Tulipomania

La prima bolla speculativa e la prima grande crisi economica della storia - di Luca Buffolano   Introduzione I tulipani furono introdotti in Europa dalla Turchia nella metà del XVI secolo e divennero presto un oggetto di desiderio per gli appartenenti alla Middle Class Olandese a causa della loro particolarità ed esclusività. L’attenzione verso i tulipani crebbe esponenzialmente causando la nascita di un mercato speculativo con i caratteri della borsa valori ma al di fuori di questa istituzione (difatti le trattative avvenivano in taverne e birrerie). I tulipani divennero presto un bene di lusso e la loro rarità influiva sul prezzo (basti pensare che il prezzo record pagato per un bulbo, il Semper Augustus, fu di 6000 fiorini quando il reddito medio annuo dell’epoca ammontava a 150 fiorini) che divenne insostenibile e, come ogni bolla speculativa, portò ad un eccessivo ed ingiustificato aumento dei prezzi che ne causò il crollo lasciando centinaia di investitori sul lastrico. Il contesto storico Il ‘600 è il secolo della Golden Age Olandese caratterizzata dall’emancipazione dal controllo spagnolo fino all’indipendenza nel 1648, da un colonialismo nuovo (basato sul modello portoghese dell’occupazione degli avamposti), dalla centralità delle città di Anversa (capitale finanziaria e principale centro di commercio per prodotti di grande valore) ed Amsterdam (che ormai copriva un ruolo di assoluto predominio nei traffici del Baltico), dalla supremazia dei mari con la V.O.C. (Compagnia olandese delle Indie orientali), e soprattutto della conseguente nascita della borsa di Amsterdam; proprio sulla scia di quest’ultima si arriva alla causa scatenante della prima bolla speculativa e della conseguente prima grande crisi economica della storia. Cos’è una bolla speculativa Possiamo definire una bolla speculativa come una fase di mercato nella quale si assiste ad un considerevole aumento (ingiustificato) dei prezzi, a causa di una crescita repentina della domanda. La bolla rappresenta quindi una sopravvalutazione del prezzo di un bene destinato poi a riacquisire il proprio valore reale qualora la bolla sarà scoppiata. Solitamente le bolle speculative riguardano i beni immateriali ai quali è difficile dare un valore certo ma, più raramente, si può assistere a vere e proprie bolle anche dei beni materiali come ad esempio gli immobili. La bolla dei tulipani Il particolare interesse nei confronti dei bulbi dei tulipani portò alla redazione di veri e propri cataloghi dove venivano illustrate le varietà di tulipani esistenti dipinti dai pittori del tempo. Secondo il catalogo, i tulipani erano divisi in tre categorie: rosso, viola su giallo e marrone su giallo. I più costosi erano quelli multicolore. Le trattative per i bulbi erano svolte all’interno di taverne e birrerie ma, nonostante ciò, i sistemi di scambio erano rigidi e codificati sulla scia della borsa di Amsterdam. La rarità dei bulbi fu data da un virus che attaccò questi causandone la decimazione e di conseguenza i prezzi dei bulbi di tulipano raggiunsero il prezzo di 10000 fiorini ognuno nel 1637 ed è proprio in quest’anno che i costi dei tulipani non si basano più sulla rarità degli stessi, ma sul loro peso e ciò portò ad un tasso di cambio così alto che il collasso del mercato divenne inevitabile. Possiamo riassumere gli eventi che hanno caratterizzato questo periodo di speculazione in una divisione per anno:
  •  Nel 1623, un singolo bulbo di una famosa varietà poteva costare più di 1.000 fiorini.
  • Nel 1635 viene registrata una vendita di 40 bulbi per 100.000 fiorini. Il record assoluto spetta al bulbo Semper Augustus che raggiunge 6.000 fiorini di quotazione.
  • Nel 1636 i tulipani sono negoziati ovunque, ogni città ha il suo centro di contrattazione e nei villaggi più piccoli ci si incontra nelle taverne per negoziare gli acquisti e le vendite. Questo incoraggia chiunque ad acquistare tulipani e molti realizzano ingenti fortune. Ma molti altri stanno per perdere ogni cosa.
  • Nel 1637, non si sa per quale precisa ragione, qualcuno iniziò a vendere senza riacquistare, trovando compratori disposti ad acquistare ma con sempre maggiore difficoltà.
Pertanto nel febbraio del 1637 il mercato dei tulipani crollò; in questo giorno i “florists” della taverna di Haarlem smisero di vendere ai prezzi del giorno prima e così gli acquirenti e gli investitori si allarmarono facendo crollare definitivamente il mercato. Ciò rese i bulbi invendibili a quei prezzi di sovrastima lasciando chi aveva acquistato i bulbi e non se ne era liberato sul lastrico a causa delle grosse cifre non più recuperabili ed a causa del fatto che molti, pur di speculare all’interno di questo mercato toro, avevano venduto i propri beni immobili. Molti speculatori fecero ingenti fortune a spese dell’avidità altrui, ma tanti altri fallirono.

