Analisi fondamentale vs Analisi tecnica: il caso TESLA

di Fabrizio di Sciorio

Il mondo è sempre stato diviso da rivalità: Ali-Frazier, Coca Cola-Pepsi, vegani-carnivori…Nell'analisi dei mercati finanziari due figure mitologiche si sfidano a duello: da una parte gli analisti fondamentali dall'altra quelli tecnici. Due figure diverse, ognuna con il proprio totem da adorare. Da un lato i fondamentalisti scrutano ed esplorano i bilanci e le relazioni meglio di Sherlock Holmes, dall'altro gli occhialuti tecnicisti che con i loro grafici e statistiche non perdono mai di vista il prezzo, vengono detti "gli osservatori delle onde"... Essi ricercano un trend, captano tendenze che si ripetono nel tempo, mediante strumenti grafici e statistici, piuttosto che affidarsi alla valutazione aziendale.

L’esempio emblematico di questa dualità è Tesla.

Il colosso americano ha sorpassato General Motors diventando la prima casa automobilistica USA per capitalizzazione con un valore di circa 51 miliardi di dollari. Il prezzo delle azioni in borsa è schizzato del 70% negli ultimi quattro mesi.

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Tale valutazione per i fondamentalisti risulta azzardata, in quanto Tesla negli ultimi anni ha chiuso in rosso i bilanci. Nel 2016 ha registrato una perdita pari al 10% del fatturato, a fronte dei 10 miliardi di utili registrati dai competitors.

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D’altro canto il prezzo in borsa è continuato a salire! Le ragioni? Il mercato a Wall Street sconta tutto: grideranno ad alta voce gli efficientisti! A quanto pare sembra che a spingere in alto le valutazioni su Tesla ci sia da una parte il Model 3 (la berlina elettrica che vanta già 400 mila prenotazioni) e dall'altra il vantaggio competitivo che Tesla ha nel settore della guida autonoma. Avrà ragione il Mercato? ...Non ci resta che aspettare.

Da Talete al Chicago Board: perché le opzioni sono così in voga

di Giuseppe Cinotti e Giuseppe Buonomo

Le opzioni sono uno strumento derivato largamente utilizzato nell’ultimo decennio. Esse coinvolgono due soggetti: il possessore (holder) e il sottoscrittore (writer). Il primo ha il diritto di poter comprare o vendere un bene sottostante stabilito nel contratto di opzione, pagando un predeterminato prezzo di esercizio anche conosciuto come strike price, tenendo in considerazione una data di scadenza chiamata expiration date.

Contratti simili alle opzioni sono stati usati fin dai tempi antichi. Aristotele, infatti, fornisce una prova relativa all’utilizzo di opzioni da parte del filosofo greco Talete di Mileto che fece una fortuna accaparrando opzioni sul diritto all’utilizzo dei frantoi prima di una raccolta particolarmente copiosa. Verso la fine del XVII secolo, a Londra, venne creato un mercato per il commercio di opzioni sia call sia put. A partire dal 1872, il finanziere americano Russell Sage introdusse il mercato ”Over The Counter” (OPT) per la negoziazione delle opzioni call e put negli Stati Uniti, mercato che era non standardizzato e illiquido. Nel 1973, invece, vi fu la formazione del Chicago Board Options Exchange (CBOE) e dell’Options Clearing Corporation (OCC), in cui fu introdotto il commercio di opzioni call con contratti standardizzati. In seguito, a partire dal 1977, la CBOE introdusse anche le opzioni put, creando il mercato di negoziazione delle opzioni che conosciamo oggigiorno. (altro…)

