Morando alla SUN: innovazione, capitale umano e incentivi per la crescita

Capua, Martedì 02/12/2014
“Facciamo buona università in un territorio difficile  e lo facciamo con passione”. Così il Direttore del Dipartimento di Economia della SUN, la prof. ssa Clelia Mazzoni, ha inaugurato la giornata universitaria, una giornata intrisa di fervore. Finalmente vivo fervore. È con quest’ultimo che imprenditori, economisti, docenti, studenti hanno partecipato al workshop “Economia e innovazione per la ripresa e lo sviluppo”  svoltosi nell’aula magna del Dipartimento di Economia, con il vice-ministro dell’Economia e delle Finanze, Enrico Morando. Riflessioni, spunti, analisi, dibattito, lungo il cammino verso un Dipartimento serbatoio di saperi, di pensiero, un Think Tank che si occupi di analisi delle politiche pubbliche, delle opportunità imprenditoriali, dell'economia,  di innovazione. L’innovazione, appunto, è stato un tema centrale della prolusione del vice-ministro Morando, l’innovazione per tornare a crescere, per intraprendere un sentiero di ripresa da una caduta vertiginosa di PIL, reddito medio pro capite e occupazione, la caduta più pesante nella storia dell’Italia unita. E, come ribadito dal Senatore, in un Paese così scisso e frammentato (ma ora nemmeno troppo, ahinoi) tornare a crescere dev’essere la strategia unificante. Sono stati tre i key-points elencati e analizzati da Morando: società della conoscenza e capitale umano; necessità di infrastrutture materiali e immateriali; funzionamento delle istituzioni economiche fondamentali. Partiamo dal primo, con due concetti chiave: economia dell’innovazione schumpeteriana e società della conoscenza. “Non occorre l’innovazione da imitazione – sostiene Morando – importando e reinterpretando l’innovazione tecnologica altrui, come avvenne durante il boom economico. Siamo in un mondo del tutto nuovo e forse anche Marx oggi scriverebbe che il valore (e il plusvalore) di un prodotto è determinata dalla conoscenza insita in esso”. Morando richiama Schumpeter e quel vento di distruzione creatrice dell’imprenditorialità innovativa che deve spingere, decollare verso la crescita. Ma non basta. Occorre ripensare, rivalutare, ridefinire anche lo Stato nell’economia dell’innovazione e qui si fa riferimento agli studi di Mariana Mazzucato sul cosiddetto Stato Innovatore, come motore principale, creatore, facilitatore, risk-taker che deve porre al centro dei propri investimenti il capitale umano (e la sua qualità, come evidenzia Morando), quale fattore decisivo e strategico per la ripresa. “È il sapere e il non sapere a fare sempre più spesso la differenza” – dichiara il vice-ministro. Il secondo punto riguarda le infrastrutture materiali ed immateriali (banda larga e fibra ottica, mobilità, formazione…) che deve attivare lo Stato. Pensiamo alla ricerca di base ed i suoi rischi elevati: come rileva la Mazzucato, nel suo libro, nel settore farmaceutico, ad esempio, possono passare anche 17 anni dal momento in cui prende il via un progetto di R&S al momento in cui l’innovazione si concretizza in un prodotto. Il tasso di insuccesso è elevatissimo ed è qui, ed in altre aree troppo rischiose per l’imprenditore privato delle PMI italiane, che si rivela fondamentale la finanza pubblica paziente. Tuttavia, come ricorda Morando, le condizioni di finanza pubblica sono deboli nel nostro scenario: l’ingente spesa per interessi che ci spetta riduce l’eventuale spesa in conto capitale per investimenti mirati in R&S e innovazione. Ergo, urge un intervento UE, non tanto gli Eurobond, bensì i project bond. Chiariamo: i primi rappresentano un ipotetico meccanismo solidale di distribuzione dei debiti a livello europeo attraverso la creazione di obbligazioni del debito pubblico dei Paesi facenti parte dell'eurozona, da emettersi a cura di un'apposita agenzia dell'Unione europea, la cui solvibilità sia garantita congiuntamente dagli stessi Paesi dell'eurozona; i project bond invece sono prestiti obbligazionari per il finanziamento di progetti infrastrutturali, appunto. Possono riguardare il finanziamento di nuove opere (greenfield) oppure il rifinanziamento del debito di opere già finanziate (brownfield) Morando si sofferma poi su un terzo punto, ugualmente di vitale importanza, questione scottante nel nostro caso: il funzionamento delle istituzioni economiche fondamentali, a partire da giustizia civile e burocrazia.  Il Vice Ministro precisa: si parla di politiche nazionali, non solo concernenti il Mezzogiorno. Si pensi, ad esempio, all’analisi del prof. Amedeo Lepore, docente di Storia Economia alla SUN, sulla Cassa per il Mezzogiorno e la banca mondiale, un modello per lo sviluppo economico italiano, non esclusivamente meridionale o settentrionale. Pur con le dovute specificità, occorre inquadrare problemi e progetti in un contesto nazionale, continentale, oggi probabilmente globale. Il confronto Italia – altri Paesi zona euro è impietoso, ricorda il Vice Ministro. È la giustizia civile nazionale che deve mutare, a partire dai tempi, altrimenti non ci sarà mai una ripresa. Ne viene danneggiata la competitività globale e si amplia il gap nei confronti dei nostri competitor, ad esempio i tedeschi. Va poi accolta una rivoluzione degli incentivi che la società rivolge alla politica e viceversa. Dal tavolo tecnico, presieduto da Raffaele Cercola, ordinario di Marketing del Dipartimento di Economia della Sun, sono arrivate diverse sollecitazioni al viceministro sui temi del credito e del rapporto imprese-banche, delle banche pubbliche, dell’analisi SVIMEZ sul Mezzogiorno, delle politiche europee di sviluppo da parte di Daniela Mele, Divisione Analisi Economica Territoriale della Banca d’Italia, Mario Mustilli, ordinario di Finanza aziendale del Dipartimento di Economia della SUN, Carlo Pontecorvo, imprenditore e presidente della Banca Popolare di Sviluppo, e Stefania Brancaccio, imprenditrice e Cavaliere del lavoro. Due sono stati, in particolare, i punti caldi. La prima riflessione, suscitata da parte del prof. Mustilli, riguarda la tassazione del capital gain. Essa avviene, con alcune eccezioni importanti (Titoli di Stato della Comunità Europea inclusi nella cd. white list) , alla medesima aliquota (26%) indipendentemente dallo strumento sottostante, elementare o derivato, secondo il recente Decreto Legge n. 66 del 24/4/2014, poi convertito nella Legge n. 89 del 23/06/2014, con decorrenza 1/7/2014 (fonte: http://www.directa.it/pub/it/altreinfo/fisco.html). E poi sulla questione della Banca del Mezzogiorno il viceministro ha mostrato tutte le sue perplessità verso un’operazione disarticolata dalle problematiche che doveva affrontare. “Il centro del problema è rappresentato dallo sforzo qualitativo che la politica meridionale deve fare per cambiare radicalmente il rapporto con la società civile!”   Federico Giovanni Rega