“Una somma di piccole cose” – Intervista a Gianluca Abbruzzese

di Federico Giovanni Rega

Oggi abbiamo incontrato un mentore, un curioso, un innovatore, un imprenditore. E' difficile sintetizzare in due righe la persona che è Gianluca Abbruzzese. Esperto di Marketing, Comunicazione e Open Innovation. Founder di Lascò, precedentemente co-founder  e mentor di 012factory e mentor Lean Startup Machine. Con le sue parole, idee e imprese progetta nuove soluzioni, adottando un approccio lean, smart, veloce per realizzare all’interno o intorno alle aziende piccoli ecosistemi di innovazione. Ecosistema, ecco, la parola esatta. Un approccio open, pluralista, mai stanco di acronimi e perimetri, ma che va oltre. Oltre il digitale, oltre il presente. Cercando valore (anche) nelle idee del passato, negli insegnamenti dei filosofi, per capire il futuro. Innovazione e filosofia, digital e human. Perché forse le domande che ci poniamo sono le stesse del passato, i cigni neri cambiano faccia ma son sempre dietro l'angolo e solo la conoscenza e la ricerca continua possono indicarci una via, nonostante sia tutto un random walk...

L'immagine può contenere: 1 persona, in piedi, scarpe e spazio al chiuso

Ricordo un mio vecchio appunto, dalla I edizione dell’Academy di 012factory. Modulo 6 Marketing e Comunicazione. E una tua equazione: “La Comunicazione è negoziazione” cosa vuol dire?

In realtà è una frase attraverso la quale il grande Umberto Eco sottolineava come la comunicazione sia sempre frutto di un incontro, di una “mediazione” tra due o più persone che sono portatori ognuna di una diversa esperienza, conoscenza del mondo,

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Capitale sociale + Capitale finanziario: la formula del crowdfunding

di Federico Giovanni Rega

Oggi puoi investire nelle idee di business e nei progetti in cui credi grazie al crowdfunding. La finanza del futuro, se affiancata ad una buona educazione finanziaria (ma anche digitale!) e a valori come democratizzazione, trasparenza ed etica, sarà davvero una finanza migliore.

Abbiamo incontrato una delle donne del fintech del nostro territorio, la dott. ssa Lucia Michela Daniele, PhD student in Management alla Federico II e Web Editor di Italian Crowdfunding, nonchè brava cantante. In questa lunga intervista - per cui ringrazio - ci parla di questa grande rivoluzione del crowdfunding. Focus preciso sulla tecnologia e sui dati sì, ma senza dimenticare mai tre C: cultura, collaborazione, condivisione.

  Partiamo dalle basi, dall’inizio, ce n’è sempre bisogno. Cos’è il crowdfunding?

Il Crowdfunding è una raccolta fondi, attuata normalmente online, grazie alla quale un gruppo di individui, contribuendo con piccoli ma preziosi sforzi, rende possibile il finanziamento di progetti di persone o di organizzazioni profit e no profit. (altro…)

“Crederci, viaggiare e coltivare passioni” – I consigli di Mary Franzese, Neuron Guard

di Federico Giovanni Rega |   L’innovazione può cambiare e migliorare le nostre vite. In un affascinante connubio, che è il medtechmedicina e tecnologia si incontrano con il mondo delle startup, sposano l’innovazione e propongono nuove soluzioni a problemi e malattie che attanagliano la salute umana. SUNeconomist ha l'onore di 'ospitare' una protagonista in tale ambito.   Abbiamo intervistato Mary Franzese, CMO e Co-Founder di Neuron Guard, di origini napoletane, Laurea in Economia e Master in Imprenditorialità e strategia in SDA Bocconi, ma soprattutto una grande, grandissima determinazione e voglia di cambiare il mondo, senza mai perdere la curiosità. Solo così è riuscita a uscire dalla comfort zone, fino a diventare una delle migliori 12 donne innovatrici d'Europa, per l'EU Prize for Women Innovators 2017. IMG_5239
- Cos'è Neuron Guard? Come nasce questo progetto rivoluzionario?
Neuron Guard è una startup innovativa basata a Modena che sta sviluppando un dispositivo medico per il trattamento dei danni cerebrali acuti. La soluzione si compone di un collare refrigerante per bloccare la morte dei neuroni, quindi fermare il danno, e un'unità di controllo esterna, da vendere in un primo momento a ospedali e servizi di emergenza, anche 911 in un contesto USA. Il progetto nasce nel 2013 da un'intuizione di Enrico Giuliani e da una esperienza diretta in famiglia di ictus. Dalla nascita al lungo periodo, il nostro obiettivo è diventare il defibrillatore automatico del danno acuto, posizionandoci in tutti i luoghi pubblici così da consentire a personale medico e laico di intervenire prontamente.
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Start up Lab: un laboratorio per l’imprenditorialità

