, oltre l’utilità come minimizzazione dell’essere umano

L’articolo è già stato pubblicato sul blog di Rethinking Economics Italia, forum aperto agli studenti per la discussione delle teorie economiche alternative all'economia mainstream. E' una rete studentesca nata a Roma, che promuove il pluralismo teorico, metodologico e interdisciplinare nell’ insegnamento dell’economia sia dentro le università che fuori da esse.
Rethinking Economics Italia è la rappresentanza italiana all’interno del gruppo internazionale di Rethinking Economics. In fondo potete trovare il link originale.

Nel mondo moderno, le possibilità e le opportunità della vita di una persona sono influenzate, se non addirittura dominate dagli spropositati livelli di diseguaglianza che lo caratterizzano. Ad esempio, una bambina nata in Norvegia, dove il tasso di mortalità infantile è uno su 250¹, vivrà una vita più lunga e sicuramente più agiata di una sua controparte nata in Sierra Leone, dove lo stesso tasso si aggira intorno al 20%. Il mondo in cui viviamo, seppur sicuramente più ricco di un tempo, è caratterizzato da una coesistenza di enormi ricchezze e fortissime sofferenze, e in cui persiste ancora una sorta di cecità morale.

 

Il pensiero contemporaneo non ha tanto lasciato cadere i valori e le risposte ai quesiti morali, quanto la stessa domanda etica, ritenuta ormai inutile e inefficace. Ha realizzato, pertanto, un nichilismo compiuto, spingendosi fino a un radicalismo negativo di ogni fondamento, a partire dalla filosofia, dall’etica e dalla politica, ma coinvolgendo anche il sapere scientifico (Sparaco, 2010). Come può la maggior parte di noi riuscire a vivere senza porsi alcun problema, ignorando completamente le diseguaglianze che caratterizzano il nostro mondo? – È il quesito che si pone l’economista indiano Amartya Kumar Sen (Sen, 2002), premio Nobel per l’economia nel 1998. Tra i pensatori più impegnati nella lotta alla povertà e alla diseguaglianza, Sen è fortemente critico nei confronti della concezione dominante dell’economia nel Novecento, che la riduce “a una sola dimensione”, al solo gelido “pensiero calcolante”, alla massimizzazione dell’interesse egoistico del singolo attore, dell’homo oeconomicusrazionale. Tutto ciò minimizza l’essere umano (Sen, 2006). Richiamandosi esplicitamente a Kautilya, filosofo indiano del IV sec. a.C., ma anche alla riflessione occidentale (partendo da Aristotele), Sen rivendica la necessità di mantenere sempre, accanto al pensiero calcolante, il cosiddetto pensiero pensante, metafisico ed etico, capace di cogliere interamente il senso e la direzione dell’agire umano.

Nel suo libro On Ethics and Economics (1987), Sen evidenzia come l’utilità individuale non sia l’unica cosa che ha valore nel determinare le scelte delle persone. Se da un lato, infatti, l’utilità non rappresenta adeguatamente il benessere umano (well-being), dall’altro, lo sviluppo non può essere identificato semplicemente con l’aumento del reddito pro-capite.Analfabetismo, diffusione di malattie e mortalità prematura, mancanza di libertà civili e politiche limitano pesantemente la libertà di azione delle persone.

