Morando alla SUN: innovazione, capitale umano e incentivi per la crescita

Capua, Martedì 02/12/2014
“Facciamo buona università in un territorio difficile  e lo facciamo con passione”. Così il Direttore del Dipartimento di Economia della SUN, la prof. ssa Clelia Mazzoni, ha inaugurato la giornata universitaria, una giornata intrisa di fervore. Finalmente vivo fervore. È con quest’ultimo che imprenditori, economisti, docenti, studenti hanno partecipato al workshop “Economia e innovazione per la ripresa e lo sviluppo”  svoltosi nell’aula magna del Dipartimento di Economia, con il vice-ministro dell’Economia e delle Finanze, Enrico Morando. Riflessioni, spunti, analisi, dibattito, lungo il cammino verso un Dipartimento serbatoio di saperi, di pensiero, un Think Tank che si occupi di analisi delle politiche pubbliche, delle opportunità imprenditoriali, dell'economia,  di innovazione. L’innovazione, appunto, è stato un tema centrale della prolusione del vice-ministro Morando, l’innovazione per tornare a crescere, per intraprendere un sentiero di ripresa da una caduta vertiginosa di PIL, reddito medio pro capite e occupazione, la caduta più pesante nella storia dell’Italia unita. E, come ribadito dal Senatore, in un Paese così scisso e frammentato (ma ora nemmeno troppo, ahinoi) tornare a crescere dev’essere la strategia unificante. Sono stati tre i key-points elencati e analizzati da Morando: società della conoscenza e capitale umano; necessità di infrastrutture materiali e immateriali; funzionamento delle istituzioni economiche fondamentali. Partiamo dal primo, con due concetti chiave: economia dell’innovazione schumpeteriana e società della conoscenza. “Non occorre l’innovazione da imitazione – sostiene Morando – importando e reinterpretando l’innovazione tecnologica altrui, come avvenne durante il boom economico. Siamo in un mondo del tutto nuovo e forse anche Marx oggi scriverebbe che il valore (e il plusvalore) di un prodotto è determinata dalla conoscenza insita in esso”. Morando richiama Schumpeter e quel vento di distruzione creatrice dell’imprenditorialità innovativa che deve spingere, decollare verso la crescita. Ma non basta. Occorre ripensare, rivalutare, ridefinire anche lo Stato nell’economia dell’innovazione e qui si fa riferimento agli studi di Mariana Mazzucato sul cosiddetto Stato Innovatore, come motore principale, creatore, facilitatore, risk-taker che deve porre al centro dei propri investimenti il capitale umano (e la sua qualità, come evidenzia Morando), quale fattore decisivo e strategico per la ripresa. “È il sapere e il non sapere a fare sempre più spesso la differenza” – dichiara il vice-ministro. Il secondo punto riguarda le infrastrutture materiali ed immateriali (banda larga e fibra ottica, mobilità, formazione…) che deve attivare lo Stato. Pensiamo alla ricerca di base ed i suoi rischi elevati: come rileva la Mazzucato, nel suo libro, nel settore farmaceutico, ad esempio, possono passare anche 17 anni dal momento in cui prende il via un progetto di R&S al momento in cui l’innovazione si concretizza in un prodotto. Il tasso di insuccesso è elevatissimo ed è qui, ed in altre aree troppo rischiose per l’imprenditore privato delle PMI italiane, che si rivela fondamentale la finanza pubblica paziente. Tuttavia, come ricorda Morando, le condizioni di finanza pubblica sono deboli nel nostro scenario: l’ingente spesa per interessi che ci spetta riduce l’eventuale spesa in conto capitale per investimenti mirati in R&S e innovazione. Ergo, urge un intervento UE, non tanto gli Eurobond, bensì i project bond. Chiariamo: i primi rappresentano un ipotetico meccanismo solidale di distribuzione dei debiti a livello europeo