Un anno di Quantitative Easing

di Eduardo Belli A quasi un anno dall’inizio del QE europeo i risultati non sono quelli sperati. La liquidità non è completamente giunta all’economia reale, i tassi hanno raggiunto valori negative, limando i margini di interesse, e le aspettative di inflazione sono state fortemente ridimensionate. Possiamo trovare le motivazioni di tali risultati ripercorrendo tutto il 2015 e soffermandoci sugli eventi che hanno inciso e influenzato lo stimolo alla ripresa. Il Quantitative Easing sotto la forma di APP parte già il 21 Novembre 2014 con l’inizio dell’ABSPP (Asset-Backed Security Purchase Programme). Alla fine di Marzo 2015 vengono lanciati dalla BCE anche le ulteriori manovre della politica monetaria: CBPP (Covered Bond Purchase Programme) e PSPP( Public Sector Purchase Programme). Il primo effetto prodotto fu il miglioramento delle aspettative riguardo le più importanti variabili macroeconomiche, in particolare gli indici target della BCE: inflazione, PIL, tasso disoccupazione. L’inflazione, che fino a quel momento seguiva un andamento negativo, ritrova il segno positivo attestandosi intorno al +0,1%. I titoli governativi di alcuni degli stati sovrani (Germania) raggiungono rendimenti negativi e l’Euro si deprezza. Nei mesi successivi gli effetti cominciano ad essere evidenti: aumento del 3% di prezzi azionari, dando slancio ai mercati finanziari, e il costo del funding per gli istituti di credito viene ridotto dello 0,48%. Nonostante ciò gli eventi congiunturali hanno minato la stabilità, la crescita e i risultati del QE. La crisi Greca prima e quella Cinese poi hanno influenzato non soltanto i risultati conseguiti ma hanno anche intaccato le aspettative, fino ad allora positive. In Europa gli accadimenti greci colpiscono i listini azionari e il mercato dei bond governativi. L’utilizzo della moneta europea come valuta di finanziamento per l a risoluzione della crisi in Cina ha compromesso i risultati valutari e di conseguenza l’Export, il quale nel 3° trimestre del 2015 è in rallentamento rispetto ai periodi precedenti (0.2% da 0,8%). In concomitanza con tutto ciò la forte riduzione del prezzo del petrolio frena la crescita dell’inflazione, abbassando le aspettative inflattive dei mercati. Ad Ottobre il presidente della BCE Mario Draghi annuncia la possibilità di espandere l’APP e contrastare gli effetti congiunturali (nel caso fossero divenuti sistemici). L’annuncio garantì un miglioramento delle aspettative e la riduzione del costo del petrolio cominciò ad essere motivo di incremento della domanda e del consumo. Il 3 Dicembre 2015 il Board della BCE annuncia l’estensione della manovra di politica monetaria nel tentativo di affinare i risultati dell’anno. Ma l’ulteriore taglio dei tassi d’interesse e l’estensione della manovra fino al 2017 non hanno soddisfatto le attese dei mercati finanziari, i quali hanno reagito istantaneamente con il rialzo del prezzo valutario (rispetto al dollaro) del 2,6%. Alla fine del 2015 parte dei risultati ottenuti in termini reali e di aspettative sono stati fortemente ridotti dalla riduzione dei listini azionari. Nuovamente la BCE si trova a dover modificare la politica intrapresa annunciando un ampliamento significativo da effettuarsi entro gli inizi di Marzo. L’inizio del 2016 è caratterizzato dalla crisi bancaria dovuta alla modifica della normativa bancaria e all’introduzione del Bail-in. Essa ha fortemente indirizzato i mercati, trainati dai titoli bancari, fino a Marzo. All’8 Marzo 2016 i listini europei perdono in media il 7,5% da inizio anno (FTSEMIB il 15,68%). Il 10 Marzo la Banca Centrale Europea ha alzato l’importo introdotto mensilmente nel sistema ad 80MLD , tagliato i tassi d’interesse sui depositi fino a -0,40%, tagliato i tassi d’interesse sulle operazioni di rifinanziamento marginale fino a 0,25%, annunciato nuove LTRO, annunciato l’acquisto di corporate bond di società non finanziarie. E’ attraverso tale modifica della manovra che l’istituzione di politica monetaria ha voluto dare un forte segnale ai mercati, alle imprese e alle banche. https://buffer-pictures.s3.amazonaws.com/3f159d86aac77da30736fd59250c8443.7a851518af565ef1c0b4afc9fe18a2a2.jpg