Sen pone l’attenzione sul concetto di eguaglianza, partendo da quesiti fondamentali, che in pochi si domandano oggi: Why equality? Equality of what? Non si può, infatti, pretendere di difendere l’eguaglianza (o di criticarla) senza sapere quale sia il suo oggetto, ossia quali siano le caratteristiche da rendere uguali (redditi, ricchezze, opportunità, libertà, diritti, ecc). Interrogarsi sull’uguaglianza dovrebbe significare innanzitutto chiedersi quali siano gli aspetti della vita umana che devono essere resi eguali. La storia della filosofia ci offre una molteplicità di esempi diversi di soluzioni: John Rawls descrive l’eguaglianza come un paniere di beni primari di cui tutti gli individui dovrebbero disporre; gli utilitaristi come eguale considerazione delle preferenze o delle utilità di tutti gli individui. Quale, tra queste, è la soluzione migliore? Sen collega il valore eguaglianza al valore libertà: quest’ultima è da lui connessa ai concetti di “funzionamenti” e “capacità”. Con l’espressionefunzionamenti, egli intende “stati di essere e di fare” dotati di buone ragioni per essere scelti e tali da qualificare lo star bene. Esempi di funzionamenti sono l’essere adeguatamente nutriti, l’essere in buona salute, lo sfuggire alla morte prematura, l’essere felici, l’avere rispetto di sé, ecc. Con l’espressione capacità (capabilities), Sen intende invece la possibilità di acquisire funzionamenti di rilievo, ossia la libertà di scegliere fra una serie di vite possibili: “[i] funzionamenti costituiscono lo star bene, le capacità rappresentano la libertà individuale di acquisire lo star bene”. Per questa ragione, Sen sottopone a critica tutte quelle teorie che fanno della libertà un qualcosa di meramente strumentale, privo di valore intrinseco. Agli occhi di Sen il reddito appare come qualcosa di vago e impreciso, poiché una persona malata e bisognosa di cure è sicuramente in una condizione peggiore di una persona sana avente il suo stesso reddito. La conclusione a cui perviene è che il grado di eguaglianza di una determinata società storica dipende dal suo grado di idoneità a garantire a tutte le persone una serie di capabilities e di acquisire fondamentali funzionamenti, ossia un’adeguata qualità della vita o well-being generale, non ristretto entro parametri strumentali o economici. Fedele a questa impostazione, Sen è giunto, nei suoi scritti, a tratteggiare una teoria dello sviluppo umano in termini di libertà (development as freedom) ricollegandosi alla tradizione aristotelica dell’eudaimonìa: l’espressione greca “eudaimonìa” non corrisponde affatto alla sua usuale traduzione inglese in happiness (felicità), ma potrebbe essere associata al termine fulfillment, che vuol dire realizzazione completa di sé e che può essere resa con la bella immagine di una “vita fiorente” (flourishing life). L’eudaimonìa come la intende Sen si contrappone non solo al vecchio ideale della Welfare Economics e del suo benessere materiale, ma anche alla formulazione dello stesso Aristotele. Secondo Sen, infatti, l’eudaimonìa deve portare a uno sviluppo pluralistico, per cui “esiste una pluralità di fini e di obiettivi che gli uomini possono perseguire”. L’errore commesso da Aristotele sta nell’aver individuato una “lista” di funzionamenti universalmente valida, trascurando, di fatto, l’individuo stesso. Secondo Sen, invece, essendo tanti i fini e gli obiettivi che ciascun individuo può legittimamente perseguire, anche le capabilities sono, di conseguenza, una pluralità. In conclusione, c’è, nel mondo in cui viviamo, un abbandonato bisogno di porre domande non solo intorno agli aspetti economici o politici, ma anche (e soprattutto) intorno ai valori e all’etica. Occorre considerare la complementarità esistente tra le differenti istituzioni, quali il mercato, i sistemi democratici, e le opportunità sociali. Istituzioni, queste, alle quali bisognerebbe guardare non come luoghi astratti e naturalmente efficienti, ma come qualcosa di più complesso, che comprende, sì, i dati, ma anche le persone, con le loro vite e la loro etica.

Federico Giovanni Rega

Bibliografia: Clemente Sparaco, Il Nichilismo nostro contemporaneo, Dialgesthai, Rivista telematica di filosofia, anno 12 (2010)

Amartya Sen, Globalizzazione e libertà. Milano, Arnoldo Mondadori, 2002

Amartya Sen, Identità e violenza, traduzione di Fabio Galimberti, Laterza, 2006

Note:

¹ UNDP, Human Development Report 2007

© riproduzione riservata

Link dell’articolo originale: http://www.rethinkecon.it/why-equality-equality-of-what-amartya-sen-oltre-lutilita-come-minimizzazione-dellessere-umano/