attraverso la creazione di obbligazioni del debito pubblico dei Paesi facenti parte dell'eurozona, da emettersi a cura di un'apposita agenzia dell'Unione europea, la cui solvibilità sia garantita congiuntamente dagli stessi Paesi dell'eurozona; i project bond invece sono prestiti obbligazionari per il finanziamento di progetti infrastrutturali, appunto. Possono riguardare il finanziamento di nuove opere (greenfield) oppure il rifinanziamento del debito di opere già finanziate (brownfield) Morando si sofferma poi su un terzo punto, ugualmente di vitale importanza, questione scottante nel nostro caso: il funzionamento delle istituzioni economiche fondamentali, a partire da giustizia civile e burocrazia.  Il Vice Ministro precisa: si parla di politiche nazionali, non solo concernenti il Mezzogiorno. Si pensi, ad esempio, all’analisi del prof. Amedeo Lepore, docente di Storia Economia alla SUN, sulla Cassa per il Mezzogiorno e la banca mondiale, un modello per lo sviluppo economico italiano, non esclusivamente meridionale o settentrionale. Pur con le dovute specificità, occorre inquadrare problemi e progetti in un contesto nazionale, continentale, oggi probabilmente globale. Il confronto Italia – altri Paesi zona euro è impietoso, ricorda il Vice Ministro. È la giustizia civile nazionale che deve mutare, a partire dai tempi, altrimenti non ci sarà mai una ripresa. Ne viene danneggiata la competitività globale e si amplia il gap nei confronti dei nostri competitor, ad esempio i tedeschi. Va poi accolta una rivoluzione degli incentivi che la società rivolge alla politica e viceversa. Dal tavolo tecnico, presieduto da Raffaele Cercola, ordinario di Marketing del Dipartimento di Economia della Sun, sono arrivate diverse sollecitazioni al viceministro sui temi del credito e del rapporto imprese-banche, delle banche pubbliche, dell’analisi SVIMEZ sul Mezzogiorno, delle politiche europee di sviluppo da parte di Daniela Mele, Divisione Analisi Economica Territoriale della Banca d’Italia, Mario Mustilli, ordinario di Finanza aziendale del Dipartimento di Economia della SUN, Carlo Pontecorvo, imprenditore e presidente della Banca Popolare di Sviluppo, e Stefania Brancaccio, imprenditrice e Cavaliere del lavoro. Due sono stati, in particolare, i punti caldi. La prima riflessione, suscitata da parte del prof. Mustilli, riguarda la tassazione del capital gain. Essa avviene, con alcune eccezioni importanti (Titoli di Stato della Comunità Europea inclusi nella cd. white list) , alla medesima aliquota (26%) indipendentemente dallo strumento sottostante, elementare o derivato, secondo il recente Decreto Legge n. 66 del 24/4/2014, poi convertito nella Legge n. 89 del 23/06/2014, con decorrenza 1/7/2014 (fonte: http://www.directa.it/pub/it/altreinfo/fisco.html). E poi sulla questione della Banca del Mezzogiorno il viceministro ha mostrato tutte le sue perplessità verso un’operazione disarticolata dalle problematiche che doveva affrontare. “Il centro del problema è rappresentato dallo sforzo qualitativo che la politica meridionale deve fare per cambiare radicalmente il rapporto con la società civile!”   Federico Giovanni Rega  

La normativa italiana per l’Equity Crowdfunding

di Felice Marchese
Un primato, noi italiani, ce l' abbiamo. Ed è quello di essersi dotati primi in Europa di una normativa specifica per l’Equity Crowdfunding. La norma in questione è la 221/2012, recepita poi da un regolamento Consob del 26/06/13 con lo scopo di creare l’ambiente affidabile per lo sviluppo di questa pratica ai più sconosciuta in Italia. equity crowdfunding Vediamo di cosa si tratta e quale vuole essere lo scopo di questa normativa così all’avanguardia in Europa.