di Federico Giovanni Rega e Eduardo Belli Capua, giovedì 4 giugno 2015   E' stato inaugurato in Aula Magna del Dipartimento di Economia della SUN, lo Start up Lab, il laboratorio accademico per creare nuove imprese e diffondere l’imprenditorialità nelle grandi aziende e nei centri di ricerca. Il tema centrale del convengo tenutosi in occasione dell'inaugurazione è stato "Startup, spinoff e trasferimento tecnologico: uno sguardo al futuro". L'introduzione del prof. Giuseppe Sannino ha riguardato alcuni punti chiave: in primis, la duplice finalità del Lab, scientifica e operativa. Il ciclo di vita delle nuove imprese si riduce drasticamente e manca anche una vera e propria cultura imprenditoriale; il Lab mira proprio a colmare tale deficit. Viene considerata centrale quella celebre terza missione dell'università, sui cui tanto ha scritto il prof. Sorrentino, ideatore del Lab e su cui si è soffermato anche Massimiliano Mattei, Pro-Rettore alla Ricerca SUN: "Occorre consolidare il patrimonio culturale e realizzare una creazione di ricchezza, una valorizzazione della conoscenza per lo sviluppo economico". Quest'ultima avviene quando vi è il passaggio (delicatissimo ed incerto) da ricerca di base a ricerca applicata e i risultati della ricerca diventano trasferibili e sfruttabili economicamente. Due (ma forse molte di più) sono le difficoltà principali per la crescita di una start up o uno spin-off: il reperimento di fondi e un deficit di cultura aziendale (a tal proposito il prof. Sergio Sciarelli, in un magistrale intervento a conclusione del convegno, ha parlato di alimentazione finanziaria e distinzione managerialità-imprenditorialità. «Le start up e gli spin-off costituiscono un importante veicolo di innovazione e, se ben governate, possono creare sviluppo e ricchezza» - ha spiegato il prof. Mario Sorrentino, direttore del neonato Start up Lab - «In Italia  vi è un certo fermento e lo stesso sta accadendo in Campania. Con il varo dello Start up Lab il Dipartimento di Economia della Seconda Università di Napoli intende porsi a servizio del territorio, supportando e accompagnando i processi di creazione di impresa, con particolare riferimento alle forme di imprenditorialità studentesca e lo sviluppo dell’imprenditorialità nelle grandi imprese e nei centri di ricerca. È una sfida importante, che il Dipartimento vuole intraprendere facendo leva sull’enorme bagaglio di conoscenze ed esperienze presenti al suo interno, attraverso una sinergia massima tra impresa e università" Start Up Lab offre un insieme di servizi di eccellenza diretti a supportare i neo-imprenditori alle prese con l’avvio e lo sviluppo di una nuova iniziativa imprenditoriale innovativa. I servizi di Start Up Lab, in parte gratuiti e in parte in convenzione, coprono tutte le aree di fabbisogno conoscitivo e relazionale degli startupper, dal first assessment dell’idea imprenditoriale al venture capital financing, dal supporto per lo sviluppo di spin-off accademici alla gestione della proprietà intellettuale. L’Università ha il compito di favorire l’applicazione della ricerca. Come descritto dalle statistiche riportate dal Prof. Roberto Parente dell’Università degli studi di Salerno solo il 22% degli Spin-off italiani sono situati nell’intero territorio meridionale, nonché solo il 4% in Campania, ed il rapporto nuove imprese fondate da ex studenti/nuove imprese è solo 1 a 10 (Rapporto Netval). In particolare ricordiamo la presenza, tra i partner del Lab, del Presidende del C.I.R.A. Luigi Carrino, che ha descritto gli ambiti di ricerca, le finalità e le competenze messe a disposizione dalla società aerospaziale Tra le diverse personalità che hanno partecipato all’evento, l’aspirante startupper Noemi Angotti ha condiviso la sua esperienza ed il progetto che ormai da più di un anno porta avanti con una sua collega: un Hire Bike Casertano. Il suo interessante intervento ha posto l’accento sulle difficoltà da lei incontrate nel tentativo di realizzare il progetto di business e sul concetto di fallimento, qui nel nostro territorio. Così come Pierluigi Vasquez del Business Angel Network Campania si è soffermato su quella finanza innovativa, una finanza mancante, quella del VC, dei BA, che spesso nei loro forum di investimento notano una buona qualità del business plan, ottime competenze, un bel team, ma non un'adeguata strategia commerciale Ed è proprio per superare queste difficoltà che Start Up Lab nasce, mettendo a disposizione degli aspiranti imprenditori le conoscenze e le competenze necessarie a superare le barriere in entrata del business. Ma non solo. E' importante aiutare il take off di questi business non solo al fine di essere inglobati da aziende corporate, di più ampie dimensioni, ma anche per garantir loro una sopravvivenza e una condizione di going concern. L’incontro è terminato con l’intervento del Professore Emerito Sergio Sciarelli. Il suo chiaro e breve intervento è ruotato attorno alla necessità di coesione tra il laboratorio instauratosi e le imprese medio-grandi ai fini di garantire il proseguimento dei business avviati da una parte e sviluppo e l’innovazione dall’altra. "Lo spin-off deve essere e restare un laboratorio d'imprenditorialità, non dovrebbe ambire a divenire una grande azienda: non ha cash flow, ma produce essenzialmente innovazione! Dovrebbe avere il supporto e l'alimentazione finanziaria delle aziende medio-grandi".    