Non scienza esatta, ma scienza dell’uomo

L'economia? Scienza triste, numeri, cifre, dati. Gelido ed inanime calcolo. Un pallottoliere al posto del cuore. E alla base l'ipotesti dell'uomo, animale razionale, un homo oeconomicus. L'economia è una scienza dell'uomo, è così? E la storia dell'uomo ci offre innumerevoli esempi dell'irrazionalità umana, delle nostre debolezze e imperfezioni. Perdonerete, spero, il mio abuso di filosofia. Mi vien da ricordare Nietzsche. Tutta la filosofia nietzscheana è segnata dal filo rosso della consapevolezza di un fondamento dell'umano che va in frantumi, mettendo in mora un'idea di umanità che risponderebbe ai canoni di un modello antropologico umanistico-classicista. In tutta la produzione dell'autore, dagli scritti sulla “Nascita della tragedia” (dall'introduzione della diade apollineo-dionisiaco) ai frammenti postumi della “Volontà di Potenza”, emergono gli elementi di un frantumarsi dell'idea di una unità essenziale dell'umano ed al posto dell'unità sono rintracciate come costituenti una serie di forze contrapposte, che necessitano di un disciplinamento. L'uomo è ormai superato e deve lasciar spazio ad una nuova forma di umanità (il famoso Übermensch), suggeriva Nietzsche. Questa concezione dell'uomo come “animale non definito [o stabilizzato: festgestellt]” come animale incompleto, “bestia più imperfetta”, “imperfetto mai perfettibile”(Umano troppo umano), influenzerà poi le riflessioni novecentesche sulla crisi dell'umano. E' così: siamo un miscuglio, un impasto di calcoli e impulsi, affetti e contrasti, caos e ordine... Ecco che se l'economia è scienza sociale, scienza dell'uomo, non può non subirne, almeno in parte, i suoi stessi caratteri. Pensiamo alla finanza, alle bolle speculative, quella dei Tulipani, allo scandalo Madoff, ai famosi animal spirits raccontati da Keynes, la crisi del '29 e le recenti allucinanti pazzie che hanno portato alla Grande recessione. Parigi 1941: la città è occupata dai nazisti. Un bambino ebreo incontra un soldato tedesco, con la divisa delle SS. E' impaurito, resta rigido, ma il soldato invece lo abbraccia, gli parla e gli dà del denaro. Daniel Kahneman, psicologo Nobel dell'economia nel 2002, racconta di come quell'esperienza vissuta da piccolo lo abbia convinto che il comportamento umano è complesso e imprevedibile. Egli è convinto che il nostro ragionamento obbedisca a due contrapposti stimoli, che convivono nella nostra mente: il metodo Blink  (un batter d'occhi) e il metodo Moneyball (uno sguardo attento ai dati). Ogni giorno milioni di persone comprano biglietti della lotteria e/o giocano al casinò; è evidente che lo Stato guadagna sempre e comunque. Ma il sogno della vincita influenza il comportamento, illude di poter vincere molto, rischiando poco. E invece nei mercati finanziari s'impiegano molti denari e allora si ricerca dei punti fermi a cui ancorarci. Pensiamo di esser razionali, seguendo l'andamento della Borsa e ricavarne costantemente dei dati confortanti. Eppure poi si crede nella facile ricchezza, si salta su "un bastimento carico di azioni in ascesa" per poi scendere precipitosamente quando le cose iniziano a rivelarsi per quelle che sono realmente. Tratti tipici iscritti nel DNA dell'investitore. Visualizzazione di FB_20140701_21_53_45_Saved_Picture.jpg Prevale la "nostra parte Blink": le scorciatoie mentali spingono l'homo oeconomicus ad allontanarsi dalla fredda razionalità, dai laboriosi e perenni ragionamenti. Come suggeriva già Marco Terenzio Varrone "Homo bulla est" ... L'uomo è bolla! L'economia non si regola da sé, non esiste sistema economico perfetto, esclusivamente razionale, poiché non esiste uomo perfetto. Non esiste una mano invisibile che pensa a tutto. Ne era convinto anche Adam Smith. Siete sobbalzati dalla sedia? Conosciamo tutti A. Smith come il padre dell'economia, pochi conosciamo A. Smith come filosofo, appassionato di letteratura, curioso lettore di Dante, Petrarca, tanto da scrivere un saggio sull'affinità tra poesia italiana e poesia inglese.

 Insomma, un pensatore a 360°, che ha fondato anche la teoria economica sul principio di simpatia, sentimento per cui ci identifichiamo nell'altro e ne chiediamo approvazione. Sentimento sì, Smith sapeva bene che erano i sentimenti a regolare i nostri giorni. Sentimenti come la curiosità che ti spinge a conoscere sempre, ancora di più, in tutti i campi. La stessa curiosità che spinge Adam Smith (l'altra metà di un uomo, tutto da scoprire, leggere, capire)  a spaziare dal libero scambio agli interrogativi più intimi, dalla concorrenza nel mercato alla poesia, all'astronomia.

La stessa curiosità che mi spinge, ora e che, spero, non morirà mai in me.

Federico G. Rega

Riferimenti bibliografici: Claudia Galimberti, "Nobel dell'economia? Affare per psicologi!" Claudia Galimberti " Il pioniere dell'economia era un filosofo" Fabrizio Galimberti "Economia e pazzia"

Nota: i riferimenti alle opere dei filosofi (vedi Nietzsche) sono citati nel testo, in parentesi.