L’Italia è la Nazione il cui punto di forza è sempre stato il tessuto delle piccole e medie imprese. Il Credit Crunch ha di fatto in moltissimi casi azzerato la possibilità a tali imprese di finanziarsi attraverso il canale tradizionale bancario. L’equity crowdfunding permette quindi di finanziarsi collocando una parte della proprio capitale sociale attraverso portali Internet preventivamente autorizzati e i cui titolari sono soggetti a rigorose norme. In pratica più persone (folla, crowd) conferiscono somme di denaro (funding) e finanziano l’impresa. Sebbene in Italia esistano diversi modelli, di particolare e preminente interesse sembra essere quello specifico dell’equity, nato per favorire sopratutto le società di nuova creazione, innovative, che rispettano determinati requisiti di legge.La norma concede particolari agevolazioni e semplificazioni per favorire la nascita e lo sviluppo di queste particolarissime imprese. Nascono così anche in Italia i cosidetti incubatori di start up, società di capitali che hanno lo scopo di seguire dalla nascita passo passo lo sviluppo di queste nuove società e di offrire loro i migliori servizi possibili per incentivarne la crescita. Come dicevamo, le Start-Up innovative per finanziarsi emettono degli strumenti finanziari che, però, possono essere solo strumenti di capitale (azioni o similari) e di contro non possono essere strumenti di debito come per esempio le obbligazioni. Tali strumenti vengono collocati su appositi portali Internet gestiti da soggetti iscritti ad appositi registri e sono soggetti a vigilanza Consob. Tali portali possono essere di proprietà anche di Soggetti autorizzati ed iscritti di diritto nel registro come per esempio banche e SIM.
Un’ultima considerazione da fare è quella di sottolineare la rischiosità di tali  strumenti e pertanto bisogna considerare di investirci solo una piccola parte e di mettere in conto che la perdita potrebbe essere rilevante in quanto trattasi di aziende in una fase embrionale, senza un passato e senza un patrimonio. Il consiglio è quello di investirci solo in un ottica di diversificazione di portafoglio investito per la maggior parte in strumenti tradizionali in funzione ovviamente delle proprie esigenze ed obiettivi che dipendono anche dalla durata.
 

Rischio, incertezza e quel vento di “distruzione creatrice”

  Gli imprenditori profondono energie per l’affermazione di innovazioni attraverso le quali offrire soluzioni in grado di rispondere a bisogni insoddisfatti. Gli imprenditori sono dei cacciatori di sfide (H. Byers, 2011).
Sto leggendo "Lo Stato innovatore" di Mariana Mazzucato. Il sottotitolo è Sfatare il mito del pubblico contro il privato, ma non basterebbe un articolo, un altro libro, per descrivere il lavoro di ricerca che l'economista  (tra i maggiori studiosi dell'innovazione secondo New Republic) sta conducendo in questi anni e riassume nel suo ultimo capolavoro. Attraverso un'analisi attenta, smonta e fa crollare i miti, le convenzioni e le convinzioni che predominano i salotti di politica economica e l'economia tradizionale, quella dei modelli astratti, dell'homo oeconomicus razionale e della mano invisibile ... ( ma sappiamo come miti e preconcetti siano ben radicati in tutte le sfaccettature della nostra società). Lo Stato non è il gattino debole e indifeso, né l'impresa privata è il leone... Lo Stato viene visto spesso come il Leviatano di Hobbes, bollato come una forza inerziale, un macigno pesante e ingombrante... ma lo Stato può non solo correggere i fallimenti del mercato, può creare nuovi mercati (nel libro ci sono varie dimostrazioni e casi, non solo negli USA), avere un ruolo chiave e assumersi, insieme al settore privato, i rischi della ricerca e dell'innovazione. Talvolta, e soprattutto per le innovazioni più radicali e rischiose (secondo la Mazzucato), c'è bisogno della longa manus dello Stato. lion & cat Voglio soffermarmi qui, su un paragrafo in particolare, dedicato al rischio d'impresa. Cos'è l'imprenditorialità? Chi è l'imprenditore? - s'interroga la Mazzucato...   Tra i più grandi economisti  del XX secolo c'è sicuramente lui, l'austriaco Joseph Schumpeter, un vero e proprio guru e teorico dell'innovazione. Egli vede l'imprenditore come una persona (o  un gruppo di persone) che ha la volontà e la capacità di trasformare una nuova idea in un'innovazione di successo. Si tratta dunque di creare un prodotto nuovo, un processo nuovo o creare un mercato nuovo per un processo o prodotto già esistenti.