Come presentare la tua idea: cosa cercano gli Shark

di Eduardo Belli     Guardando il programma televisivo, ormai famoso negli Stati Uniti, Shark Tank mi sono accorto di una serie di difficoltà che incontrano i promotori di progetti, aziende ed idee per rendere appetibile il loro agli squali della finanza pronti ad investire le loro risorse. Tutti sono convinti che la loro idea e il loro progetto funzionano e spesso è cosi anche di fatto. Ma cosa pensano gli Shark? In fondo sono loro che devono finanziare l’impresa! Facendo molta attenzione alle presentazioni, agli atteggiamenti e ai prodotti proposti è possibile notare diverse reazioni dei nostri mostri della finanza, dovute a diversi aspetti dell’insieme presentato: - Le persone; - La passione; - Il prodotto. Gli Shark in prima istanza valutano le persone. Bisogna essere preparati sull’argomento, competenti nel gestire le operazioni e gli sviluppi del progetto, al di là delle motivazioni che portano a metterlo in piedi. Perché credere in te e non in un’altra persona? Cosa puoi dare loro che altri non possiedono? La domanda più volte effettuata è stata:” Come ti vedi fra 5 anni?”, non tutti hanno saputo rispondere. Sapere cosa si sta facendo, gestire un’attività con tutte le difficoltà che si possono incontrare in un ampliamento futuro, diviene di primaria importanza per gli investitori che vogliono credere in te e nella tua idea. Molti sono in grado di formulare idee, ma pochi riescono a concretizzarle. Cercare un investitore vuol dire cercare risorse non solo in denaro, ma anche conoscenze e competenze utili allo sviluppo del business. Per questo gli Shark richiedono passione e dedizione al progetto in esecuzione, duro lavoro per condurlo alla crescita e alla diffusione. Solo chi dedica tempo, ha davvero passione e crede nella sua azienda può realizzare il suo sogno, questo è l’assunto di partenza. Se non ci credi tu, perché dovrebbero crederci loro? Quando si parla di vendere, si parla di prodotto. Per poter vendere il tuo prodotto ai consumatori, devi prima venderlo allo Squalo. Cosa cerca lo Shark nel tuo prodotto? Semplice, un ricavo. Ciò che vendi deve essere vendibile, innovativo, deve esserci (o creare?) un mercato. Si chiederanno perché investire nel tuo prodotto e non in altri: cosa differenzia il tuo prodotto dai competitors? Raccogliere queste informazioni efficacemente, per attirare l’interesse di un venture capitalist, in una breve presentazione renderà maggiormente appetibile sia il vostro progetto che la vostra persona aumentando le vostre chances di realizzare il vostro sogno.

