Una Crisi di Valutazione

Breve cronistoria della crisi economico-finanziaria del 2008 con particolare riferimento della valutazione dei titoli obbligazionari A cura di Salvatore Bragliola Metaforicamente una crisi possiede le medesime caratteristiche di un violento terremoto: un evento sismico di grande portata infatti viene solitamente anticipato da quelle che in gergo tecnico chiamano “luci sismiche” e che possiamo tranquillamente ricollegare a quella molteplicità di fenomeni che precedono un crollo colossale. Quella che fondamentalmente ha accompagnato (e generato) la grande crisi del 2008 è stata la bolla speculativa scoppiata nel mercato immobiliare americano che ha praticamente rovesciato un vaso ormai colmo (o vuoto, si pensi al valore intrinseco quasi nullo degli ormai noti mutui Subprime) che ha rivelato al mondo intero la meschinità di un gioco, quello finanziario, che purtroppo è totalmente egoista nei confronti di quella che è l’unica certezza di una famiglia: la propria abitazione. Volendo ripercorrere il percorso di nascita del Big Fail, bisognerebbe partire dalle grandi società di ingegneria finanziaria Europee; precisamente in Gran Bretagna, dove venivano impacchettati i primi mutui immobiliari, trasformandoli in obbligazioni. Questo processo di cartolarizzazione (trasformare in carta un mutuo) nato a Londra è stato adottato in primis negli USA (era il lontano 1975 quando Bank of America effettuava la prima operazione di cartolarizzazione al mondo) e conseguentemente anche in Europa dalle principali banche che di fatto trovavano numerosi vantaggi nel detenere e rivendere questi mutui subordinati. Questo fenomeno ha portato alla creazione di una vera e propria bolla speculativa che è esplosa, negli Stati Uniti, circa un paio d'anni prima del default, causando insolvenze, mancati pagamenti e rimborsi parziali delle rate dei mutui di massa. Ricordiamo che in America i mutui vengono o almeno venivano concessi ai cittadini con richiesta di minime garanzie e per importi del 100-130% dell'immobile oggetto del mutuo stesso. Immaginate ora cosa può essere successo dal lato delle note obbligazioni legate ai subprime: chiunque detenesse nel proprio portafoglio questi titoli ha iniziato a venderli precipitosamente, ma con difficoltà perché ormai erano privi di garanzie (i clienti non pagavano più le rate), i prezzi erano scesi profondamente, e le quotazioni vennero sospese; ed a seguito di questo crollo che diverse Banche americane dichiararono bancarotta (Lehman Brothers, Merril Lynch, AIG, Fannie Mae, Freddie Mac, Mutual Washington per citarne alcune), costringendo il Governo e la Fed (Banca Centrale Americana) ad interventi di sostegno e salvataggio mediante enormi iniezioni di liquidità all’interno del sistema economico-finanziario. Molti economisti si sono interrogati sulla gravità di quei fallimenti, in particolare del crollo di Lehamn Bros., e sulle possibili cause: Luigi Zingales, editorialista del Sole 24 Ore e professor of Entrepreneurship and Finance presso la University of Chicago Booth School of Business, considera il crollo di Lehman Brothers come “il risultato della sua aggressiva leva finanziaria e della forte dipendenza dal finanziamento mediante il debito a breve termine” in un contesto di crisi generale. Le agenzie di Rating Un’altra (delle tante) causa collegata alla genesi del default è data sicuramente dal sistema di attribuzione di valutazioni. Parliamo delle agenzie di Rating, ovvero quelle società che stimano il grado di rischio di inadempienza relativo ad un determinato debitore (sia esso un soggetto privato o un soggetto pubblico, come può essere anche uno Stato) classificandolo secondo una scala di valutazione che viene espressa con le lettere che vanno dalla A (che segna un’elevata capacità di ripagare il debito) fino a D (società insolvente). Le responsabilità che ricadono su queste società sono enormi e gravi le accuse formulate soprattutto nei confronti delle tre agenzie Standard&Poor’s, Moody’s e Fitch che si spartiscono oltre il 90% del mercato delle valutazioni. Può quindi assegnare una pagella, chi ha la propria di pagella insufficiente? Alcuni errori storici delle agenzie di rating:
Azienda/Investimento Data Valutazione assegnata
Lehman Brothers Settembre 2008 A2, A, A+
Parmalat Dicembre 2008 BBB-
Bond Argentina Dicembre 2000 B1, BB
FONTE: Elaborazione dell’autore su dati Barolini Andrea, 2009, Standard & Co., le grandi declassate   Il conflitto di interessi è una delle accuse più gravi (mancata trasparenza e assenza di regolamentazione le altre due) che ad esse è stata attribuita e nasce dal fatto che le agenzie sono pagate dagli stessi emittenti dei titoli a cui dovrà essere assegnata la valutazione del rischio. In alcuni casi, inoltre, da arbitri “terzi” le agenzie si sono spinte anche a fornire consulenza per l’elaborazione di prodotti finanziari sempre più complessi, al punto da poter esser legalmente considerati underwriter, cioè sottoscrittori. In merito alla mancanza di trasparenza (probabilmente la peggiore accusa) e della manica larga nell’elargizione del rating, è doveroso richiamare i risultati di un’inchiesta condotta nell’estate del 2008 dal CFA Institute, un’associazione indipendente che promuove e amministra il programma internazionale di certificazione, che alla domanda su cosa spingesse le agenzie ad agire sul filo della regolarità e anche oltre, il 51 per cento degli intervistati ha risposto che la motivazione risiede nella minaccia che gli emittenti trasferiscano in futuro l’attività di analisi sul rating ad altre agenzie; mentre per un altro 17 per cento, sarebbe la promessa di portare ulteriore lavoro all’agenzie la ragione alla base della manipolazione del giudizio. In tanti ci ripetono che per uscire dalla crisi serve una consistente iniezione di fiducia. E’ quindi indispensabile rivedere alcuni meccanismi chiave dei sistemi finanziari? Sicuramente, e tra i primi a dover cambiare radicalmente sono quelli che attengono proprio alle agenzie di Rating e alla loro anarchica regolamentazione.