[caption id="" align="alignnone" width="288"] L'imprenditorialità usa il vento della distruzione creatrice![/caption]
L'imprenditorialità usa il vento della distruzione creatrice  per rimpiazzare innovazioni di grado inferiore, creando anche nuovi modelli d'impresa (Schumpeter 1949). Ogni nuova tecnologia produce quella distruzione: il motore a vapore, la ferrovia, l'energia elettrica, l'elettronica, l'automobile, il PC, Internet... Ognuna di esse ha distrutto tanto quanto ha creato, ma ognuna ha favorito anche un miglioramento del benessere complessivo. Per Frank Knight e Peter Drucker l'imprenditore è una persona che si assume dei rischi in nome di un'idea, spendendo tempo e capitali in un'avventura dall'esito incerto. Il rischio d'impresa è anche un rischio altamente incerto.   Anche John Maynard Keynes sottolineò la differenza tra incertezza e rischio:
Incerta è la prospettiva di una guerra in Europa, il prezzo del rame e il tasso d'interesse fra vent'anni, l'obsolescenza di una nuova invenzione (...) Su questi quesiti non esiste una base scientifica a cui affidarsi per elaborare una probabilità calcolabile. Semplicemente non lo sappiamo!
keynes incertezz   Fonti e riferimenti bibiliografici: Byers,T. H. (2011) Technology Ventures - Management dell’imprenditorialità e dell’innovazione, The McGraw-Hill Companies Drucker P. (1970) Technology, Management and Society, Oxford Keynes J. M. (1936) The General Theory of Employment, Interest and Money, New York Knight F. (1921), Risk Uncertainty and Profit, Washington Mazzucato M. (2011), The Entrepreneurial State, Demos, London (ed. italiana Lo Stato Innovatore, Laterza) Schumpeter J. (1949) Economic theory and Entrepreneurial History, Harvard University Press, Cambridge    

Startupzionario by Idea Startup

Versione originale: http://www.ideastartup.it/startupzionario/     © 2014 Idea Startup     startupzionario2   Fonti: Italiastartup, wikipedia, lobbyinnovazione, Investopedia,ninjamarketing STARTUP:  una startup è una società progettata per crescere rapidamente. Non è necessario per una startup essere basata sulla tecnologia o ricevere finanziamenti di rischio o avere una sorta di “exit”. L’unica cosa essenziale è la crescita, tutto quello che si associa alla startup è conseguenza della crescita. INCUBATORE: è un luogo dove si condividono spazi e servizi, la startup non riceve mentorship ma ha accesso ai servizi e al networking. In cambio paga un affitto mensile per postazione e riceve: network – amministrazione e legale – spazi e connetività. ACCELERATORE: l’acceleratore opera nel primissimo periodo di vita dell’azienda e la supporta con mentorship, con un luogo fisico dove operare e con i servizi necessari alla sua crescita; è gestito principalmente da imprenditori e mentors ed è un luogo dove si riceve assistenza sul modello di business. L’acceleratore aiuta la startup a: definire il business model – utilizzare le metriche – preparare il round di seed – prototipare il servizio/prodotto – accedere alla tecnologia – effettuare i primi test commerciali. BUSINESS ANGEL: I business angel sono individui che investono i propri denari in aziende in cambio di partecipazioni, presenti o future, nel capitale di queste. Contribuiscono con la loro presenza alla crescita della startup e questo garantisce minor