La normativa italiana per l’Equity Crowdfunding

di Felice Marchese
Un primato, noi italiani, ce l' abbiamo. Ed è quello di essersi dotati primi in Europa di una normativa specifica per l’Equity Crowdfunding. La norma in questione è la 221/2012, recepita poi da un regolamento Consob del 26/06/13 con lo scopo di creare l’ambiente affidabile per lo sviluppo di questa pratica ai più sconosciuta in Italia. equity crowdfunding Vediamo di cosa si tratta e quale vuole essere lo scopo di questa normativa così all’avanguardia in Europa.
L’Italia è la Nazione il cui punto di forza è sempre stato il tessuto delle piccole e medie imprese. Il Credit Crunch ha di fatto in moltissimi casi azzerato la possibilità a tali imprese di finanziarsi attraverso il canale tradizionale bancario. L’equity crowdfunding permette quindi di finanziarsi collocando una parte della proprio capitale sociale attraverso portali Internet preventivamente autorizzati e i cui titolari sono soggetti a rigorose norme. In pratica più persone (folla, crowd) conferiscono somme di denaro (funding) e finanziano l’impresa. Sebbene in Italia esistano diversi modelli, di particolare e preminente interesse sembra essere quello specifico dell’equity, nato per favorire sopratutto le società di nuova creazione, innovative, che rispettano determinati requisiti di legge.La norma concede particolari agevolazioni e semplificazioni per favorire la nascita e lo sviluppo di queste particolarissime imprese. Nascono così anche in Italia i cosidetti incubatori di start up, società di capitali che hanno lo scopo di seguire dalla nascita passo passo lo sviluppo di queste nuove società e di offrire loro i migliori servizi possibili per incentivarne la crescita. Come dicevamo, le Start-Up innovative per finanziarsi emettono degli strumenti finanziari che, però, possono essere solo strumenti di capitale (azioni o similari) e di contro non possono essere strumenti di debito come per esempio le obbligazioni. Tali strumenti vengono collocati su appositi portali Internet gestiti da soggetti iscritti ad appositi registri e sono soggetti a vigilanza Consob. Tali portali possono essere di proprietà anche di Soggetti autorizzati ed iscritti di diritto nel registro come per esempio banche e SIM.
Un’ultima considerazione da fare è quella di sottolineare la rischiosità di tali  strumenti e pertanto bisogna considerare di investirci solo una piccola parte e di mettere in conto che la perdita potrebbe essere rilevante in quanto trattasi di aziende in una fase embrionale, senza un passato e senza un patrimonio. Il consiglio è quello di investirci solo in un ottica di diversificazione di portafoglio investito per la maggior parte in strumenti tradizionali in funzione ovviamente delle proprie esigenze ed obiettivi che dipendono anche dalla durata.
 