Storia della Banca d’Italia

di Felice Marchese   Prima del recente scandalo BPI-Antonveneta, i mass media e le normali fonti di informazioni non hanno mai spiegato che cos'è, come funziona e a chi appartiene la Banca Centrale Italiana. Prima di entrare nel merito, ricordiamo che le funzioni principali della Banca d'Italia, prima dell'introduzione dell'euro, erano: a) emettere il denaro ufficiale e decidere quanto emetterne e quanto ve ne debba essere sul mercato ( money supply); b) fungere da prestatore di ultima istanza (lender of last resort) per le banche in difficoltà finanziaria; c) fissare il tasso ufficiale di sconto; d) gestire i tassi di cambio internazionale; e) concedere le licenze per l'apertura di nuove banche di credito; f) disciplinare e vigilare sulle banche di credito, monitorare la correttezza del loro operato, anche nei rapporti col pubblico; g) provvedere all'acquisto dei titoli del debito pubblico rimasti invenduti (la BCE non ha questa funzione). Banca-Italia                

La Banca d'Italia è una banca a capitale privato e gestita in modo privato e nell'interesse dei suoi soci o partecipanti privati e senza alcun controllo democratico del Parlamento o del Governo. Con la legge bancaria promulgata nel 1994 dal Governo Ciampi, la Banca d'Italia viene rinominata, formalmente, "Istituto", mentre il suo capitale sociale passa da 200 a 300 milioni di lire. L'art 3 dello statuto (versione 2002) stabilisce: il capitale della Banca d'Italia è di 156.000 euro rappresentato da quote di partecipazione di 0,52 euro ciascuna. Questo capitale ha un ammontare chiaramente ridicolo. Ciampi, notoriamente, prima di diventare ministro, capo del Governo e Presidente della repubblica, era Governatore della Banca d'Italia, scelto dai finanzieri proprietari della medesima. La Banca d'Italia nasce con la legge n. 43 del 10 agosto 1893 dalla fusione di tre preesistenti banche e dalla liquidazione della Banca di Roma, dovuta a un colossale scandalo. La nomina dei suoi organi amministrativi e di controllo spettava e spetta all'assemblea dei soci o partecipanti, non al Governo né al Parlamento, come si spiegherà in seguito. nel 1926 il regime fascista riservò alla Banca d'Italia in via esclusiva la funzione di emettere valuta di Stato. Con una serie di norme tra il 1938 e il 1994 si arrivò ad attribuire alla Banca d'Italia la denominazione di "Istituto di diritto pubblico", sebbene in realtà restasse privata a tutti gli effetti; la totale indipendenza dal controllo pubblico, il potere di fissare sia il tasso di sconto che la ragione dello sconto (quanto percentualmente la Banca anticipa allo Stato sui titoli del debito pubblico che questo le presenta da scontare). Lo statuto del 1948 (nascita della Costituzione), controfirmato da Enrico De Nicola e Alcide de Gasperi, afferma che la Banca d'Italia è un Ente pubblico, e l'art. 3 sancisce che la maggioranza debba essere pubblica e i soci che compongono la maggioranza debbano essere a loro volta a maggioranza pubblica. La banca d'Italia si trovava, fino alla sua riforma del 16 dicembre del 2006, pesantemente fuori dai requisiti di legge, poiché era, come è, quasi completamente posseduta da gruppi bancari e assicurativi totalmente privati. I soci azionisti della Banca d'Italia sono, all'85% circa, banche private; al 10% assicurazioni private.

Queste percentuali sono state ricavate da un'indagine di FAMIGLIA CRISTIANA del 4 gennaio del 2004 e da IL SOLE 24 ORE con un'operazione di spulcio tra la contabilità delle banche e assicurazioni azioniste della Banca d'Italia, che sono, fortunatamente per noi, ancora tenute a dire dove investono i nostri soldi.

Felice Marchese, Seconda Università degli Studi di Napoli

Il trading può essere insegnato oppure no? The Turtle Experiment

di Federico Giovanni Rega   trading foo     Partiamo dal principio: trading  è un termine inglese che letteralmente significa "negoziazione". In ambito finanziario fare trading significa acquistare o vendere un qualsiasi strumento finanziario, in altri termini è l’attività di negoziazione che effettua principalmente il Trader (fonte: www.traderpedia.it). Tra le più comuni tipologie, forse la più attuale e rilevante è il trading online. Per quest'ultimo s'intende la possibilità di operare sui mercati finanziari, comodamente da Internet. Seduti davanti al nostro PC o tablet possiamo controllare e verificare direttamente l'andamento dei mercati, in qualsiasi momento e molto più celermente. Veniamo però a noi, al dilemma amletico che titola queste righe. Nel lontano 1983, un famoso commodity trader, Richard Dennis, era attanagliato da un dubbio: trader si nasce o si diventa? Proprio su tale dubbio nacque una disputa con un amico di vecchia data, Bill Eckhardt. Costui era convinto che il trading non si potesse insegnare, come in un sistema meccanico composto da regole basilari ferree. I due reclutarono un team di allievi, le tartarughe (turtles), una decina di persone da una lista di oltre 1000 che risposero alle inserzioni sul Wall Street Journal e sul New York Times. Diedero vita a quello che è conosciuto come The Turtle Experimentinsegnarono loro ciò che sapevano sul trading durante due settimane di full immersion. Quindi diedero loro un piccolo conto in denaro vero e li osservarono per un mese. Nei quattro anni successivi le “tartarughe” segnarono performance impressionanti: guadagnarono in media l'80% l'anno. Richard Dennis aveva quindi dimostrato che, definendo un semplice set di regole, (un trading system), fornito a persone che che non avevano alcuna esperienza di mercati, poteva farne degli eccellenti traders. Il Turtle Trading System non lasciava niente al caso o alla decisione individuale, era un set di regole meccaniche e curava ogni aspetto del trading:
  • Mercati: su cosa operare (mercati liquidi, con molti scambi)
  • Dimensionamento della posizione: quanto comprare e quanto vendere
  • Entrate: quando comprare o vendere
  • Stops: quando uscire da una posizione in perdita
  • Uscite: quando uscire da una posizione in guadagn
  • Tattica: come.
Fonti e riferimenti bibliografici: http://www.traderpedia.it/ Il trading online, L'utilizzo della tecnologia per investire sui mercati, a cura di Andrea Gennai, "Le guide di Plus24", Il sole 24 ore The original Turtle Trading Rules, Original Turtles