“Il dare e l’avere sia tutto per iscritto” – la nascita della Ragioneria

Le rilevazioni contabili sono annotazioni scritte dei fatti amministrativi, indispensabili per serbar memoria, tener conto, appunto, delle diverse operazioni di gestione compiute durante la vita dell'impresa. Esse rappresentano una conversione dei fenomeni reali in simboli quantititativi, in rappresentazione secondo schemi logici prestabiliti. Ed è proprio tale conversione, tale formalizzazione una delle prime risposte della ragione umana, tesa alla miglior soluzione dei problemi di scelta che da sempre affliggono l'uomo, l'individuo ed i gruppi sociali.
Il primo ragioniere è stato l'uomo preistorico!
I primi contabili compaiono nelle antiche civiltà: lo Scriba nell’antico Egitto, il Procurator a rationibus nella Roma imperiale e molti altri personaggi  testimoniano l’esistenza, già nell'antichità, di figure professionali affini a quella del moderno commercialista. Allora si trattava di annotazioni semplici, asistematiche (tener conto di sassi, legumi, nodi su corde...). Con lo sviluppo delle città-stato della Mesopotamia diviene un "obbligo". Gli scavi e i ritrovamenti di Uruk testimoniano l'esistenza di inventari patrimoniali su tavolette (scritture cuneiformi): entrate/uscite riferite, ad esempio, all'acquisto di schiavi. C'è una certa convergenza degli storici sulla tesi sumerica: l'invenzione della scrittura per esigenze contabili. Pensiamo ai Fenici poi: dedicarono tutta la loro esistenza ai commerci. Gli Ebrei si sa, erano banchieri; in Grecia vi erano uffici di ragioneria dove redigere rendiconto e bilancio della spesa della P.A. Passando poi al periodo classico romano, comparvero le scritture cronologiche (libro giornale) sistematiche. Nei trattati di Cicerone, ahimè, già si leggeva: abuso di denaro pubblico, peculato...Si racconta un suo amico accusato chiese a Cicerone di difenderlo... Si legge nella Bibbia:
7. Qualunque cosa depositi, contala e pesala;
    il dare e l'avere sia tutto per iscritto.

                                    Siracide 42, Antico TEstamento

  Ai Romani però mancava ancora la partita doppia! Non c'era bisogno di una contabilità complessa, dall'epoca dei barbari fino al basso Medioevo, dove e quando l'economia rifiorì: un'economia curtense, feudale. Si svilupparono trattati di aritmetica commerciale e mercantile e probabilmente la prima variante della partita doppia si ebbe a Venezia (Repubbliche marinare 1200-1300). Nel 1494 un frate toscano, Luca Pacioli pubblicò a Venezia la "Summa de Arithmetica, geometria, proportioni et proportionalitate".
Trattato di aritmetica, algebra, trigonometria che gettò le basi per i più importanti sviluppi della matematica che ebbero luogo di lì a poco in Europa. Diede ordine e dedicò anche un capitolo alla moderna scienza della ragioneria e dell' economia aziendale: trattò di numeri interi e frazionari, calcolo degli interessi, la tenuta dei libri a partita doppia, accenni a quello che diverrà poi il calcolo delle probabilità, equazioni di secondo grado che anche per il Pacioli, secondo il pregiudizio dell'epoca, erano, con quelle di primo grado, le sole "possibili". Divulgatore e della "partita doppia" ragionieristica, come del procedimento matematico - geometrico della "sezione aurea" denominata anche "numero d'oro". E' da questa opera che nacque quel metodo veneziano di rilevazione dei conti pubblici e privati che fu e rimane strumento insostituibile. Frate Pacioli, i cui studi gli valsero l'appellativo di ragioniere di Leonardo, scrisse: 
"Mai si deve mettere in dare che quella ancora non si ponga in avere, e così mai si deve mettere cosa in avere che quella ancora quella medesima con suo ammontare non si metta in dare. E di qua nasci poi al bilancio che del libro si fa: nel suo saldo tanto convien che sia il dare quanto l'avere".