probabilità di fallimento rispetto alle imprese che si basano su altre forme di finanziamento iniziale. Entrano in gioco nella fase iniziale di “round seed” colmando la lacuna in fase di primo finanziamento chiedendo ad amici e familiari. VENTURE CAPITAL: Il venture capitalist opera attraverso un veicolo o un fondo investendo soldi di terzi. Fornisce il capitale finanziario agli stadi iniziali, ad alto potenziale e ad alto rischio, alle imprese a forte crescita. Il fondo di venture capital guadagna attraverso il possesso di partecipazioni in società nelle quali ha investito.  Il venture capitalist di solito investe in quello che è denominato “round A”, fornendo capitali per la crescita e acquisendo quote di minoranza. PRIVATE EQUITY: Il private equity è un’attività finanziaria mediante la quale un investitore istituzionale rileva quote di una società target, ossia l’obiettivo, sia acquisendo azioni esistenti da terzi sia sottoscrivendo azioni di nuova emissione apportando nuovi capitali all’interno della target. Un fondo di private equity a differenza del venture capitalist, di solito acquista il controllo di maggioranza di una società già matura. FASI DI FINANZIAMENTO:
  • Pre-Seed: l’investitore interviene nella fase di sperimentazione, in cui non esiste ancora un prodotto e l’azienda non è strutturata, ma viene finanziata solo un’idea o un’innovazione. Sotto il profilo del rischio-rendimento sono caratteristici del pre-seed apporti finanziari molto contenuti e livelli di rischio molto elevati, è la fase dove si riscontra una elevata mortalità.
  • Seed: Apporto di capitali nella fase di avvio dell’attività produttiva, quando l’impresa già esiste, ma non si conosce ancora la validità commerciale del prodotto o del servizio. Tale servizio ha un rischio molto simile a quello del pre-seed financing e necessita che il finanziatore abbia buone competenze tecniche, ma spesso le fasi di sperimentazione a livello di prototipo e di brevetazione sono già state fatte: la società e il suo management sono già esistenti.
  • Round A: Si parla di first stage financing (Round A) quando l’avvio dell’attività produttiva è completato, ma la validità commerciale del prodotto o servizio è ancora da verificare e sostenere. L’imprenditore in questo caso cerca fondi per finanziare un business già esistente, ma che necessita di essere lanciato e crescere. In questo tipo di operazioni sono già superate le fasi di ideazione, progettazione, sperimentazione, è quindi possibile che l’investitore abbia un profilo meno tecnico e più commerciale: il suo intervento si basa prevalentemente sul finanziamento e sulle competenze manageriali necessarie per il successo nella commercializzazione del prodotto.
  • Round B: Si tratta di una modalità di investimento particolarmente adatta alle esigenze di una startup di media dimensione,mature per fare quel salto dimensionale necessario per consolidare o migliorare la propria posizione all’interno del contesto competitivo. Vengono attivati finanziamenti che aiutano imprese che si trovano in una situazione stabile, consolidata, che hanno bisogno di capitali per realizzare operazioni di crescita, quali ad esempio acquisizioni di altre società, ingresso in nuovi mercati, realizzazione di cambiamenti interni che comportano investimenti ingenti.
