Business, tra Digitalizzazione e Digital Transformation

di Eduardo Belli  

Negli ultimi anni il mondo ha affrontato una trasformazione digitale che ha avuto un forte impatto sulla vita di tutti i giorni e che ha visto numerosi dibattiti e teorie sul cambiamento delle dinamiche relazionali tra le persone. Data la sede in cui queste brevi righe saranno pubblicate, mi sembra doveroso far vertere il discorso sull’altro lato della medaglia: l’impatto delle tecnologie sulle imprese. Sebbene sia anch’esso argomento ampiamente diffuso e discusso, l’impatto delle nuove tecnologie sulle logiche di business non è sempre chiaro. La ragione cardine di quest’assunto è che spesso imprenditori e manager tendono a voler utilizzare tali strumenti tecnologici senza conoscere le reali motivazioni di tale scelta con la conseguenza di sfociare, nel contesto aziendale, in fenomeni di digitalizzazione anzichè di reale digital transformation. Portare tutti i processi in digitale (digitalizzazione) non ha la stessa efficacia dell’effettuare una trasformazione vera e propria dei processi aziendali integrandoli con strumenti digitali. E’ per questa ragione che la logica appena descritta può ridisegnare il business aziendale incidendo sostanzialmente sulla value proposition (il valore dell'offerta aziendale), sulle attività svolte, sulla gestione del personale e in generale sull’intera organizzazione. Operare una digital trasformation può modificare il rapporto tra l’azienda e i suoi clienti, ad esempio attraverso l’introduzione di sistemi di CRM (il Customer Relationship Management per la gestione del rapporto con i clienti) cambiare le modalità di interazione con i consumatori ed essendo più reattivi nei confronti del mercato. Effettuare trasformazione digitale non significa solamente digitalizzare processi di reporting ma anche ad esempio introdurre la robotica nei processi produttivio (che non è una novità per le aziende). Nell’articolo “Smarter,smaller,safer robots” pubblicato dall' “Harvard Business Review” nel 2015  vengono analizzati i vantaggi a livello economico dell’introduzione di robotica intelligente nel manufacturing. (altro…)

Quinto Rapporto sulle Imprese Industriali nel Mezzogiorno, un resoconto

La grande crisi iniziata nel 2008 perdura fino al 2014 con un fatturato che dopo una ripresa nel 2011–2012 è nuovamente sceso al di sotto dei livelli del 2008. E’ quanto emerge dal quinto Rapporto sulle Imprese Industriali nel Mezzogiorno prodotto dalla Fondazione Ugo La Malfa -  in collaborazione con Mediobanca - e presentato venerdì 22 aprile presso il Dipartimento di Economia della Seconda Universita' di Napoli con il direttore Clelia Mazzoni. Al tavolo hanno preso parte, oltre alla direttrice del Dipartimento che ha sottolineato come la presentazione rientri in quelle attivita' formative didattiche volte a trasferire agli studenti una formazione a 360 gradi, Giorgio La Malfa, Paolo Savona,  il presidente della Matching Energies Foundation Marco Zigon e i docenti del Dipartimento di Economia Enzo Maggioni, Amedeo Lepore e Mario Mustilli. Tutte le foto della Presentazione sono disponibili nella Pagina Facebook ufficiale del Dipartimento: https://www.facebook.com/EconomiaSunCapua Il Rapporto, sollecitato anche a suo tempo dall’ex Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per mettere in campo qualcosa in grado di rilanciare il Mezzogiorno, contiene tre gruppi di dati: quelli di bilancio e di conto economico per il periodo 2008 -2014 di 125 imprese industriali, grandi e medie, con sede nel Mezzogiorno, che fanno parte della rilevazione annuale di Mediobanca sulle principali societa’ italiane; dati di bilancio e di conto economico 2008-2013 di tutte le imprese di medie dimensioni (con fatturato da 16 a 355 milioni di euro e numero di dipendenti fra 50 e 499) annualmente censite da Mediobanca–Unioncamere e la localizzazione settore di attivita’e numero di occupati degli stabilimenti ubicati nel Mezzogiorno con piu’ di 500 dipendenti. Si tratta di dati originali non disponibili altrove - consultabili anche sul sito della Fondazione con tutti i dettagli - che consentono di fare il punto sia sulla situazione della congiuntura economica, sia sulla struttura industriale del Mezzogiorno. Un'analisi che ha colmato un gap: mai nessuno, prima della Fondazione, aveva raccolto i bilanci delle imprese del Mezzogiorno. Cosi' come riportato nella sintesi del Rapporto,  i bilanci del gruppo di aziende medie e grandi chiudono in forte perdita (1.6 miliardi di euro su un fatturato di 45 miliardi di euro). Cala l’occupazione, scesa da 76.000 nel 2008 a poco meno di 70.000 unita’. Rimane all’incirca pari al 33 per cento la parte del fatturato destinata alle esposizioni. Dai dati della Fondazione, risulta la presenza esigua di medie imprese nel Mezzogiorno in confronto al resto del paese: si tratta di 245 imprese su 3265 nell’Italia nel suo insieme, pari al 7,5 per cento. La crisi ha comportato una flessione del numero sia a livello nazionale che nel Mezzogiorno dove vi erano 4097 imprese medie nel 2008 in Italia, di cui 357 nel Mezzogiorno. Le 245 Imprese medie sono prevalentemente concentrate in tre regioni: Campania (90), Puglia (50), Abruzzo (46). Nelle altre regioni si scende a numeri trascurabili. Negli anni il calo più forte si e’ manifestato in Abruzzo a seguito della crisi del settore auto (da 81 nel 2008 a 46 nel 2013).Il censimento degli stabilimenti con piu’ di 500 dipendenti indica che i dipendenti complessivi di questo comparto sono scesi da 91.000 circa nel 2010 a 82.000 circa nel 2014. Raggruppando i dati del Rapporto si puo’ stimare l’occupazione industriale nel Mezzogiorno nelle Imprese medie e grandi. Si tratta circa di 113.000 dipendenti su una popolazione di oltre 20 milioni di abitanti. “Ne emerge una situazione difficile che richiederebbe un intervento decisivo del Governo che era stato promesso lo scorso anno quando il presidente del Consiglio annuncio’ un grande piano per il Mezzogiorno, di cui poi si e’ persa traccia - spiega Giorgio La Malfa, presidente della Fondazione  - Un dato positivo, pero’, in questo Rapporto esce, ovvero che le imprese medie che ci sono hanno andamenti economici simili a quelli del resto d’Italia, questo vuol dire che non e’ difficile fare impresa nel Mezzogiorno ma occorre una politica di assistenza e aiuto”.