Startupzionario by Idea Startup

Versione originale: http://www.ideastartup.it/startupzionario/     © 2014 Idea Startup     startupzionario2   Fonti: Italiastartup, wikipedia, lobbyinnovazione, Investopedia,ninjamarketing STARTUP:  una startup è una società progettata per crescere rapidamente. Non è necessario per una startup essere basata sulla tecnologia o ricevere finanziamenti di rischio o avere una sorta di “exit”. L’unica cosa essenziale è la crescita, tutto quello che si associa alla startup è conseguenza della crescita. INCUBATORE: è un luogo dove si condividono spazi e servizi, la startup non riceve mentorship ma ha accesso ai servizi e al networking. In cambio paga un affitto mensile per postazione e riceve: network – amministrazione e legale – spazi e connetività. ACCELERATORE: l’acceleratore opera nel primissimo periodo di vita dell’azienda e la supporta con mentorship, con un luogo fisico dove operare e con i servizi necessari alla sua crescita; è gestito principalmente da imprenditori e mentors ed è un luogo dove si riceve assistenza sul modello di business. L’acceleratore aiuta la startup a: definire il business model – utilizzare le metriche – preparare il round di seed – prototipare il servizio/prodotto – accedere alla tecnologia – effettuare i primi test commerciali. BUSINESS ANGEL: I business angel sono individui che investono i propri denari in aziende in cambio di partecipazioni, presenti o future, nel capitale di queste. Contribuiscono con la loro presenza alla crescita della startup e questo garantisce minor probabilità di fallimento rispetto alle imprese che si basano su altre forme di finanziamento iniziale. Entrano in gioco nella fase iniziale di “round seed” colmando la lacuna in fase di primo finanziamento chiedendo ad amici e familiari. VENTURE CAPITAL: Il venture capitalist opera attraverso un veicolo o un fondo investendo soldi di terzi. Fornisce il capitale finanziario agli stadi iniziali, ad alto potenziale e ad alto rischio, alle imprese a forte crescita. Il fondo di venture capital guadagna attraverso il possesso di partecipazioni in società nelle quali ha investito.  Il venture capitalist di solito investe in quello che è denominato “round A”, fornendo capitali per la crescita e acquisendo quote di minoranza. PRIVATE EQUITY: Il private equity è un’attività finanziaria mediante la quale un investitore istituzionale rileva quote di una società target, ossia l’obiettivo, sia acquisendo azioni esistenti da terzi sia sottoscrivendo azioni di nuova emissione apportando nuovi capitali all’interno della target. Un fondo di private equity a differenza del venture capitalist, di solito acquista il controllo di maggioranza di una società già matura. FASI DI FINANZIAMENTO:
  • Pre-Seed: l’investitore interviene nella fase di sperimentazione, in cui non esiste ancora un prodotto e l’azienda non è strutturata, ma viene finanziata solo un’idea o un’innovazione. Sotto il profilo del rischio-rendimento sono caratteristici del pre-seed apporti finanziari molto contenuti e livelli di rischio molto elevati, è la fase dove si riscontra una elevata mortalità.
  • Seed: Apporto di capitali nella fase di avvio dell’attività produttiva, quando l’impresa già esiste, ma non si conosce ancora la validità commerciale del prodotto o del servizio. Tale servizio ha un rischio molto simile a quello del pre-seed financing e necessita che il finanziatore abbia buone competenze tecniche, ma spesso le fasi di sperimentazione a livello di prototipo e di brevetazione sono già state fatte: la società e il suo management sono già esistenti.
  • Round A: Si parla di first stage financing (Round A) quando l’avvio dell’attività produttiva è completato, ma la validità commerciale del prodotto o servizio è ancora da verificare e sostenere. L’imprenditore in questo caso cerca fondi per finanziare un business già esistente, ma che necessita di essere lanciato e crescere. In questo tipo di operazioni sono già superate le fasi di ideazione, progettazione, sperimentazione, è quindi possibile che l’investitore abbia un profilo meno tecnico e più commerciale: il suo intervento si basa prevalentemente sul finanziamento e sulle competenze manageriali necessarie per il successo nella commercializzazione del prodotto.