CASH FLOW: il cash flow è la capacità di generare cassa e quindi di ripagare il debito e remunerare gli azionisti: - il cash flow esprime la differenza tra entrate ed uscite di cassa - se l’impresa ha un cash flow positivo (entrate>uscite), l’azienda dispone di risorse liquide per finanziare le gestione corrente, coprire i debiti a breve, ma anche finanziare nuovi progetti - un cash flow negativo (entrate<uscite) è indicatore di rischio aziendale, ed è tipico della fase di startup. In questo caso è fondamentale l’analisi di break-even del cash flow, che indica la dimensione minima dell’attività aziendale che determina una generazione di cassa. - la presenza di cash flow negativi ha effetti sul costo del debito dell’azienda. Questa variabile è fortemente influenzata anche dalla struttura, dalla stabilità e dalla prevedibilità dei flussi futuri. ELEVATOR PITCH: l’elevator pitch ha come obiettivo di esporre gli aspetti salienti di un progetto d’impresa in un discorso chiaro, conciso ed efficace, in grado di catturare l’attenzione dell’interlocutore di media cultura nel tempo tipico di una corsa di un ascensore (2-3min max). DEAL FLOW: Flusso delle opportunità di investimento individuate e analizzate da un investitore nel capitale di rischio. I canali da cui si ricevono deals solitamente sono:
  • “Cold emails”
  • Network di conoscenze
  • Eventi (Demo Days, Pitches, etc.)
  • AngelList
CALL OPTION: Diritto ad acquistare da un soggetto determinato la partecipazione nell’impresa da quest’ultimo detenuta, a condizioni prefissate, ad una certa data oppure al verificarsi di determinati eventi. CAPITAL GAIN: Differenza tra il prezzo di acquisto di una partecipazione e il ricavo derivante dalla sua vendita. Rappresenta la fonte di ricavo principale di un investitore nel capitale di rischio. DEVELOPMENT CAPITAL: Investimento in capitale di rischio effettuato nelle fasi di sviluppo dell’impresa, realizzato attraverso un aumento di capitale e finalizzato ad espandere (geograficamente, merceologicamente, …) un’attività già esistente (definito anche Expansion capital). BOOTSTRAPPING: E’ il processo di auto-finanziamento che vede l’imprenditore sostenere il processo di startup esclusivamente con i suoi mezzi, senza l’apporto di capitale esterno. LOVE CAPITAL: Capitale raccolto presso i propri familiari, parenti e amici per l’avvio e lo sviluppo dell’impresa. EXPANSION FINANCING: Investimento in capitale di rischio effettuato nelle fasi di sviluppo dell’impresa, realizzato attraverso un aumento di capitale e finalizzato a espandere geograficamente e/o merceologicamente  un’attività già esistente. COWORKING: Il coworking è una modalità innovativa di lavorare che prevede la condivisione di spazi fisici e di servizi in apposite strutture nate allo scopo di fornire un’alternativa al lavoro in casa a tanti professionisti e piccoli imprenditori. E’ possibile anche solo affittare una scrivania, una sala riunioni o una semplice postazione a tariffe vantaggiose e per periodi che vanno da poche ore ad alcuni mesi. MENTOR: Il mentor durante il processo di start-up risulta una figura molto importante, soprattutto per chi come la maggior parte degli startupper, muove i primi passi nel mondo imprenditoriale. I suoi suggerimenti possono essere un utile supporto, specie nella fase di creazione e strutturazione del business plan. MINIMUM VIABLE PRODUCT (MVP): è una strategia usata per testare le caratteristiche del proprio prodotto (primo prototipo) nel mercato in maniera rapida ed efficace. Si caratterizza per essere fatto principalmente nella primissima fase di vita di una start-up, per capire i feedback e suggerimenti da parte degli early adopter. Fondamentale per capire subito se si sta costruendo un prodotto che il cliente non vuole in modo tale da cambiare prima che sia troppo tardi. TRACTION: per traction si intende la prova che qualcuno vuole il tuo prodotto, l’evidenza quantitativa della richiesta del mercato. La si può intendere come l’insieme dei valori nel seguente ordine (da adattare ad ogni singola startup): - Profitability - Revenues - Active users - Registered users - Engagement - Partnerships/clients - Traffic CONTINUA LA TUA RICERCA --->  http://www.ideastartup.it/startupzionario/   