  • Round B: Si tratta di una modalità di investimento particolarmente adatta alle esigenze di una startup di media dimensione,mature per fare quel salto dimensionale necessario per consolidare o migliorare la propria posizione all’interno del contesto competitivo. Vengono attivati finanziamenti che aiutano imprese che si trovano in una situazione stabile, consolidata, che hanno bisogno di capitali per realizzare operazioni di crescita, quali ad esempio acquisizioni di altre società, ingresso in nuovi mercati, realizzazione di cambiamenti interni che comportano investimenti ingenti.
CASH FLOW: il cash flow è la capacità di generare cassa e quindi di ripagare il debito e remunerare gli azionisti: - il cash flow esprime la differenza tra entrate ed uscite di cassa - se l’impresa ha un cash flow positivo (entrate>uscite), l’azienda dispone di risorse liquide per finanziare le gestione corrente, coprire i debiti a breve, ma anche finanziare nuovi progetti - un cash flow negativo (entrate<uscite) è indicatore di rischio aziendale, ed è tipico della fase di startup. In questo caso è fondamentale l’analisi di break-even del cash flow, che indica la dimensione minima dell’attività aziendale che determina una generazione di cassa. - la presenza di cash flow negativi ha effetti sul costo del debito dell’azienda. Questa variabile è fortemente influenzata anche dalla struttura, dalla stabilità e dalla prevedibilità dei flussi futuri. ELEVATOR PITCH: l’elevator pitch ha come obiettivo di esporre gli aspetti salienti di un progetto d’impresa in un discorso chiaro, conciso ed efficace, in grado di catturare l’attenzione dell’interlocutore di media cultura nel tempo tipico di una corsa di un ascensore (2-3min max). DEAL FLOW: Flusso delle opportunità di investimento individuate e analizzate da un investitore nel capitale di rischio. I canali da cui si ricevono deals solitamente sono:
  • “Cold emails”
  • Network di conoscenze
  • Eventi (Demo Days, Pitches, etc.)
  • AngelList
CALL OPTION: Diritto ad acquistare da un soggetto determinato la partecipazione nell’impresa da quest’ultimo detenuta, a condizioni prefissate, ad una certa data oppure al verificarsi di determinati eventi. CAPITAL GAIN: Differenza tra il prezzo di acquisto di una partecipazione e il ricavo derivante dalla sua vendita. Rappresenta la fonte di ricavo principale di un investitore nel capitale di rischio. DEVELOPMENT CAPITAL: Investimento in capitale di rischio effettuato nelle fasi di sviluppo dell’impresa, realizzato attraverso un aumento di capitale e finalizzato ad espandere (geograficamente, merceologicamente, …) un’attività già esistente (definito anche Expansion capital). BOOTSTRAPPING: E’ il processo di auto-finanziamento che vede l’imprenditore sostenere il processo di startup esclusivamente con i suoi mezzi, senza l’apporto di capitale esterno. LOVE CAPITAL: Capitale raccolto presso i propri familiari, parenti e amici per l’avvio e lo sviluppo dell’impresa. EXPANSION FINANCING: Investimento in capitale di rischio effettuato nelle fasi di sviluppo dell’impresa, realizzato attraverso un aumento di capitale e finalizzato a espandere geograficamente e/o merceologicamente  un’attività già esistente. COWORKING: Il coworking è una modalità innovativa di lavorare che prevede la condivisione di spazi fisici e di servizi in apposite strutture nate allo scopo di fornire un’alternativa al lavoro in casa a tanti professionisti e piccoli imprenditori. E’ possibile anche solo affittare una scrivania, una sala riunioni o una semplice postazione a tariffe vantaggiose e per periodi che vanno da poche ore ad alcuni mesi. MENTOR: Il mentor durante il processo di start-up risulta una figura molto importante, soprattutto per chi come la maggior parte degli startupper, muove i primi passi nel mondo imprenditoriale. I suoi suggerimenti possono essere un utile supporto, specie nella fase di creazione e strutturazione del business plan. MINIMUM VIABLE PRODUCT (MVP): è una strategia usata per testare le caratteristiche del proprio prodotto (primo prototipo) nel mercato in maniera rapida ed efficace. Si caratterizza per essere fatto principalmente nella primissima fase di vita di una start-up, per capire i feedback e suggerimenti da parte degli early adopter. Fondamentale per capire subito se si sta costruendo un prodotto che il cliente non vuole in modo tale da cambiare prima che sia troppo tardi. TRACTION: per traction si intende la prova che qualcuno vuole il tuo prodotto, l’evidenza quantitativa della richiesta del mercato. La si può intendere come l’insieme dei valori nel seguente ordine (da adattare ad ogni singola startup): - Profitability - Revenues - Active users - Registered users - Engagement - Partnerships/clients - Traffic CONTINUA LA TUA RICERCA --->  http://www.ideastartup.it/startupzionario/   