Fenomenologia di una Startup

"Startup è essenzialmente crescita" "E' azienda innovativa e tecnologica" "E' un azienda nana che nasce con il DNA di una gigante" "Uno stato d'animo: fare cose nuove che cambiano la vita propria e altrui, che cambiano il mondo" "Piccola azienda con l'ambizione di diventare grande e cambiare il mercato in cui opera"
Negli anni e in giro per il web sono state proposte numerose definizioni di StartUp, molte delle quali influenzate dal contesto economico, dal dibattito tra gli innovatori in circolazione, dal paese di riferimento o dalla fonte che esprimeva la definizione. In Italia il rapporto Restart Italia! (2012) ,documento prodotto da una task force composta di 12 persone, costituita per volere dell'allora Ministro dello Sviluppo Economico C. Passera, fornisce la seguente definizione di Start-Up: " … tutte quelle società di capitali, non quotate e residenti o soggette a tassazione in Italia, che soddisfano i seguenti criteri: - sono detenute direttamente e almento al 51% da persone fisiche; - svologno attività di impresa da non più di 48 mesi; - hanno fatturato meno di 5 milioni di euro; - non distribuiscono utili; - hanno quale oggetto sociale: lo sviluppo di prodotti o servizi innovativi, ad alto valore tecnologico; - si avvalgono di una contabilità trasparente che non prevede l'uso di una cassa contanti, fatte salve le spese legate ai rimborsi." (Ministero dello Sviluppo Economico 2012) Steve Blank, imprenditore statunitense, contrappone alla definizione di Company la nozione di Start-Up. Mentre una Company è definita come "un'organizzazione orientata al business, che vende prodotti o servizi in cambio di un corrispettivo" una Startup è definita come "un'organizzazione temporanea, creata per ricercare un business model che sia ripetibile e scalabile" (Blank 2012). "Ripetibile" è legato al puro concetto temporale, ossia la capacità che ha la Start-Up di svolgere più e più volte nel corso del tempo quell'insieme di operazioni capaci di fornire ogni volta sempre gli stessi risultati, come ad esempio la possibilità di riuscire ad ottenere più volte nel tempo un ricavo a fronte dell'erogazione di un determinato servizio che viene prodotto internamente dalla Start-Up e che stia alla base del suo core business. "Scalabile” fa riferimento alla potenzialità dell'attività di generare una crescita significativa dei guadagni, in modo più veloce della crescita dei costi di base. Riguardo il verbo usato da Blank, "ricercare",  si suppone che tale business model da testare non sia ancora stato adottato da altre organizzazioni, ma che sia invece una novità e quindi è lecito dedurre che una Start-Up è un'organizzazione avente un elevato contenuto innovativo. L'innovazione apportata dalla Start-Up può essere di prodotto, di servizio o di processo. Ma quando si parla di Start-Up innovative vi sono problematiche e sfide molto particolari rispetto ad altri settori tradizionali: battaglie e ostacoli anche culturali, mentali, prima ancora che economici o burocratici-legali. A sottolineare il contesto difficile in cui questa tipologia di Start-Up opera, vanno citati i numerosi studi che evidenziano il rapido cambiamento tecnologico, la volatilità del mercato, il breve ciclo di vita del prodotto (Picot, Laub, and Schneider, 1989; Egeln, Licht, and Steil, 1997; McDermott and O'Connor, 2002). Le ricerche mostrano  e sottolineano le difficoltà nel validare il business model e diventare impresa. Ma il fallimento non è visto come limite, ma piuttosto come opportunità. Il comportamento tipico europeo è leggere con attenzione la teoria e dopo provare a fare qualcosa, a sbagliare. Gli americani invece prediligono la vision trial and error. Fate qualcosa, sbagliate, ne traete un insegnamento, tentate di nuovo. Learning by failng! (Krogerus e Tschappler, Piccolo Manuale delle decisioni strategiche, 2009, 7). learning by failing