Fenomenologia di una Startup

"Startup è essenzialmente crescita" "E' azienda innovativa e tecnologica" "E' un azienda nana che nasce con il DNA di una gigante" "Uno stato d'animo: fare cose nuove che cambiano la vita propria e altrui, che cambiano il mondo" "Piccola azienda con l'ambizione di diventare grande e cambiare il mercato in cui opera"
Negli anni e in giro per il web sono state proposte numerose definizioni di StartUp, molte delle quali influenzate dal contesto economico, dal dibattito tra gli innovatori in circolazione, dal paese di riferimento o dalla fonte che esprimeva la definizione. In Italia il rapporto Restart Italia! (2012) ,documento prodotto da una task force composta di 12 persone, costituita per volere dell'allora Ministro dello Sviluppo Economico C. Passera, fornisce la seguente definizione di Start-Up: " … tutte quelle società di capitali, non quotate e residenti o soggette a tassazione in Italia, che soddisfano i seguenti criteri: - sono detenute direttamente e almento al 51% da persone fisiche; - svologno attività di impresa da non più di 48 mesi; - hanno fatturato meno di 5 milioni di euro; - non distribuiscono utili; - hanno quale oggetto sociale: lo sviluppo di prodotti o servizi innovativi, ad alto valore tecnologico; - si avvalgono di una contabilità trasparente che non prevede l'uso di una cassa contanti, fatte salve le spese legate ai rimborsi." (Ministero dello Sviluppo Economico 2012) Steve Blank, imprenditore statunitense, contrappone alla definizione di Company la nozione di Start-Up. Mentre una Company è definita come "un'organizzazione orientata al business, che vende prodotti o servizi in cambio di un corrispettivo" una Startup è definita come "un'organizzazione temporanea, creata per ricercare un business model che sia ripetibile e scalabile" (Blank 2012). "Ripetibile" è legato al puro concetto temporale, ossia la capacità che ha la Start-Up di svolgere più e più volte nel corso del tempo quell'insieme di operazioni capaci di fornire ogni volta sempre gli stessi risultati, come ad esempio la possibilità di riuscire ad ottenere più volte nel tempo un ricavo a fronte dell'erogazione di un determinato servizio che viene prodotto internamente dalla Start-Up e che stia alla base del suo core business. "Scalabile” fa riferimento alla potenzialità dell'attività di generare una crescita significativa dei guadagni, in modo più veloce della crescita dei costi di base. Riguardo il verbo usato da Blank, "ricercare",  si suppone che tale business model da testare non sia ancora stato adottato da altre organizzazioni, ma che sia invece una novità e quindi è lecito dedurre che una Start-Up è un'organizzazione avente un elevato contenuto innovativo. L'innovazione apportata dalla Start-Up può essere di prodotto, di servizio o di processo. Ma quando si parla di Start-Up innovative vi sono problematiche e sfide molto particolari rispetto ad altri settori tradizionali: battaglie e ostacoli anche culturali, mentali, prima ancora che economici o burocratici-legali. A sottolineare il contesto difficile in cui questa tipologia di Start-Up opera, vanno citati i numerosi studi che evidenziano il rapido cambiamento tecnologico, la volatilità del mercato, il breve ciclo di vita del prodotto (Picot, Laub, and Schneider, 1989; Egeln, Licht, and Steil, 1997; McDermott and O'Connor, 2002). Le ricerche mostrano  e sottolineano le difficoltà nel validare il business model e diventare impresa. Ma il fallimento non è visto come limite, ma piuttosto come opportunità. Il comportamento tipico europeo è leggere con attenzione la teoria e dopo provare a fare qualcosa, a sbagliare. Gli americani invece prediligono la vision trial and error. Fate qualcosa, sbagliate, ne traete un insegnamento, tentate di nuovo. Learning by failng! (Krogerus e Tschappler, Piccolo Manuale delle decisioni strategiche, 2009, 7). learning by failing